Corteo contro Salvini: la piazza, la violenza e la visibilità

17/05/2015 - Nella piazza di giovedì a Senigallia non c’era conciliazione possibile.

Capiamo che in un paese dove la politica è fatta di compromessi, di “volemose bene” e tarallucci e vino, questo possa risultare spiazzante. Salvini e la truppa fascio/leghista ci hanno dichiarato – giustamente – la loro inimicizia. Noi – giustamente – gli abbiamo dichiarato la nostra.

Di inconciliabile c’è una prassi politica. Quella di chi ritiene che gli impoveriti e gli sfruttati debbano coalizzarsi contro gli sfruttatori, la nostra. Quella di chi ritiene che gli impoveriti e gli sfruttati si debbano fare la guerra tra loro, mentre gli sfruttatori si godono il bottino, quella di Salvini. Di inconciliabile c’è anche una complessiva visione del mondo. Un mondo che contenga molti mondi, la nostra. Un mondo che nega ogni altro mondo, quella di Salvini (come quella nazifascista, come quella di Isis).

La piazza:

Circa 400 persone, militanti dei centri sociali, ma soprattutto singoli cittadini. Uomini e donne, giovani, adulti e anziani che in meno di ventiquattro ore hanno risposto al nostro appello (quante altre organizzazioni politiche in città sono in grado di farlo?). Una piazza gioiosa e colorata, con materassini, gommoni, cartelli, striscioni e ruspe giocattolo. Una piazza determinata ad agire il proprio dissenso, come sta avvenendo da febbraio in tutta Italia e come sta continuando ad accadere (Marsala, Perugia …).

Agire il proprio dissenso, non semplicemente testimoniarlo, con pratiche condivise, radicali e dirette, ma anche inclusive e agibili da tutti. Un obiettivo chiaro e comprensibile: impedire l’istigazione all’odio razziale, l’apologia dell’odio, la speculazione politica sulle paure degli italiani, la visione di una società fondata sulla guerra di tutti contro tutti. Impedire questo, per noi, si chiama difendere la democrazia. Se per altri la democrazia è la casa delle libertà dove si può chiedere per legge la morte per affogamento di bambini, bene, abbiamo idee diverse, anzi, antagoniste di democrazia ed è inutile discuterne oltre.

La violenza:

Capiamo che in campagna elettorale, pur di avere un briciolo di visibilità e di mendicare qualche voto in più, diventa tutto lecito. Si mente talmente tanto, da inventarsi finanziamenti pubblici che l’Arvultùra non ha mai avuto, (paghiamo mensilmente un affitto come tutti). Visto che si parla – senza imbarazzo - di feriti per lancio di uova, invitiamo a non perdere la capacità di distinguere un uovo da una pietra. Chi non ne è in grado o è un ipocrita o è uno stupido. Il lancio di uova e/o ortaggi fa parte delle pratiche di contestazione più diffuse nella storia dell’umanità, dalle piazze ai teatri; oltre che dei giochi da bambini di tutti noi durante il carnevale.

Parlare di violenza vuol dire mentire, falsificare la realtà, perché non si hanno argomentazioni politiche valide. Vuol dire essere consapevoli della barbarie delle proprie argomentazioni. Vuol dire essere ciechi non solo rispetto alle conseguenze pratiche delle parole di odio di Salvini, ma fare come gli struzzi rispetto alle alleanze che la Lega Nord ha stipulato con gruppi neofascisti dediti non al lancio di pomodori, ma a quello dei coltelli (quando va bene).

La visibilità regalata:

La logica dell'attendismo è l’esaltazione dell'uomo medio, perché a quest'uomo "non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già", ossequioso con il cappello in mano di fronte al signore, e poi al bar rancoroso nella sua dolorosa solitudine. E' questa logica che ci impedisce di pensare che sia possibile immaginare il cambiamento, che sia possibile volere e ottenere una società diversa, più giusta e solidale. E' questa logica che ci impedisce di ragionare e comprendere la più grande banalità sul tema, ossia che il Salvini di turno, studi alla mano, è il politico più presente nel sistema dell'informazione main-stream, che è lo spazio della costruzione politica di consenso del nostro tempo, per cui non c'è alcuna visibilità in più o in meno da dare, né alcun favore in più o in meno nei suoi confronti, ma tutto da costruire e conquistare per noi.

L'attendismo, tanto quanto il Salvini di turno, sono i nemici comuni, entrambi a braccetto nella grande giostra dell'esclusione sociale e dell'individualismo esasperato del nostro tempo. Nemici comuni perché distruggono e separano proprio là dove abbiamo bisogno di incontrarci e costruire relazioni. Nemici comuni perché fanno sì che quotidianamente si possa ripetere la più grande rapina silenziosa, agita scientificamente nei confronti del genere umano, quella della speranza, di vivere meglio, di essere felici: quella del futuro.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-05-2015 alle 16:26 sul giornale del 18 maggio 2015 - 610 letture

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