La Chiesa si aprea al dialogo: due parroci incontrano Max Fanelli e riflettono sul fine vita

29/04/2015 - Martedì pomeriggio ho avuto il piacere di ospitare a casa mia due parroci del comune di Senigallia: don Giancarlo e don Paolo. Hanno risposto al mio invito trasmesso da TVCM venerdì 24 aprile, in occasione della trasmissione ‘Governatore per un’ora’ con Monica, mia moglie, e don Giancarlo, dove sono state messe a confronto le posizioni del movimento #iostoconmax e della Chiesa sul fine vita.

Durante l'incontro con i due parroci, siamo partiti dalle due visioni diverse della vita, quella della Chiesa, per la quale la vita é un dono di Dio e l'uomo deve custodirla dal primo all'ultimo respiro, e quella del movimento che considera l'uomo unico responsabile e proprietario del proprio corpo, da cui il principio dell'autodeterminazione.

Abbiamo approfondito il termine ‘eutanasia’ condividendo come il suo significato sia quasi sempre male interpretato ed influenzato da tabù religiosi e culturali. La domanda che ha guidato l'incontro é: " Fino a quando la vita é accettabile e qual é il limite oltre il quale l'accanimento terapeutico non é più considerabile come una soluzione dignitosa ed accettabile? Esistono situazioni per le quali le leggi vigenti non soddisfano le esigenze dell'uomo sia dal punto di vista religioso che laico?"

Io ho illustrato principalmente due aspetti che mi riguardano e che la legge gestisce male.
Il primo é che quando ho accettato la tracheotomia io ancora nutrivo speranze di sopravvivenza. Ora che, dopo 11 mesi ho perso tutte le funzioni motorie tranne l'occhio destro, non posso più rinunciarvi e se perdessi anche questo non sarei più in grado di comunicare i miei pensieri, ne le mie esigenze: un dolore alla spalla, un crampo allo stomaco, una zanzara sulla punta del naso, una mosca dentro la bocca e tante altre esigenze psicofisiche.
Il secondo é che lo strumento che uso per comunicare non viene riconosciuto valido per manifestare le mie volontà dal punto di vista notarile, per una legge del 1931. Una vera aggressione ala Libertà, alla Dignità ed all'Autodeterminazione di un uomo.
Ecco una serie di buoni motivi per avviare una discussione e legiferare sul fine vita, sulla legalizzazione dell'eutanasia.

In questo senso, per la necessità di fare chiarezza intorno a un tema cosi importante come il fine vita ed il termine spesso utilizzato a sproposito, eutanasia, don Giancarlo e don Paolo hanno fatto una foto con me dicendomi #iostoconmax, pur sempre fedeli ai principi fondamentali del nostro credo.

Penso che questo momento possa considerarsi storico, e rappresenti un ideale per come anche le tematiche più delicate come quelle sul fine vita, possano essere affrontate con coscienza e spiritocritico costruttivo, anche da attori che partono da presupposti cosi diversi, se affrontati con l'accettazione incondizionata del diverso e spoglia di vincoli pregiudizievoli. Una cosa difficile nella società in cui viviamo, dove l'arroganza ideologica governa quasi tutte le discussioni politiche e sociali, quasi utopica, ma noi del movimento #iostoconmax siamo fatti cosi e ci stiamo riuscendo.

Mi auguro che la chiesa continui il cammino iniziato da don Giancarlo e don Paolo. La porta della mia casa é sempre aperta a chi cerca dentro di sè delle risposte.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-04-2015 alle 19:33 sul giornale del 30 aprile 2015 - 2355 letture

In questo articolo si parla di chiesa, attualità, senigallia, paolo gasperini, eutanasia, Massimo Fanelli, Io sto con Max-Sì all'eutanasia e piace a Daniele_Sole

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Non intervengo mai nel merito degli articoli. Questa volta voglio fare un'eccezione per complimentarmi con i tre protagonisti.
Troppo spesso si è pronti ad esprimere giudizi e raramente si è pronti ad ascoltare e dialogare. Questo è un buon esempio per tutti. Grazie.

Non ci sono due visioni diverse perché ne esiste una sola: quella della dignità e della libertà di decisione della persona senza interferenze di sorta.




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