Contro le trivellazioni in Adriatico: da Senigallia verso il corteo "No ombrina"

19/05/2015 - Le multinazionali del petrolio sono pronte a trasformare il mare Adriatico e le regioni costiere in una groviera per i prossimi 25 anni: escavazioni sull'Appennino per interrare le tubazioni di gasdotti, prospezioni effettuate con airgun (vere e proprie esplosioni di bolle di aria compressa) per verificare la sismicità dei terreni (come se le nostre regioni, in particolare Marche, Abruzzo ed Emilia non siano già state devastate da numerosi terremoti e ci fosse bisogno di verificarne il rischio), trivellazioni in acqua e in terra per la ricerca di petrolio e gas (in alcuni paesini progettate a ridosso delle case e in mezzo alle vigne), installazione di piattaforme in mare per l'estrazione di idrocarburi, perforazioni per lo stoccaggio di CO2 in pozzi scavati a chilometri di profondità e costruzione di impianti per la gestione della grandissima quantità di rifiuti estremamente pericolosi prodotti dalle attività petrolifere.

A questo si aggiunga l'inquinamento da rumore prodotto dalle esplosioni delle prospezioni e l'olezzo solforoso che renderà l'aria nauseabonda a causa della raffinazione del petrolio adriatico il quale, essendo di pessima qualità, necessita di trattamenti chimici per essere utilizzabile. Di fronte alla costa di Senigallia, famosa come “spiaggia di velluto”, è prevista la realizzazione del progetto “SIBILLA”: catturare secondo la diabolica tecnica CSS (Carbon Capture and Storage) il biossido di carbonio prodotto dalle emissioni industriali (le mega raffinerie di Marghera e Falconara per es.) e trasportarlo in un pozzo profondo 4 Km detto “Cornelia” dove iniettare la CO2 liquefatta e intrappolarla per l'eternità.

Nonostante questa tecnologia sia ancora ad un livello sperimentale e non sia in grado di escludere il rischio di fuoriuscita di gas che in quantità così concentrate avrebbe un effetto assolutamente letale, tali progetti vengono sostenuti con cospicui finanziamenti. Dietro la mission dichiarata di perseguire l'obiettivo “Zero Emissioni” riducendo, catturandola, CO2 nell'atmosfera con conseguenti riduzioni dell'effetto serra, si sta sviluppando un gigantesco business per cui, l'unica azione sicura di “Capture e Storage” è quella di enormi profitti per pochi, a costo della devastazione ambientale per tutti. Mentre una parte del mondo vuole uscire dalla necessità dell'utilizzo di combustibili fossili ricercando forme di produzione energetica basate sullo sfruttamento di fonti rinnovabili, in Italia il Governo Renzi vuole indirizzare i nostri territori verso un passato nero di petrolio, verso un’economia sempre più concentrata in poche mani che sono quelle delle multinazionali, di società che molto spesso non hanno neanche sede in Italia, ma hanno interessi fuori e fanno grandi profitti con royalties bassissime: lo Sblocca Italia è una vera e propria minaccia verso il territorio nazionale!

Alla minaccia di disastro ecologico, si aggiunge quella della crisi democratica: con questa nuova normativa le comunità e i territori non avranno più voce in capitolo per quanto concerne la realizzazione di gasdotti di importazione di gas dall'estero, di terminali di rigassificazione di GNL (gas naturale liquefatto), di stoccaggi ed infrastrutture della rete nazionale di trasporto del gas naturale. Stesso discorso vale per le attività di prospezione, di ricerca e coltivazione di gas e greggio, nella terraferma e nel mare, in quanto rivestirebbero -secondo la legge approvata- “carattere di interesse strategico” e sarebbero -sempre secondo lo Sblocca-Italia “di pubblica utilità, urgenti e indifferibili”. L'effetto del nuovo intervento legislativo è che nel giro di qualche mese potrebbero trovare compimento oltre 100 progetti, da Nord a Sud, una sorta di “militarizzazione energetica” in odore di incostituzionalità, pianificata dai ministeri competenti, alla quale si arriverebbe grazie ad un titolo concessorio unico applicabile anche agli iter in corso, dietro richiesta formale delle compagnie petrolifere.

L’obiettivo dichiarato è snellire i tempi di avvio dei progetti, concedere concessioni di coltivazione di gas e greggio della durata di “trenta anni da prorogare [...] in caso di rinvenimento di un giacimento tecnicamente ed economicamente coltivabile, riconosciuto dal ministero dello Sviluppo economico” e marginalizzare il parere delle Regioni. Da Senigallia ci uniremo agli abitanti dell'Abruzzo che manifesteranno a Lanciano Sabato prossimo e parteciperemo all'assemblea Domenica 24 Maggio contro lo “Sblocca Italia”, convinti che questa sia una battaglia di sopravvivenza, coscienti che questa volta sono in gioco le condizioni della nostra vita biologica e sociale.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-05-2015 alle 20:11 sul giornale del 20 maggio 2015 - 511 letture

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