Giornata internazionale contro l'omo-transfobia: sentinelle in piedi ma dalla vista corta

16/05/2015 - Le cose cambiano è una bella iniziativa nata negli Stati Uniti sulla scia dell’ennesimo suicidio di un adolescente omosessuale e approdata da qualche anno anche in Italia (c’è un sito web, un libro), per fornire un sostegno ed una speranza ai troppi ed alle troppe adolescenti omosessuali e lesbiche che, vittime di bullismo, isolati ed isolate dai loro compagni di scuola e di vita, discriminati e discriminate dai loro stessi genitori e familiari, dai loro stessi insegnanti, cedono alla disperazione e in percentuali anche dieci volte superiori ai loro coetanei eterosessuali, si suicidano ogni anno.

Anche in Italia, seppure con un forte ritardo sul resto dei paesi dell’Unione Europea, le cose stanno cambiando e un’attenzione fino a pochi anni fa pressoché carbonara a queste esigenze di rispetto ed inclusione sociale di tanti nostri e nostre concittadini e concittadine, è ormai oggetto di proposte di legge ed iniziative dello Stato: dai programmi contro la discriminazione e per l’inclusione sociale dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) alle proposte di legge per estendere la Legge Mancino del 1993 - che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali - anche alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, così come richiesto dai trattati europei.

Ovviamente quando le cose cambiano c’è pure chi teme tali cambiamenti e, nel caso dei diritti civili, crede che a riconoscere dignità e rispetto ad altri soggetti appartenenti alla propria comunità vengano inficiati e ridotti i suoi di diritti e dignità: è accaduto quando erano le donne a chiederlo, è accaduto, negli Stati Uniti, quando erano gli afroamericani, è accaduto quando erano minoranze religiose: sempre in questi casi si è poi visto che in una società più aperta, dove a più persone e gruppi sociali si danno le stesse opportunità, diritti e dignità, tutti hanno da guadagnare, ed ha da guadagnare la società nel suo complesso che si arricchisce di nuovi punti di vista, prospettive e sensibilità (al punto che anche il PIL ne è positivamente influenzato fino a crescere di alcuni punti!).

Le discriminazioni e l’esclusione sociali, non solo sono ferocemente ingiuste e contrarie al modello di società tratteggiato nella nostra Costituzione, ma sminuiscono ed impoveriscono oltre che l’umanità delle vittime, anche quella dei persecutori.

È di tutta evidenza infatti che la legge Mancino, che è in vigore da oltre 20 anni, non ha, né mai ha inteso limitare alcun libero dibattito e alcuna possibilità di espressione di idee e modelli per la nostra civile convivenza, ma lamentare che “le camere a gas si siano chiuse troppo presto”, come dare della “scimmia” ad un africano, o “invitare a tirare banane ad un ministro della Repubblica” non sono opinioni: sono insulti ed incitazioni all’odio che armano le mani di sprovveduti e fanatici e producono disumanità e lutti.

Allo stesso modo, solo per malafede o mancanza di informazione corretta si può sostenere, riguardo ai progetti dell’UNAR, che con il contrastare i pregiudizi sui sessi, sulle differenze tra le varie etnie e le varie fedi religiose, sulle differenze di orientamento sessuale e di identità di genere si vuole privare qualcuno della libertà di seguire le proprie naturali inclinazioni ed idee.

Per tutte queste ragioni è con rammarico e preoccupazione che guardiamo a manifestazioni come quelle delle “Sentinelle in piedi” che, per malafede o un’errata conoscenza dei fatti, denunciando una inesistente minaccia alla loro libertà di espressione, manifestano non per veder crescere i diritti e le libertà degli uomini e delle donne di questo paese, non per aiutare gli adulti di domani a saper sempre più guardare gli uni agli altri con rispetto e reciproca comprensione, ed a trovare nelle loro reciproche diversità motivo di arricchimento e condivisione.

