Velomobile: una passione tra sport e rispetto per l'ambiente

14/05/2015 - Salvatore D’Amico ha 63 anni, vive a Senigallia con la moglie e due figlie e possiede una delle tre velomobili che circolano in Italia.

Da sempre appassionato di ciclismo, ha partecipato ad alcune gare di ciclo cross e mountain bike, dopodichè si è dedicato al ciclo turismo. Con la sua bicicletta ha viaggiato in ogni parte d’Europa, ma l’esperienza di cui è più orgoglioso è anche la più estrema, grazie al suo carattere avventuroso: “Ho impiegato 27 giorni per raggiungere Capo Nord, in Norvegia, sempre in sella alla mia bicicletta. Uno dei miei desideri più grandi era quello di vedere il sole di mezzanotte. La fatica si è fatta sentire, ma lo spettacolo a cui ho assistito ha ripagato gli sforzi, è stato irripetibile.”

Membro dell’Associazione Propulsione Umana, un club del quale fanno parte amanti e costruttori dei più svariati tipi di mezzi a pedali, ha partecipato al campionato del mondo del ciclismo chiamato “Parigi- Brest- Parigi Randounee” con la sua inseparabile bicicletta, ma da questa esperienza ne è uscito con un’illuminazione. Proprio grazie al grande evento ha avuto modo di conoscere le velomobili, dopo che, una sera, vide sfrecciarne una accanto a lui nell’ambito della stessa competizione. Subito si informò per poterne comprare una in Italia, cosa che è stata resa possibile grazie ad un meccanico di Vicenza che già possedeva la propria velomobile. Ne ha quindi fatte arrivare altre due dall’Olanda per Salvatore e un suo amico di Fabriano.

Ma quanto costa questo gioiello che combina perfettamente tecnologia e rispetto per l’ambiente? “Molto molto meno di una bicicletta di grande valore!” risponde il proprietario. Costruita nei Paesi Bassi, la velomobile è una bicicletta carenata a tre ruote, le due davanti sterzano e quella dietro dà la propulsione. E’ prodotta interamente in carbonio aereonautico, pesa 23 kg e in pianura può raggiungere la velocità di 60km/h.

Alleata vincente della passione per il turismo che ha Salvatore, grazie al piccolo bagagliaio che ha a disposizione, senza dubbio più comodo del dover trasportare le borse su una classica bicicletta. Non solo la passione, ma anche un fatto di salute ha spinto il ciclista senigalliese a rimpiazzare la sua bici: “Il contatto prolungato con la sella crea uno stress fisico non indifferente e ad un certo punto il corpo può essere soggetto a delle patologie. Grazie alla filosofia " recumbent" , ovvero al sedile reclinato, nella velomobile sono seduto in una posizione ideale, praticamente disteso, in modo da non far gravare il mio peso su schiena e glutei”.

Andare in bicicletta non deve essere solo una pratica in uso tra gli sportivi o gli appassionati. Durante i suoi viaggi Salvatore ha avuto la fortuna di poter percorrere molte piste ciclabili situate nelle città europee e si augura che anche gli italiani un giorno potranno seguire questo esempio ecologico: “Il mio è un atto d’amore per il rispetto del territorio. Ho iniziato ad andare in bicicletta perché stanco di essere schiavo dell’automobile e ostaggio in mezzo al traffico.
Vorrei lanciare una critica costruttiva non solo alla città di Senigallia, ma a tutta l’Italia: non sono ancora sufficienti né adeguate le nostre piste ciclabili, dobbiamo seguire l’esempio del Nord Europa dove tutti i cittadini prendono la bicicletta per andare a lavoro, la caricano sul treno e vanno. Non è solo una questione di viabilità, dobbiamo avere rispetto per il nostro ambiente, inoltre creeremo un’occasione in più per guadagnarci in salute
”.







Questo è un articolo pubblicato il 14-05-2015 alle 07:42 sul giornale del 15 maggio 2015 - 2800 letture

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