'Da Senigallia a Kobane per combattere contro l’ISIS', la storia di Karim Franceschi in una lettera

karim franceschi 11/02/2015 - Vissuta l’esperienza a Suruc, nell’ambito della staffetta solidale ‘Rojava calling’ che coinvolge associazioni e centri sociali delle Marche, dell’Emilia Romagna, di Napoli, del Veneto, di Roma e di Milano, e visti gli orrori della guerra l’attivista dello Spazio Comune Autogestito Arvultùra di Senigallia Karim Franceschi ha deciso di imbracciare il fucile e combattere a Kobane contro l’esercito dell'Isis.

Una scelta personale ed intima che il senigalliese 25enne ha maturato, lo scorso dicembre, dopo aver fatto ritorno a casa ed ha comunicato ai compagni attraverso una lettera poco prima di partire (lo scorso 7 gennaio).

Finora abbiamo mantenuto il massimo riserbo per ragioni di sicurezza- raccontano Nicola Mancini e Alessandro Genovali dell’Arvultùra- Volevamo rendere pubblica la lettera, in cui Karim spiega le ragioni della sua scelta (che a noi è stata comunicata quando aveva già i biglietti aerei pronti), solo dopo il suo rientro (che non sappiamo quando sarà). Sarebbe stato più giusto che fosse lui a spiegare in prima persona le proprie ragioni ma questo non è stato possibile”.

Infatti, per ragioni ignote e sconosciute ai ragazzi dello Spazio Comune Autogestito, Karim ha deciso di rendere pubblica la notizia del suo arruolamento volontario nell’YPG (Forze di Difesa del Popolo), rilasciando un'intervista ad un noto settimanale.

Da qui ci è sembrato giusto rompere il silenzio in modo da non lasciare spazio a possibili e pericolose strumentalizzazioni politiche, in primis sulla pelle di un nostro compagno e poi su quella di tutti noi- tengono a precisare dall’Arvultùra. "La decisione di Karim (nome di combattimento ‘Marcello’) di arruolarsi come volontario nelle Forze di Difesa del Popolo per combattere contro l’esercito dell’ISIS, presa in assoluta autonomia, per quanto ci riguarda, è coraggiosa, di grande generosità e umanità- concludono- Pertanto la condividiamo ed appoggiamo proprio perché basata su un grande valore etico”.

Il 25enne senigalliese, come racconta nella sua lettera che pubblichiamo integralmente, ha deciso di “fare quello che il padre insieme a milioni di partigiani in Italia e nel mondo hanno fatto per difendere la libertà e la democrazia".

Di seguito la lettera di Karim Franceschi all'Arvultùra

Senigallia, 7/1/2015

I movimenti che in Italia aspirano ad essere rivoluzionari, hanno riconosciuto il proprio corrispettivo nel Rojava e si stanno muovendo per la costruzione di una rete d’aiuti efficace. Dalle staffette alle arance di Rosarno, la solidarietà per Kobane si è trasformata in aiuto concreto; un contributo alla lotta.

La mia interpretazione della realtà materiale, però, è che in un contesto di guerra come è quello nel kurdistan siriano, qualunque sforzo al di fuori di quello militare, per quanto nobile e condivisibile, rischia di limitarsi semplicemente a tamponare il sangue senza però curare la ferita.
Il Rojava, oggi, non è un’autonomia democratica, ma un campo di battaglia.

Sono rimasto sorpreso quando ad una mia affermazione, in cui distinguevo la politica dalla guerra, l’ex governatore del cantone di Kobane mi disse: la guerra è politica.
Dare sollievo ai tanti profughi in fuga dalla guerra è cosa buona, ma credo che nel Rojava e solo nel Rojava, tramite la sua resistenza, si deciderà il destino di quell’esperimento politico che si definisce “confederalismo democratico”: una via laica, femminista, ecologista e di autodeterminazione nel Medio Oriente.

Essere un rivoluzionario per me significa essere là a condividere quella pratica di resistenza, guardando in faccia la realtà senza distogliere lo sguardo, sconfiggendo la paura.
Sono partito per Kobane. Adesso mi aspetta un breve periodo di addestramento, dopo il quale farò quello che mio padre insieme a milioni di partigiani in Italia e nel mondo hanno fatto per difendere la libertà e la democrazia: combatterò in armi i fascisti del califfato nero.

Imbracciare il fucile e mettere la propria vita in gioco, è qualcosa di terrificante, eppure ogni rivoluzionario ne riconosce la necessità, quando la situazione politica lo richiede.

Il miei ideali di libertà, giustizia ed uguaglianza non hanno confini nazionali o culturali. Oggi i miei valori patriottici sono universali.

