Italia Nostra: ecco i temi da discutere con i candidati sindaco

Italia Nostra 02/03/2015 - Italia Nostra di Senigallia ha individuato sei temi di primaria importanza da portare all’attenzione dei candidati sindaci nella prossima tornata elettorale amministrativa.

 Il primo è quello del risparmio del territorio e della riqualificazione urbana, con l’obbiettivo di porre un freno al consumo del territorio attraverso il recupero del patrimonio edilizio più vetusto, soprattutto nei quartieri otto/novecenteschi sorti lungo le strade della periferia e a ridosso della città murata. Il recupero dell’esistente e la creazione di nuovi spazi abitativi si potrebbe accompagnare ad un processo di riqualificazione, che salvaguardi i caratteri architettonici e urbanistici dei quartieri e ponga fine al processo di omologazione allo stile anonimo dei condomini, al disordine e al brutto prevalso in questi ultimi decenni, con l’inserimento di casermoni al posto di villette e case a schiera, specie lungo la strada statale.
L’obiettivo è nei programmi di questa Amministrazione, ma in concreto poco si è fatto. Manca un progetto generale di recupero, articolato in studi di settore e strumenti di pianificazione per ambiti omogenei, che sappiano facilitare gli interventi con normative atte a semplificare i percorsi e ad agevolare gli investimenti.

Il secondo punto riguarda il Piano delle Mura. Il sistema di fortificazione realizzato a Senigallia fra cinquecento e settecento si conserva quasi integro, anche se poco riconoscibile perché assorbito e quindi nascosto dalla vegetazione e dai successivi interventi edilizi. La forma pentagonale senigalliese, a dispetto della poca e disattenta opera di tutela, conserva l’impianto originario e delimita la parte più antica della città storica.
Dal recupero della loro visibilità può derivare una nuova immagine di tutta la città, non solo di quella storica. Da tempo Italia Nostra propone uno strumento urbanistico di tutela e valorizzazione, che non si limiti ad uno studio di approfondimento storico e ad una semplice ipotesi di restauro, ma che preveda tempi, modi e procedure per valorizzare, e riprogettare se necessario, manufatti e spazi, spesso degradati, sia esterni che interni, predisponendo anche nel lungo periodo tempi e modi di delocalizzazione delle attività artigianali e commerciali incompatibili, in modo da restituire piena visibilità alla cinta murata e farne un elemento di riqualificazione estetica della città.

Altro nodo cruciale e annoso del recupero urbano e della riqualificazione culturale della città è quello del Palazzo Gherardi, che per decenni ha ospitato il Liceo Classico e la Biblioteca Comunale e quindi è percepito da molti Senigalliesi come luogo destinato tradizionalmente alla cultura. Il nodo della questione non è tanto il suo valore monumentale, che verrebbe in ogni caso salvaguardato, quanto il suo valore di memoria storica e la sua posizione strategica rispetto al centro storico e agli altri edifici adibiti a funzioni culturali.
Per la sua collocazione e per l’ampiezza degli spazi sarebbe il luogo ideale per un centro culturale e museale polivalente nel cuore della città storica a pochi passi dagli altri luoghi della cultura con i quali dare corpo e sostanza alla cosiddetta “cittadella della cultura”. Questi luoghi hanno direzioni e gestioni separate e non sono connessi in una rete di fruizione e di informazione unitaria, in altre parole mancano di un portale informatico che sappia tradurre il complesso di informazioni in una visione unitaria e ordinata della storia culturale della città e del territorio correlata però alla storia urbanistica, che dovrebbe costituire l’anima e l’ordito del progetto di conoscenza.
La forma quindi che dovrebbe assumere questo progetto è quello di un “Museo della Città e del Territorio”, un museo di nuova concezione a forte connotazione multimediale e con una polivalenza ed una molteplicità di funzioni di gran lunga superiore a quelle dei tradizionali musei tematici (arte, archeologia, scienza ecc.), in grado di offrire un percorso conoscitivo sui molteplici aspetti della storia della città e del territorio.
Per superare le difficoltà finanziarie abbiamo proposto ripetutamente e torniamo a proporre una destinazione mista pubblico e privato, onde ricavare le risorse per restaurare la parte restante da adibire a museo e centro culturale. La sinergia fra pubblico e privato nei lavori di restauro e l’utilizzo di finanziamenti europei potrebbe permettere la realizzazione del progetto.

Il quarto punto è quello del verde urbano, che con il peggiorare delle condizioni ambientali ha assunto una funzione sempre più importante ai fini della difesa della qualità della vita in ambito urbano, contribuendo alla mitigazione dell’inquinamento dai rumori e dalle polvere sottili (causa di tumori), al contenimento della calura estiva con evidenti riflessi sul risparmio energetico, ad un miglior rapporto dell’uomo con la natura con effetti positivi sullo stress urbano e infine alla bellezza del paesaggio.
Molto del verde esistente è stato realizzato in decenni passati con una certa improvvisazione e senza una strategia precisa, cui si sono aggiunti gli errori della manutenzione. A questa situazione però non si sta dando una risposta adeguata e soddisfacente. Ne è prova il metodo adottato nel quartiere Portone, dove è in atto un abbattimento progressivo degli alberi esistenti, per lo più di alto fusto, a fronte del quale si stanno adottando criteri di sostituzione inadeguati che impoveriscono il patrimonio verde; in alcuni casi non si provvede nemmeno alla loro sostituzione.
Vengono via via eliminati aceri, pioppi, conifere, platani fino ai modesti ligustri, per sostituirli con specie per lo più ornamentali o da giardino, dotate di una chioma piramidale dalle dimensioni contenute: a crescita ultimata il loro aspetto sarà molto modesto e privo delle caratteristiche adeguate alle funzioni richieste dal verde nelle aree residenziali.
Si giustificano questi interventi con la necessità di contenere la spesa; ma questo può avvenire anche in altri modi, come è dettagliatamente indicato nel documento. Quanto ai marciapiedi, laddove veramente sono necessari, la sostituzione degli alberi non ne cambia la situazione se non si procede ad una riprogettazione dell’intero asse stradale, cercando di conciliare il mantenimento di un livello di verde di qualità con la sicurezza di ciclisti e pedone, con il traffico veicolare e gli spazi per i parcheggi.

