Ostra Vetere ha dato l’estemo saluto a Gesualdo Puerini: gran bella persona, nel lavoro e nello sport

Gesualdo Puerini 26/05/2015 - Non c’è più Gesualdo Puerini, ottantenne imprenditore edile e infinito appassionato di Ostra Vetere.

Papà di Alberto Puerini: titolato e combattivo dilettante-spettacolo in sella (mattatore anche di una ‘Ciociarissima’) nonché vicecampione del mondo di duathlon. Promotore instancabile e organizzatore ciclistico di alto profilo, capace di annoverare tra i vincitori delle proprie manifestazioni, Marco Pantani, promettente dilettante non ancora celeberrimo “Pirata”. Gli appassionati marchigiani si innamorarono subito di quell’agile pedalatore, vincitore del “Memorial Pancotti” nello sprint a due sul coriaceo Coppolillo, dopo severa selezione sui saliscendi.

Moltissimi hanno voluto dare l’estremo saluto a Gesualdo, nella sua ostraveterana neogotica chiesa di S.Maria di Piazza. Tutti si sono stretti intorno ad Alberto e agli altri due figli, Andrea e Daniela, alla moglie Nella (anch’essa sportivissima e costantemente al fianco dell’instancabile marito), al fratello Fabio e alla sorella Gabriella. Ognuno ne ha sottolineato l’infinita umiltà, la forza di uomo di parola, l’umanissima tempra, la naturale capacità di coinvolgimento. Impossibile non credere in lui e nelle sue iniziative. Da qui la costante vicinanza di persone, associazioni, enti, imprenditori.

Eccellente la sua intuizione (disinteressata) nel ‘leggere’ il ciclismo, quale privilegiato e privilegiante veicolo formativo e promozionale di una regione dalla vocazione turistica (ancora sopita), che si sarebbe manifestata, progressivamente alimentata dall’azzurro marino, dal verde collinare-montano e dal patrimonio storico-artistico-culturale. Rimane “storica” quella tappa a cronometro del Giro d’Italia Dilettanti sull’asse Senigallia-Barbara-Ostra Vetere. I talenti emergenti di allora (da Rebellin all’esotico Perez Cuapio) si sarebbero manifestati al massimo livello.

Gesualdo si è alimentato di ciclismo fino all’ultimo, in chiave rosa: tifando, nel suo estremo pomeriggio vitale, Aru pur rendendo pieno merito a Contador. Qualche ora dopo si sarebbe spento nella sua abitazione. Un po’ a ‘sorpresa’: qualche ‘problema’ c’era, ma tutti confidavano nella sua proverbiale resistenza e nella sua esemplare tempra. Dell’anche simpaticamente ribattezzato “Gesù” e “Mastro Gesualdo delle due ruote” rimane l’eredità, che è già ampiamente in circolo nell’organismo del ciclismo.

Nota a margine: Gesualdo era anche fine e sensibile fotografo (non c’è ciclofilo che non abbia avuto, rigorosamente in regalo, un suo splendido ‘scatto’). Tra i primi a rendergli omaggio e a farsi portavoce del cordoglio generale è stato Lino Secchi, presidente federciclistico marchigiano (che l’aveva apprezzato anche nel ruolo di vicepresidente nazionale Fci).





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-05-2015 alle 21:12 sul giornale del 27 maggio 2015 - 2382 letture

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