Senigallia-Kobane, andata e ritorno. Karim spiega le ragioni di una scelta partigiana. Video

13/04/2015 - “Gli stolti chiamavano pace il semplice allontanarsi del fronte”. (Non c’è nessun dopoguerra – Wu Ming, Yo Yo Mundi)

Una giornata di primavera. Un cielo limpido. Un respiro trattenuto tra Istanbul e Bologna. Un aeroporto. Il volto di Karim che appare tra la folla. Gli abbracci.

Sono passati tre mesi. In Rojava. A Kobane. Volontario nelle file delle Forze di Difesa del Popolo (YPG). A combattere Isis.

Tre mesi a difesa di un progetto politico laico, femminista, comunitarista ed ecologista chiamato “confederalismo democratico” o “democrazia senza stato”. La vita in ballo. Ancora una volta, socialismo o barbarie.

Tre mesi in guerra. Guerra, qualcosa di estraneo a noi occidentali nati e vissuti da decenni in questa pace. Guerra, una parola che abbiamo imparato a pronunciare con pudore. Guerra, quello spazio che lambisce i confini d’Europa a sud, come a est. A sole poche ore di volo dalla “nostra” pace.

Karim Franceschi ha attraversato questi spazi, quello d’occidente e d’oriente, quello della pace e della guerra. Così lontani, così vicini, così intersecati. Ed è tornato. Vivo.

Ora è il tempo del racconto. Condividere un’esperienza straordinaria, nel senso etimologico del termine, fuori dall’ordinario. Un racconto pubblico, che vuole divenire comune, perché ogni scelta partigiana è una scelta politica.

Ancora una volta, vogliamo che le prime parole siano le sue (video).







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-04-2015 alle 16:43 sul giornale del 14 aprile 2015 - 1050 letture

In questo articolo si parla di attualità, mezza canaja, senigallia, kobane, karim franceschi

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