Amati (Pd), Interpellanza dipendenti delle province. "Nella legge della Regione non c'è un euro"

Aula Parlamento 11/02/2015 - Parlamentari Pd Lodolini, Agostini, Marchetti, Petrini, Amati, Fabbri."Il Governo rispondendo a interpellanza Pd fa chiarezza sui dipendenti Province. Nella legge della Regione non c'è un euro".

L'On. Andrea Giorgis (Pd), in data 6 febbraio, ha presentato un'interpellanza urgente, sottoscritta da altri deputati Pd tra i quali Emanuele Lodolini, ponendo al Governo due semplici domande. La prima, se per il Governo non fosse opportuno procedere alla individuazione dei dipendenti da collocare in mobilità solo dopo che le regioni abbiano definito se e quali funzioni delegare ai nuovi enti, la seconda, se e quali sono ad oggi i criteri sulla base dei quali debbono essere individuate le persone da collocare in mobilità. Quelle poste dagli interpellanti sono state due domande tra di loro strettamente collegate perché, da un lato, la definizione di criteri generali e astratti per individuare il personale serve a scongiurare che si consumino delle scelte irragionevoli e arbitrarie e, soprattutto, serve a fare in modo che le persone siano collocate in un ruolo che consenta loro di svolgere al meglio il proprio lavoro e, quindi, offra alla pubblica amministrazione del personale adatto ai compiti che la pubblica amministrazione è chiamata a svolgere. Dall'altro lato, però, si tratta anche di fare in modo che non si determinino dei trasferimenti che poi potrebbero, nel giro di pochissimo tempo, dimostrarsi irragionevoli e soprattutto essere smentiti, perché se le regioni ritrasferiscono le funzioni alle province o alle città metropolitane, allora è del tutto ragionevole prima di tutto sapere quali sono queste funzioni e quali sono, quindi, i compiti che vengono concretamente attribuiti alle città metropolitane e alle province. Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Angelo Rughetti, ha risposto al l'interpellanza in Aula, in data 6 febbraio 2015, facendo il punto sulla attuazione della legge n. 56 del 2014.

"L'attuazione della legge n. 56 - ha detto il Sottosegretario Rughetti - è una riforma complessa e il Governo ha deciso di sostenere e accompagnare l'attuazione di questa legge attraverso degli strumenti che sono stati inseriti appunto nella legge di stabilità e che hanno innanzitutto il compito di salvaguardare gli equilibri di bilancio e organizzativi sia degli enti di area vasta che delle città metropolitane per fare in modo, come primo obiettivo, che ci sia una continuità nell'erogazione dei servizi sul territorio e, quindi, i cittadini possano avere un livello di servizi adeguato ai loro fabbisogni. In questo senso - ha proseguito Rughetti - nella legge di stabilità sono state inserite tre disposizioni particolari, la prima delle quali riguarda il personale; un'altra disposizione riguarda la rinegoziazione dei mutui che consentirà alle aree vaste di poter dilazionare il pagamento delle rate di ammortamento e, quindi, avere maggiore disponibilità di cassa nell'anno in corso; la terza riguarda la valorizzazione degli immobili sulla quale il Governo sta proprio lavorando in questo periodo. Ma, per sostenere ulteriormente questo processo e accompagnarlo il Governo ha anche messo in atto delle linee guida che sono state recentemente firmate dai Ministri Madia e Lanzetta, e che sono state inviate a tutti gli enti, nelle quali si conferiscono delle istruzioni alle quali gli enti possono far riferimento per avere un'attuazione omogenea dello stesso dettato della legge di stabilità sul territorio" "Oltre a questo - ha continuato Rughetti - sta per partire – e proprio la prossima settimana ci sarà l'insediamento del gruppo di lavoro – un progetto pilota che riguarderà, in particolare, anche le province della regione Piemonte e la città metropolitana di Torino, per sostenere questi enti nell'attuazione concreta delle norme della legge di stabilità, in modo che questa attuazione sia proprio accompagnata da un gruppo di lavoro, messo a disposizione dal Formez, che ci darà, in concreto, la prova della sostenibilità del processo di riordino e della sostenibilità del livello dei servizi".

