Operazione ‘Scatole cinesi’, scoperti 20 lavoratori in nero. Multa da 300 mila euro

13/03/2015 - Nell’ambito dell’operazione ‘Scatole cinesi’, le Fiamme Gialle di Senigallia hanno eseguito un nuovo controllo all’interno di un’azienda operante nel settore del confezionamento di capi di abbigliamento, già oggetto della precedente attività ispettiva, scoprendo 20 lavoratori in nero.

In particolare i finanzieri, attraverso controlli incrociati eseguiti presso vari clienti, hanno appurato che l’imprenditore cinese, a fronte di fatture emesse per oltre 1 milione di euro e mai dichiarate, non aveva assunto alcun dipendente.

Nel corso del blitz notturno invece, nel laboratorio di Senigallia, i finanzieri hanno trovato 20 persone intente a cucire pantaloni per conto di importanti aziende italiane.

Una presenza che l’imprenditore ha tentato di giustificare presentandosi con un nome diverso da quello reale ed esibendo ai militari un registro infortuni appartenente ad un’altra ditta cinese attiva da circa 2 anni nello stesso laboratorio.

Pertanto, a seguito delle molteplici violazioni constatate, gli uomini della Guardia di Finanza hanno provveduto ad elevare sanzioni per oltre 300.000 euro. Inoltre, costatando che le 20 persone trovate al lavoro nel laboratorio dormivano in un capannone attiguo, concesso in locazione da italiani, privo dei requisiti di abitabilità (diverse stanze da letto erano state ricavate abusivamente sia nei bagni, dove erano stati asportati i sanitari sia in diversi solai del vano scala ricoperti con tavolato su cui è stato montato del linoleum), il capannone è stato sottoposto a sequestro preventivo su disposizione del GIP del Tribunale di Ancona.





Questo è un articolo pubblicato il 13-03-2015 alle 17:23 sul giornale del 14 marzo 2015 - 2192 letture

In questo articolo si parla di cronaca, senigallia, guardia di finanza, Sudani Alice Scarpini, articolo, operazione scatole cinesi

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Giusto per mettere la parola fine a certe assurdita' di aziende che operano nella illegalita' e che mettono a rischio il lavoro di tutte le altre.
Qui non solo non si rispettavano i requisiti per le aziende, ma nemmeno quelle per i lavoratori ed hanno pure provato a fare i furbi.
Cosi' la chiusura non sarebbe nemmeno un problema.
Mi piacerebbe venissero elevate multe anche alle grosse compagnie che le facevano lavorare, che essendo del settore sanno benissimo che certi prezzi proposti da talune ditte son assurdamente fuori mercato e fanno finta di non vedere.

Luigi Alberto Weiss

13 marzo, 19:09
Quando in Italia la LEGALITA' tornerà ad essere un principio irrinunciabile (don Luigi Ciotti parla al vento?), allora gli organismi inquirenti dovranno farci sapere CHI sono i grandi marchi che si servono della manodopera clandestina.
Su questo anche le ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI e le PICCOLE-MEDIE AZIENDE dovrebbero reclamare trasparenza, anzichè voltarsi dall'altra parte e far finta di nulla.

Molto più spesso si rivolgono a ditte cinesi artigiani italiani che hanno licenziato tutti ni loro dipendenti, così risparmiano sulla mano d'opera! Il problema sono gli scarsi controlli, perché questi mlavorano soprattutto di notte quando chi dovrebbe controllare dorme!

Saranno pure i committenti... ma in un paragone con gli alberi, i cinesi, o chi si comporta così sono le radici che stanno sotto terra e non si vedono. I committenti i rami che beccano linfa dalle radici.. Vanno individuate e segate le radici, a mio avviso... E' una questione di Carabinieri e Polizia, non di Finanza.....

Tuttavia una cosa ci insegnano sti cinesi... che se togli le tasse alle aziende ed alle imprese, partirà tanto di quel lavoro che le ditte dovranno fare dormire i dipendenti (stavolta legalmente e con tutti i confort) nelle aziende stesse.. Grazie Chinatown!!

Beh! Le tasse in meno alle aziende si dovrebbero poi tramutare in soldi in più per chi lavora... questo mi sa che i cinesi non ce lo insegnano... e tocca farlo a noi... pardon!.. A Renzi & C.




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