Noi invece auspichiamo che i cambiamenti intervenuti in questi anni nella società italiana, che ormai riconosce nella sua maggioranza piena cittadinanza e legittimità ad una pluralità di modi d’essere, stili di vita ed espressioni incomprimibili di soggettività individuali possano trovare al più presto un compiuto riconoscimento legislativo.

Sottoscrivono questo nostro appello:
- ANPI sezione di Senigallia
- Arvultura
- Associazione GRATIS
- Associazione Sena Nova
- Casa della Grancetta
- Centro Teatrale Senigalliese
- Collettivo Studentesco Diaz
- FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari)
- Giovani Democratici della Provincia di Ancona
- Direttivo della Scuola di Pace
- La Città Futura
- L'Altra Senigallia con la Sinistra
- Legambiente Senigallia
- Merope – Associazione Culturale di Promozione Sociale
- Nuova Senigallia – Liverani Sindaco
- Obiettivo Comune per Senigallia
- UAAR Ancona - Delegazione di Senigallia
- Movimento 5 Stelle Senigallia





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-05-2015 alle 17:22 sul giornale del 16 maggio 2015 - 1489 letture

In questo articolo si parla di politica, senigallia, omofobia, paul manoni e piace a eneabartolini

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N.H.m.u.

16 maggio, 18:42
Commento sconsigliato, leggilo comunque

Vorrei rivolgermi a Michele Pinto, ma non è ora che togliete la possibilità di commentare a chi non si firma con il suo vero nome?
Questo giornale viene utilizzato come una latrina da chi non ha il coraggio nemmeno delle sue azioni.

Paul Manoni

17 maggio, 16:42
Messaggio del Presidente Mattarella in occasione della IX Giornata internazionale contro l'omofobia

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
"In occasione della nona Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia, istituita per iniziativa del Parlamento Europeo nel 2007, desidero incoraggiare quanti in questi anni si sono battuti e continuano a battersi contro ogni forma di discriminazione basata sull'orientamento sessuale delle persone.
Il principio di uguaglianza, sancito dalla nostra Costituzione e affermato nella Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione europea, non è soltanto un asse portante del nostro ordinamento e della nostra civiltà. Esso costituisce un impegno incessante per le istituzioni e per ciascuno di noi. Rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della personalità umana è una responsabilità primaria, dalla quale discende la qualità del vivere civile e della stessa democrazia.
Le discriminazioni, le violenze morali e fisiche, non sono solo una grave ferita ai singoli ma offendono la libertà di tutti, insidiano la coesione sociale, limitano la crescita civile. Dobbiamo promuovere il rispetto delle differenze laddove invece la diversità scatena reazioni intolleranti. E dobbiamo parlarne con i giovani, perché purtroppo continuano a registrarsi atti di bullismo contro ragazze e ragazzi, che talvolta spingono alla disperazione. Si tratta di espressioni di disumanità insopportabili che vanno contrastate con un'azione educativa ispirata alla bellezza di una società aperta, solidale e ricca di valori.
Contro l'inciviltà delle discriminazioni e delle violenze molta strada è stata fatta, eppure il cammino è ancora lungo. E' il cammino di una libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella economica, nelle sfera personale come in quella affettiva. Libertà anche come responsabilità. E' compito della società nel suo insieme abbattere i pregiudizi dell'intolleranza. E costruire al loro posto una cultura che assuma l'inclusione come obiettivo sociale, che applichi il principio di eguaglianza alle minoranze, che contrasti l'omofobia e la transfobia, perché la piena affermazione di ogni persona è una ricchezza inestimabile per l'intera comunità".

Roma, 17 maggio 2015

Fonte: http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Comunicato&key=409

@eneabartolini, non penso che sia necessario aggiungere altro a quanto scritto dal Presidente della Repubblica.
Ogni forma di risposta nobiliterebbe eccessivamente le assurdità che circondano certe persone. Ignorarle diventa quindi un dovere personale e civico.