Relativamente alle due domande specifiche a cui gli interpellanti faceva riferimento, "nella legislazione vigente - ha ricordato il Sottosegretario - il sistema che si è delineato individua tre momenti procedurali: il primo momento è la definizione della nuova dotazione organica delle province che secondo le indicazioni della legge di stabilità, dovrà essere ridotta del 50 per cento e ciò individuerà un primo contingente di spesa da destinare a quella dotazione organica e, quindi, non un elenco di persone ma un contingente di spesa; ci sarà un secondo contingente di spesa che accompagnerà il personale, che è collegato alle funzioni che sono regolate dalle regioni, e anche qui non parliamo di mobilità ma parliamo di persone che svolgeranno la stessa funzione che svolgevano prima ma con un datore di lavoro diverso; poi, abbiamo il terzo elemento della procedura, che riguarda la mobilità vera e propria, e che sarà composto, cioè, da coloro che non troveranno allocazione né nel primo contingente né nel secondo contingente e che, quindi, avranno bisogno di una ricollocazione in altri enti della pubblica amministrazione. Questa è la mobilità vera e propria, questa è la mobilità ex articolo 30 del decreto legislativo n. 165 del 2001, questa è la procedura di mobilità concreta che riguarderà una parte limitata del personale oggi in servizio presso le province. Questa mobilità dovrà essere fatta in un momento successivo all'emanazione delle leggi regionali o all'eventuale potere sostitutivo dello Stato, così come previsto dalla legge n. 56 del 2014, è verrà fatta in base a due elementi oggettivi: il primo è il decreto ministeriale contenuto nella legge di stabilità, che dovrà definire i criteri in base ai quali verranno scelte le persone da collocare in esubero, e verrà fatta in base a delle tabelle di equiparazione che consentiranno in modo automatico di definire, di stabilire ex ante qual è il livello e la qualifica, retributiva e funzionale, nella quale la persona, che sarà coinvolta da questa mobilità, sarà riallocata nel nuovo ente. Per avvantaggiare e per facilitare questo lavoro, lo Stato sta elaborando, sta producendo una mappatura di tutti i posti vacanti nell'amministrazione centrale, in modo da potere avere, regione per regione, a livello di osservatorio regionale, un tavolo nel quale sono rappresentate tutte le amministrazioni pubbliche, della Repubblica, su quel territorio, un elenco delle persone eccedentarie e un elenco dei posti vacanti, in modo che in quella sede si possa poi organizzare una procedura di mobilità che sia, diciamo, meno faticosa possibile per i dipendenti ma che, soprattutto, abbia come obiettivo finale il miglioramento della qualità dei servizi".

"Noi oggi abbiamo un'amministrazione che ha del personale eccedentario in altri enti e, invece, abbiamo tanti posti vacanti in altre amministrazioni. I tribunali e la giustizia ne rappresentano un caso e, infatti, recentemente il Ministero ha pubblicato un bando proprio per facilitare questa procedura di mobilità da altre amministrazioni, a cominciare da quella delle province, anzi privilegiando quella delle province fino ad arrivare a quella dell'amministrazione giudiziaria.Quindi, è un lavoro complesso ma mi sembra - ha concluso Rughetti - che, per rispondere alle domande che ella poneva, i criteri verranno definiti successivamente e la procedura di mobilità sarà definita successivamente".

