Arredo urbano e piano delle mura: progetto appena approvato e già disatteso

15/06/2015 - Sul prato dei Giardini Catalani, sopra un tumulo o montagnola di terra confezionato a mo’ di sedile, è stata installata recentemente una scultura dell’artista senigalliese Silvio Ceccarelli.

 Altre opere sono state posizionate all’esterno di edifici pubblici e altre due verranno posizionate negli stessi giardini; il resto si vedrà. Lo scopo è quello di “esaltare l’arte moderna senigalliese al di fuori degli edifici museali” per dirla con le parole dell’articolo di presentazione comparso il 3 marzo scorso. E’ il progetto MUSA (Museo Urbano di Scultura dell’Adriatico) curato da Architettura CpiuA di Ceccarelli e associati, “che vuole essere un’importante occasione per riflettere sulla costruzione di un sistema culturale come nuova strategia di sviluppo per valorizzare il patrimonio artistico-monumentale di Senigallia, con l’obiettivo di promuovere in Italia e all’estero la città e destagionalizzare l’offerta turistica …”.

Il sindaco da parte sua non manca di esaltare “il valore e l’unicità di questo Museo a cielo aperto, capace di dare visibilità all’importante patrimonio artistico cittadino e ai nostri grandi scultori del Novecento … e … le grandi potenzialità per allargare ulteriormente il bacino del turismo culturale di cui già beneficia Senigallia”. Auguriamo sinceramente che i risultati siano all’altezza di tanta enfasi ! Ma intanto ci permettiamo di notare che una iniziativa del genere non può essere solo il frutto dell’ambizione o della buona volontà di pochi (cui la città come al solito non è chiamata a partecipare), ma deve essere l’espressione di un progetto di riqualificazione urbana di ampio respiro e di maggior partecipazione, volto anche a riprogettare angoli della città fin qui marginalizzati o ad evidenziare edifici monumentali “dimenticati”.

L’arredo del paesaggio urbano infatti non si dovrebbe limitare a scegliere i luoghi più prevedibili o al limite della banalità per “depositare” delle opere d’arte, ma dovrebbe spingersi oltre e cercare di creare i contesti ottimali per la loro collocazione, contribuendo in maniera veramente significativa e originale non solo al miglioramento, ma anche alla riscoperta del paesaggio urbano. Inoltre, per quanto riguarda i giardini Catalani, si pone anche un’altra questione e ben più rilevante, collegata al fatto che per questa area esiste un progetto approvato da poco denominato Piano delle mura con lo scopo di restituire alla città l’originaria immagine di città murata e con essa un’identità urbana più spiccata e percepibile, sia per la bellezza (e non è dire poco), sia per una più forte immagine turistica.

Per meglio evidenziare e rendere più visibile l’intero giro delle mura, soprattutto sul lato di via Leopardi e sul lungofiume dietro le caserme, il Piano propone di liberarne la veduta e realizzare una fascia di verde ad una quota tale da suggerire il più possibile l’altezza originaria della scarpa. Ora l’ingombrante basamento di terra su cui è posta l’opera e la stessa installazione (e altre ne seguiranno) contrastano apertamente con le indicazioni del Piano, sia perché concorrono a ridurre la già limitata visibilità delle mura, sia perché focalizzano l’attenzione sull’arredo, relegando in secondo piano, sia visivo che concettuale, il paramento murario.

Non ci pare quindi che si stia andando nella giusta direzione e a questo punto è legittimo chiedersi se anche il Piano delle Mura sia destinato a fare la stessa fine del Piano del Verde Urbano, ambedue voluti da una forza politica della maggioranza e dall’ex assessore Ceresoni, ambedue elaborati con alta professionalità da un gruppo di professionisti, il cui impegno è andato al di là del loro interesse personale, ambedue costati comunque qualche cifra e ambedue a rischio di finire nel cassetto.

Ovviamente non si vuole dire che l’arredo urbano sia incompatibile con la valorizzazione delle mura (e il Piano stesso lo prevede), ma è legittimo porre forti punti interrogativi sul chi e sul come, perché ogni intervento nell’area delle mura deve integrarsi con il Piano esistente e far parte di un progetto unitario in cui debbono essere coinvolti gli stessi progettisti e promotori. Perciò per i giardini Catalani chiediamo che venga bloccato ogni nuova installazione, che ogni nuovo intervento venga subordinato ad un progetto esecutivo complessivo coerente con il Piano delle Mura e che intanto si spendano le poche risorse disponibili per curare meglio l’esistente, dal prato, ai pini impiantati di recente, alla cura delle mura.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-06-2015 alle 10:24 sul giornale del 16 giugno 2015 - 1390 letture

In questo articolo si parla di attualità, Italia Nostra - Senigallia

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/akIV


Commento modificato il 23 giugno 2015

Stavolta Italia Nostra non mi trova d'accordo.
Ho potuto verificare coi miei occhi quanto il piedistallo in questione non concorre affatto a ridurre la visibilita' delle mura nella misura in cui si suppone, anzi se possibile l'aver scelto di fare una piccola collinetta rende il tutto piu' gradevole.
Spero che lo stesso sistema sia usato per la prossima statua che verra' posata.
Sul resto sono pressoche' d'accordo che le opere debbano essere inserite secondo un percorso o una valutazione.

Luigi Alberto Weiss

16 giugno, 08:38
Da vent'anni i Giardini Catalani "triturano" quattrini pubblici per le realizzazioni più bislacche. Nessuno ha mai riflettuto sul fatto che si tratta di una delle "nuove porte" della città e perciò quello spazio andrebbe considerato in maniera più attenta, più adeguata a questo ruolo contemporaneo. Continuo a non capire perchè Senigallia dìa spazio e qualsiasi personaggio che si proclama artista, finendo per sconfessare qualsiasi progetto complessivo di valorizzazione del centro urbano secondo criteri che tengano davvero conto della storia e della cultura che l'hanno determinato nel tempo. Questa smania di contemporaneità là dove è una evidente stonatura, finisce per cancellare ogni identità e fare della città un luogo asettico, che non "parla" a chi la abita e a chi la visita. Una città governata dal provincialismo più deleterio e culturalmente stagnante.