Karim Franceschi

 







Questo è un articolo pubblicato il 11-02-2015 alle 13:40 sul giornale del 12 febbraio 2015 - 6438 letture

In questo articolo si parla di attualità, senigallia, Sudani Alice Scarpini, arvultura, articolo, kobane, karim franceschi e piace a eneabartolini

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Si vestono di nero e vogliono imporre le loro idee con armi e violenza, se non sono fascisti questi...

Mik76

11 febbraio, 20:54
a morte tutti i pirati....hanno la bandiera nera sono fascisti.....

Un pó come quel fascio di zorro...

@ComeQuandoFuoriPiove i tuoi commenti sono imbarazzanti, abbi almeno un po di rispetto anche se non condividi questa scelta.

Commento modificato il 12 febbraio 2015

Qui non si puo' nemmeno parlare di fascismo, o comunismo.
A quei due regimi se n'e' aggiunto questa "terza via" nuova rappresentato dall'Isis, qualcosa che nasce dall'islamismo ma che dell'islamismo ha solo qualche fattezza "estetica", un po' come il richiamo alla romanita' del fascismo italiano.
Questi dell'Isis sono delinquenti assassini armati, punto e basta: come se una associazione malavitosa si fosse intestardita a voler diventare stato.

Gli All Blacks neozelandesi di rugby picchiano e sono vestiti di nero: armiamoci e andiamo a picchiarli quei fascisti!

Mi sa che qualcuno a preso troppo alla lettera, se non dormi arriva l'uomo nero. Ricordiamoci che il nero sfina

Interpretatela come volete, il vecchio adagio ancora oggi per me è buono, "se vedi un punto nero, spara a vista..."

Buona fortuna e buona mira Karim.

Mik76

12 febbraio, 20:00
bravo Enea lo stesso motto si adatta anche al KKK, all'apartheid, ecc., ecc, ecc,, ti consiglio anch'io un "adagio": pensa, prima di parlare, pensa......

E' interessante leggere certi commenti da sedicenti esperti di storia (mik76 e quella roba che piove).

Per fascismo, cari somarelli, s'intende l'imposizione di una superiorità basata sulle discriminazioni etiche o razziali (termine, peraltro, improprio).

Questo non si è verificato, per esempio, con la dittatura comunista sovietica.

Si può, dunque, applicare pienamente all'isis, che uccide, con metodi in uso nel medioevo e usato per i deboli occhi occidentali, chiunque sia diverso da loro per professione di fede e/o etnia.

Questa distinzione è nota ad ogni persone in grado di leggere e scrivere che abbia mai aperto un libro sull'argomento.

Lo stesso Tiziano Terzani, che ha vissuto circa trent'anni come corrispondente dall'estremo oriente, spesso di guerra, ha detto chiaramente: "L'unica guerra giusta è quella per abbattere le dittature."

A Karim auguro buona mira e l'aiuto delle stelle, che possano indicarti sempre la retta via, nel corpo e nello spirito; una persona che ha avuto il coraggio di impegnarsi in una difficile battaglia.

Tutti dovremo ringraziarlo per quello che sta facendo, anche quelli che parlano di filosofia, di guerra e, al più hanno giocato a call of duty.

Enea è un fervido sostenitore dei partigiani e ha perfettamente ragione.

Peraltro anche qui il richiamo al vestirsi in nero è perfettamente sensato, esattamente come le ss usavano il totenkopf per spaventare, i "guerrieri" dell'isis usano il travestimento, per spirito di corpo e per spaventare i facilmente suggestionabili spettatori occidentali.

p.s.:
Nell'islam il colore del lutto è il bianco, giusto per precisare ai somarelli dalla facile ironia.

Mik76

13 febbraio, 19:32
Grazie tristialia della splendida lezione di demagogia culturale nazionalpopulista a buon mercato, degna di un ottimo libro di testo delle elementari, grazie per aver finalmente tracciato il netto confine tra il bene e il male, i popoli e le culture di tutte le terre te ne saranno grati (a proposito caro Giorgio Armani mi spiace, ma il trionfatore nel campo della moda é Valentino con il suo rosso). Grazie per aver omesso nel tuo discernere le pulizie etniche perpetrate sotto la stella rossa negli stati centro africani, negli ex balcani, nelle ex repubbliche russe, cambogia, ecc., ecc., ecc.. Mi raccomando tristalia, quando terrai la prossima lezione in merito a "non ci sono più le mezze stagioni", o "la palla e rotonda, oggi a me domani a te", non dimenticare di invitarmi, ho già preparato il blocco per gli appunti.

corrado catalani

14 febbraio, 15:26
bravi COMPAGNI andate tutti a fare la guerra, continuate così seguite l'esempio




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