Sartini sull'incontro del Coordinamento Alluvionati con il sindaco, 'Da dimenticare'

giorgio sartini 16/03/2015 - Venerdì sera ho partecipato, come cittadino e non da componente del Coordinamento degli Alluvionati, all’incontro indetto dal Coordinamento con il Sindaco di Senigallia. In tale ruolo ho colto impressioni e sentimenti con modalità che prima non avrei potuto avere.

Il complesso lavoro svolto dall’avvocato Corrado Canafoglia, volto a spiegare le motivazioni e la percorribilità dell’iniziativa di Conciliazione (per ottenere il risarcimento dei danni subiti dai cittadini, tramite la Camera di Commercio in qualità di mediatore tra gli alluvionati e le Compagnie Assicurative di Regione, Provincia, Società Autos trade, Tecnici e del Comune), ha richiesto circa due ore di esposizione, tanto era il materiale da illustrare.

La relazione, infatti, è stata accompagnata con la proiezione di diapositive: documenti ufficiali del Comun e, della Regione e di sentenze della Cassazione sulla responsabilità degli amministratori locali. Alla fine della relazione, l’avvocato Canafoglia ha cercato di porre delle domande al nostro Sindaco il quale anzichè rispondere nel merito, prendendo la parola, ha esordito dicendo che per due ore aveva ascoltato “ solo bugie”, che non avrebbe risposto alle domande ma avrebbe detto la “verità” su quanto detto.

In sala le circa 400 persone hanno cominciato ad agitarsi perché avrebbero voluto delle risposte precise ai documenti proiettati e dalle informazioni trasmesse dall’avvocato Canafoglia. A tal punto è iniziato un botta e risposta tra pubblico e Sindaco non molto e dificante di cui è meglio non argomentare. Quello che desidero trasmettervi sono le impressioni e sensazioni che mi hanno colpito. Da una parte una disamina di document i ufficiali che ha portato il Coordinamento a richiedere la conciliazione come unica st rada per ottenere dei risarcimenti, dall’altra la negazione ostinata e non motivata di tutto quanto i documenti attestavano inconfutabilmente. In mezzo vi erano i cittadini disorientati che pretendevano risposte, che non sono state date. Certamente alcune frasi rivolte al Sindaco sono state “troppo pesanti” ma da parte del Sindaco l’arroganza di ergersi ad unico porta tore di verità ha scaldato gli animi dei cittadini. Quello che più mi ha colpito, delle poche frasi del sindaco, è stato: “Io sono venuto a conoscenza che a Borgo Bicchia l’argine si era rotto solo dopo 48 ore dall’evento, prima si pensava che avesse sormontato!".

Le stesse parole del Sindaco sono state verbalizzate dalla Commissione Speciale d’Inchiesta istituita per scoprire le cause dell’esondazione. Ciò fa capire che quel 3 maggio, al contrario di quanto ha sempre affermato, il C . O . C . (Centro Operativo C omunale) non era operativo in alcuna maniera. Come facevano a non sapere ciò che era già di pubblico dominio a Borgo Bicchia dalla mattina del 3 maggio? L’elicottero dei Vigili del Fuoco aveva tra l’altro sorvolato e filmato l’intera area di Borgo Bicchia e il C . O . C . non sapeva nulla?

Un’altra affermazione che mi ha disorientato, perché fatta in pubblico, è stata che oggi gli abitanti di Borgo Bicchia e Molino, grazie ai lavori fatti sugli argini a Borgo Bicchia possono stare tranquilli perché ora il problema si è spostato al centro città. Gli effetti di tali lavori li possiamo tutti osservare: appena piove un pò più del normale, partono conti nue allerte notturne per il fiume che minaccia di uscire e allagare la città. Tale situazione sta preoccupando e stressa ndo tutti i cittadini , in particolare chi abita in centro. Ma la cosa che personalmente ritengo di grande valore, è il prezioso contribu to proveniente da professionisti del settore; a mio parere un'amministrazione è tenuta ad adottare scelte che tengano conto dell'efficacia e dell'efficienza percorribili solo attraverso studi di competenza.

Come anche riferito durante l'incontro dall'ing. Landi, infatti, le vasche d’espansione non servono pressoché a nulla - in particolare così come sono previste oggi - se prima non si riapre lo scolmatore, chiuso alla foce a seguito del la realizzazione del distacco del porto dal fiume. C iò è esattamente quanto ho anticipato nella conferenza stampa durante la mia presentazione a Sindaco con la lista civica: Senigallia Bene Comune.

