3 maggio 2014: un anno fa l'alluvione, tra dolore e speranza

02/05/2015 - Un’ondata di piena che ha sommerso mezza città e che ha seminato morte e distruzione. Tre vittime, 179 milioni di euro di danni, 5 mila abitazioni allagate e 1.500 famiglie che hanno perso tutto. Senigallia ricorda oggi l’alluvione che un anno fa mise in ginocchio la spiaggia di velluto.

Ed ad un anno di distanza mancano ancora i risarcimenti, i finanziamenti tardano ad arrivare e la gente ha paura ogni volta che piove. A provocare l’esondazione del Misa, la mattina del 3 maggio del 2014, è stata la rottura di tratto dell’argine del fiume Misa a causa dell’abbondante pioggia caduta per tutta la notte. Il fiume esonda nel tratto di Borgo Bicchia e in poche ore 13 milioni di metri cubi di acqua e fango invadono la frazione. Case, strade, negozi, aziende sono travolte dall’acqua che arriva a due metri. Anche la caserma dei Vigili del Fuoco è allagata. Il fango travolge le frazioni di Vallone, Borgo Molino, e procede verso il mare inondando la zona del Portone, delle Saline, dell’ex prg. La piena alle 10 fa la sua prima vittima.

Si tratta di Aldo Cicetti, 87enne non vedente, che muore annegato mentre la moglie viene salvata da un ragazzo che la aggrappa ad una tavola da surf. L’alluvione provoca altri due morti indiretti, un’anziana colpita da un malore e con l’ambulanza che non può raggiungerla, e un altro anziano deceduto due giorni dopo in ospedale per le ferite riportate durante l’alluvione. A mezzogiorno l’acqua arriva fino al lungomare, invade la statale, allaga i sottopassi e travolge alberghi e ristoranti perché il vento che soffia contrario impedisce al mare di ricevere l’acqua del fiume. Ad essere inondati da fango e detriti sono migliaia di automobili, centinaia di abitazioni, attività economiche, aziende, e luoghi pubblici come il campus e il Palazzetto dello Sport di via Capanna, la sede della Caritas, il Commissariato di Polizia. Il giorno dopo il presidente del Consiglio Matteo Renzi arriva in città e promette lo stato di calamità, necessario per ottenere i risarcimenti, e lo sblocco dei finanziamenti dell’Accordo di Programma.

Milioni di euro che dovrebbero servire ad intervenire sulla manutenzione del fiume, di proprietà della Regione, e alla realizzazione, sempre da parte della Regione, delle vasche di espansione. Intanto però la città, nel pieno dell’emergenza, ha una grande reazione. Centinaia di giovani, armati di scope e secchi, puliscono e svuotano le case invase dal fango. Quelle dei parenti, degli amici ma anche di tanti senigalliesi sconosciuti. La diocesi e il Comune aprono un conto corrente per le donazioni, gestito dalla Caritas, per aiutare con interventi immediati le famiglie più colpite. Tanti le associazioni e le fondazioni che si mobilitano con donazioni. In due settimane gli alberghi riaprono salvando la stagione.

A settembre tutte le scuole riapriranno regolarmente. Al oggi sono stati eseguiti, da parte della Provincia, i lavori di rafforzamento dell’argine del Misa ma i finanziamenti mancano ancora all’appello. Sono stati promessi i 4 milioni di euro per la realizzazione delle vasche di espansione, sono stati promessi i risarcimenti agli alluvionati, 2,4 milioni di euro per il potenziamento degli argini del Misa e per gli interventi di prevenzione.





Questo è un articolo pubblicato il 02-05-2015 alle 23:34 sul giornale del 04 maggio 2015 - 2127 letture

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