Foibe: anche due senigalliesi tra le vittime

Giorno del ricordo 10/02/2015 - In occasione del Giorno del Ricordo, celebrata il 10 febbraio, l'associazione Figli e nipoti di Esuli e di Caduti Volontari per ricordare e non dimenticare ha voluto ricordare tutte le vittime dell'eccidio delle foibe.

Tra questi, l'Associazione ha ricordato anche due senigalliesi. Si tratta di Glauco De Bonis e del prof. Aldo Matteucci.

De Bonis, Sergente All. Ufficiale, X MAS Base Op. Esp-Brioni Di Antonio, era nato a Senigallia il 1° ottobre 1925. Residente a Genova, disperso nell’aprile 1945 (a guerra finita) morì a vent'anni a Brioni (Pola).

Matteucci, direttore scolastico della scuola d’Arte Di Domenico, era nato a Senigallia il 25 settembre 1888, residente a Gorizia, fu infoibato il 3 maggio 1945, a guerra finita, a Gorizia.





Questo è un articolo pubblicato il 10-02-2015 alle 19:56 sul giornale del 11 febbraio 2015 - 1752 letture

In questo articolo si parla di attualità, giulia mancinelli, articolo e piace a michele

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Luigi Alberto Weiss

11 febbraio, 08:34
Sono la dimostrazione della PULIZIA ETNICA praticata dalle bande armate del maresciallo Tito. Erano ITALIANI e tanto bastava per giustiziarli in maniera così brutale. Pagine sulle quali gli storici continuano ad essere titubanti a a sfumare, se non confondere, responsabilità e motivi d quanto accaduto. Per non parlare del "trattamento" ricevuto negli anni successivi dell'esodo dai profughi arrivati nelle Marche.

Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si
deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone.
I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche:
io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani.
(Benito Mussolini a Trieste, 1920)

... c'erano state, non dimentichiamolo, decine di migliaia di vittime dell'occupazione italiana dal 1941 al 1943,
e in quello stesso triste 1943, dal 4 ottobre in poi, ci furono le vendette dei fascisti.
Che massacrarono 5000 civili e ne fecero deportare altri 17 mila, con le rappresaglie
del reggimento «Istria» comandato da Italo Sauro e da Luigi Papo da Montona,
della guardia nazionale repubblicana (poi milizia territoriale),
della Decima Mas di Borghese operante con compagnie agli ordini di nazisti a Fiume, Pola, Laurana Brioni, Cherso, Portorose,
della compagnia «mazza di ferro», comandata da Graziano Udovisi,
della Brigata nera femminile «Norma Cossetto» presso Trieste,
della VI brigata nera Asara e altri reparti. Si macchiarono di tali crimini
che la loro ferocia fu denunciata persino dal Gauleiter Rainer, il quale chiese ufficialmente,
con un telegramma al generale Wolff, il ritiro della Decima Mas dalla Venezia Giulia a fine gennaio 1945.
Nel documento si parla di «una moltitudine di crimini, dal saccheggio allo stupro», dalle stragi di massa agli incendi di interi villaggi...


- Signor Weiss, la storia va citata tutta, non solo quella che fa comodo.

Un massacro ne può spiegare un altro, ma non potrà mai giustificarlo.
In quegli anni l'uomo sembrava aver dimenticato la propria umanità.
A volte sembra che anche oggi molti la dimentichino. Ad esempio quando sento parlare Salvini sul massacro nel Mediterraneo di chi tenta di arrivare in Europa per sfuggire al massacro siriano, o quando vedo quello che succede in Ucraina...