Per spiegare la questione in due parole vi dico che da quando si è distaccato l’accesso al porto dal fiume, chiudendo la comunicazione del fiume con la darsena, il fiume è obbligato a smaltire le piene solo tramite la sezione terminale del canale. Tale sezione risulta essere ridotta di un terzo rispetto al la già sottodimensionata sezione del tratto cittadino. L’apertura verso la darsena consentiva in passato una accelerazione dell’acqua permettendo lo smaltimento dapprima in essa e quindi nel mare. Inoltre il prolungamento del molo di ponente rispetto a quello di levante (lato Rotonda a Mare) sta giornalmente ostruendo l’apertura del fiume riducendo la sezione finale negli ultimi 2 - 300 metri. E ciò lo si può notare dall’aumento del moto ondoso che si incanala nel fiume e che trasporta e consente il sedimento di grosse quantità di sabbia. La quasi chiusura del'ultimo tratto del canale è una delle principali concause della tragedia del 3 maggio 2014: questo tratto infatti presentava un fondale di solo un metro contro i 4,5 previsti. Ciò ha consentito un passaggio di soli 120mc/sec di acqua contro i 450 mc/sec che può ipoteticamente smalt ire nelle migliori condizioni. Di riflesso tut to il bacino, per la presenza anche di troppa vegetazione, si è innalzato e ha provocato la rottura in molti punti degli argini : argini non curati per dece nni. Se vogliamo consentire al fiume di smaltire in mar e portate fino a 700 mc/sec - cosa assolutamente realizzabile con progetti studiati e qualificati - occorre prevedere tutta una serie di lavori nel tratto finale e sui ponti cittadini : lavori c he ha egregiamente illustrato l’ingegnere Arnaldo Fornaroli , ne lla conferenza tenuta a Confluenze il giorno 4 marzo.

L’ing. Fornaroli sta traducendo, con la collaborazione dell’ing. Petrangeli, le idee che gli abbiamo fornito in un progetto di fattibilità che consenta uno smaltimento delle acque in tre step: 450 mc/se c, 700 mc/sec e 900 mc/sec.

Per quanti volessero approfondire la questione, di seguito i link ove ascoltare gli interventi dell'ing. Fornaroli https://www.youtube.com/watch?v=tiH0GgNWzao e dell' ing. Petrangeli https://www.youtube.com/watch?v=vnUpWLhCIC4. I fatti concreti, quando sono spinti da senso di responsabilità e supportati dalla conoscenza e competenza di chi è del settore, rappr esentano a mio parere il modo migliore e onesto per amministrare la cosa pubblica.

"Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla" ( Martin Luther King) .


da Giorgio Sartini
candidato sindaco Senigallia Bene Comune




Questo è un articolo pubblicato il 16-03-2015 alle 17:11 sul giornale del 17 marzo 2015 - 1540 letture

In questo articolo si parla di alluvione, giorgio sartini, Senigallia Bene Comune

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Commento modificato il 17 marzo 2015

Vorrei poter ricevere un chiarimento ad un mio dubbio.
Posto che fino alla costruzione del nuovo porto, e chiusura verso il fiume della darsena, il "vecchio" porto era pressoche' chiuso verso il mare se non per un piccolo pertugio di collegamento verso il mare che a malapena poteva servire a generare un ricambio delle acque portuali, quali sono dunque le evidenze tecniche che il vecchio porto, cosi' rinchiuso, potesse essere utile per fronteggiare le alluvioni?
Certo poteva servire come ulteriore mini cassa di espansione, ma per quanto tempo funzionava? E con quali possibili danneggiamenti alle strutture portuali? (danni alle barche da pesca e turistiche, costi di fanghi da escavare, problema di trovare un posto dove depositare i fanghi etc...).
Il progetto del nuovo porto se non erro era stato portato avanti dagli ing. Mancinelli e Solustri (se non e' cosi' mi scuso da ora), che non sono proprio gli ultimi arrivati in fatto di competenze tecniche idrauliche.

L'ultima puntualuzzazione, ed quella su cui davvero vorrei chiarimenti tecnici, e' che preso atto che le fiumane in citta' perlopiu' avvengono quando il mare "non riceve", non ricevendo dal canale perche' dovrebbe invece ricevere da canale+bocca di porto, nell'ipotesi esso fosse stato ancora aperto verso il fiume?
Perche' non sarebbe accaduto di avere il nuovo porto inondato dal fango e dai detriti e con l'acqua che comunque non avrebbe avuto sfogo verso il mare perche' "bloccata" dalla mareggiata contraria dopo pochi minuti (il tempo di "riempire" il porto) ritrovandosi ugualmente con rischio di esondazione del fiume a monte da qualche parte dopo pochi (quanti?) minuti?




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