Dalle parole del Governo, a nostro avviso, è emersa bene ed in maniera chiara quale sia la tempistica e, soprattutto, quali sono le fasi che devono precedere quell'eventuale procedura di mobilità che, ci auguriamo, riguarderà un numero bassissimo di persone; e, in ogni caso, quella fase sarà preceduta, così abbiamo inteso, dall'emanazione di una serie di atti molti puntuali e sarà comunque finalizzata a fare in modo che vi sia la più efficace collocazione del personale nell'ambito della pubblica amministrazione complessivamente intesa. Questo è l'unico criterio che debba sovrintendere all'intero processo di riforma che è stato avviato perché noi abbiamo bisogno di contemperare il fondamentale diritto al lavoro del personale della pubblica amministrazione insieme alla necessità che quel lavoro corrisponda ad un'esigenza sociale, perché la pubblica amministrazione, comunque, giustifica se stessa in quanto eroghi servizi capaci di corrispondere ai bisogni dei cittadini. Quindi, crediamo che questo criterio, enunciato dal Governo, sia un criterio che debba essere nella maniera più puntuale e precisa applicato. Da questo punto di vista, esprimiamo anche apprezzamento per la scelta di procedere ad una sperimentazione e all'attivazione di un progetto pilota che consentirà proprio, attraverso una sperimentazione, di definire in corso d'opera eventuali correzioni e eventuali integrazioni e, di conseguenza, una più efficace realizzazione di quelli che sono gli obiettivi che sottintendono al complesso della riforma. Infine. Dinanzi alla chiarezza di un percorso così definito dal Governo e rispetto al protagonismo di alcune Regioni, ben più avanti della nostra, non possiamo non constatare come, al di lá di alcune promesse di cui abbiamo letto sulla stampa, la proposta della Giunta regionale delle Marche preveda, a differenza di altre Regioni, che per questo trasferimento di funzioni e per l'esercizio delle funzioni medesime non ci sia un euro (art. 5 comma 3, disposizioni finanziarie: "Dall'appplicazione di questa legge non derivano né possono derivare maggiori oneri a carico del bilancio regionale").

On. Emanuele Lodolini, On. Luciano Agostini, On. Marco Marchetti, On. Paolo Petrini, Sen. Silvana Amati, Sen. Camilla Fabbri


da On. Emanuele Lodolini
parlamentare Pd




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-02-2015 alle 16:25 sul giornale del 12 febbraio 2015 - 1158 letture

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Luigi Alberto Weiss

12 febbraio, 12:42
Certo che non c'è un euro nella legge della Regione. Dopo tutto quello che le ha tolto il vostro governo, il governo di quel PD che è stato sempre paladino delle autonomie locali!

massimo cortese

12 febbraio, 17:25
Gentile Onorevole, ho letto con attenzione l’intero scritto. Peraltro, ero già a conoscenza dell’interpellanza di cui lei aveva parlato all’assemblea del 17 gennaio 2015 ad Ancona. Pur ringraziando lei e gli altri Parlamentari per l’impegno mostrato, e spero tanto che un tale interessamento continui, rimango sempre preoccupato. Il problema da quel che leggo riguarderebbe il terzo elemento della procedura, che prelude alla mobilità vera e propria, con conseguenze facilmente prevedibili. Sarà, ma il terzo elemento, come il terzo Stato, che portò ai fatti del 1789, ed il terzo mondo, è per me fonte di preoccupazione: inoltre io credo che la cancellazione dell’Istituto Provincia dalla nostra Carta Costituzionale che è stata votata ieri dalla Camera ( e si pensi che, chissà perché, il Costituente del 1948 si era guardato bene dal cancellare) sia un grave errore. La cancellazione delle Province non è una questione che riguarda i soli angosciati dipendenti provinciali, ma sta a significare un lento ma progressivo abbandono del territorio. Questa è la mia preoccupazione, di cui ho parlato ampiamente nell’ultimo Natale delle Province, il mio quarto libro. Ho torto od ho ragione? Ce lo sapremo dire fra venti anni, forse anche meno.
Massimo Cortese - dipendente Provincia di Ancona
autore del libro "L'ultimo Natale delle Province"




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