Il quinto punto è l’Oasi faunistica protetta di San Gaudenzio, istituita nel 2005 dalla provincia di Ancona sull’area dell’antica cava dell’Italcementi, dove dopo l’abbandono dell’attività estrattiva era iniziato un processo di rinaturalizzazione spontanea. L’area riveste anche un forte interesse paleontologico per la presenza di fossili, venuti alla luce proprio grazie all’attività estrattiva fin dal ‘700.
L’istituzione dell’oasi sembrava l’inizio di un processo virtuoso che avrebbe portato alla sua graduale apertura ai cittadini, alla sua valorizzazione. Ma dopo una iniziale collaborazione, che aveva consentito le visite guidate e la ricerca scientifica, la disponibilità della proprietà è venuta meno e attualmente il progetto di una sua valorizzazione appare abbandonato.
Considerati gli interessi edificatori che gravitano sull’area, appare evidente che il nodo della questione è essenzialmente di carattere urbanistico e solo la soluzione di questo nodo può portare a soluzione anche quello della gestione ambientale. Secondo la normativa vigente (“Variante Arceviese del P.R.G.”) l’area è inedificabile, ma la proprietà resta ai privati, che non hanno mai rinunciato del tutto alla prospettiva del suo sfruttamento economico. Il comune non ha certamente le risorse per acquistarla, ma può attivare la perequazione, concedendo alla proprietà adeguate agevolazioni e possibilità edificatorie nelle aree contermini in cambio la piena disponibilità dell’area, cosa del resto già prevista dalla normativa.

L’ultimo punto riguarda l’annosa questione dei parcheggi e della viabilità ciclo pedonale. Nonostante la frequente esortazione a lasciare l’auto a casa e servirsi della bici per raggiungere il centro cittadino, in molte strade a ridosso della città storica (ma non solo) l’uso delle due ruote è difficile se non pericoloso soprattutto per bambini ed anziani.
Lungo via Leopardi e proseguendo verso il centro commerciale di via G. Bruno ponti e rotatorie sono progettati solo a rendere più fluido il traffico delle auto, ma non certo per agevolare quello ciclo-pedonale, costituendo a volte una vera e propria barriera. Sui due lati del canale il parcheggio delle auto e inutili ampie banchine restringono notevolmente gli spazi; per non parlare dello Stradone Misa, talmente disagevole che rari sono i ciclisti che vi si avventurano. Né è meno disagevole percorrere per via Pisacane o via F.lli Bandiera a causa dello stato sconnesso del selciato.
Serve un progetto globale e unitario, che non preveda necessariamente ovunque vere e proprie piste ciclabili, perché i presupposti per soluzioni del genere in molte parti del centro non esistono. Ma piuttosto un progetto che completi il più possibile le piste esistenti e le colleghi con una rete di percorsi preferenziali agevoli e sicuri, segnalati a terra e in verticale con indicazioni ben visibili, e messi in sicurezza attraverso adeguati interventi su rotatorie, isole spartitraffico, ponti, parcheggi auto e quanto altro può costituire un ostacolo all’uso delle due ruote e altro.
Infine ovviamente è necessario ampliare l’offerta di parcheggi o aree di sosta, principalmente sul lato sud della città, ad esempio utilizzando gli spazi disponibili in prossimità del fiume sul retro dell’Opera Pia e ai lati del ponte Zavatti e lungo l’argine, opportunamente messi al riparo dal rischio inondazione. Se poi si realizzasse l’apertura da tempo preventivata del percorso per via dell’Angelo si avrebbe un collegamento quanto mai breve e diretto con il centro storico, dando una risposta definitiva al problema della sosta giornaliera e alla richiesta di parcheggi in occasione di eventi e manifestazioni.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-03-2015 alle 10:30 sul giornale del 03 marzo 2015 - 1097 letture

In questo articolo si parla di politica, italia nostra, Italia Nostra - Senigallia e piace a Daniele_Sole

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Sono pressoche' daccordo con Italia Nostra su tutti i punti, seppure dal mio punto di vista devo far notare che si sono realizzati anche edifici di pregio: mi riferisco ad esempio al nuovo complesso realizzato su SS16 poco prima di Piazza Diaz, anche se solo 1 edificio su 2.

Credo che il Comune, chiunque vinca, possa fare molto ma non tutto, per via dell'accavallarsi di leggi che hanno proliferato per troppi anni.
Andrebbe tagliato questo "nodo gordiano" alla fonte, modificando finalmente la legislazione nazionale.
Ma serve fare sentire la voce di tutti i Comuni, non solo il nostro.

Luigi Alberto Weiss

03 marzo, 16:09
Costruire, cementificare (con eleganza), avvitarsi nei cavilli del pian o regolatore, ma Italia Nostra dimentica il grosso capitolo della mobilità, lasciando da parte il trasporto pubblico, preoccupandosi solo di parcheggi e simili. Quando la svolta VERA in direzione di "meno auto, più autobus", abbandonando anche l'illusione un po' fricchettona del muoversi in bicicletta, su piste ciclabili che nessuno usa e spesso più pericolose della strada ordinaria?rnInsomma: meno accademia e più concretezza.

N.H.m.u.

03 marzo, 18:27
Commento sconsigliato, leggilo comunque




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