Alluvione: dopo la tragedia l'impegno perchè non si ripeta

alluvione senigallia 28/01/2015 - L'alluvione del 3 maggio è approdata in Consiglio Comunale. Mercoledi pomeriggio si è aperta la sessione consiliare interamente dedicata ai risultati prodotti dalle due commissioni nominate per fare chiarezza sui tragici fatti avvenuti la scorsa primavera, in cui persero la vita tre persone.

Ad aprire la seduta, dopo lo spazio riservato alle interpellanze e interrogazioni, è stato il presidente del Consiglio Comunale Enzo Monachesi che ha presentato la relazione scaturita a conclusione dei lavori prodotti dalla “Commissione Speciale”. Una relazione tecnica che ha focalizzato l'attenzione su cosa è accaduto il 3 maggio, come è stata gestita l'emergenza e l'assistenza che è stata fornita alla popolazione, i danni subiti dai cittadini e dalle attività economiche, gli interventi messi in campo a favore degli alluvionati, ma anche cosa occorre fare affinchè fatti analoghi non si ripetano.

Dalla necessità di revisionare il piano di emergenza con simulazioni per i cittadini, all'aggiornamento del Pai, approvata dalla Regione dieci anni fa, dalla realizzazione delle vasche di espansione nei comuni di Ostra e Trecastelli alla manutenzione straordinaria dei fossi e di quello del Sambuco in particolare, dalla revisione degli indici edificatori nelle aree alluvionate, alla deroga del patto di stabilità alla costituzione di una commissione consiliare permanente che si occupi di difesa del suolo.

Oggi il Consiglio riprenderà con la discussione sui lavori della “Commissione di Indagine sull'alluvione”, formata dai delegati di ogni gruppo consiliare, che hanno nominato Roberto Mancini, di Partecipazione, presidente. In questo caso le conclusioni prodotte da Mancini non sono state approvate. La relazione finale, quella varata dalla commissione, porta così la firma della maggioranza. A sottoscrivere la relazione di Mancini è stata la minoranza. Punti “caldi” della relazione di Mancini la cattiva gestione dell'emergenza (con un piano che non funziona perchè non era mai stato simulato fra la popolazione e con Centro Operativo Comunale nominato dal sindaco Angeloni nel 2002) e la classificazione nel piano di Emergenza delle zone ad alto rischiozone esondazione, le cosiddette R4 (la maggiore estensione delle R4 o l'inclusione nella perimetrazione delle R3 avrebbe comportato l'inquadramento di più ampie fasce di territorio da tutelare).

Versione diametralmente opposta quella scaturita, ovviamente, nella relazione della maggioranza, approdata in Consiglio Comunale per l'approvazione. Prima sottolineatura le competenze sui fiumi che spettano alla Regione e alla Provincia. Poi la questione delle aree ad alto rischio. “Va ricordato -si legge nella relazione- che la deperimetrazione in centro città riguardava aree già da tempo completamente edificate e questo consente di riportare il dibattito nell'ambito di una normale polemica politica tra maggioranza e opposizione”. Rispetto al PAI la maggioranza sottolinea come “non è stato il PAI a fare uscire il fiume, sono usciti dall'argine 6 milioni di m3 di acqua. Nelle zone presunte R4 non è stato costruito niente di più, il carico antropico non è stato aumentato e il Pai non è il tema. E' evidente che tutta l'acqua non sarebbe mai stata contenuta nell'alveo del fiume e sarebbe stato impossibile prevedere dove sarebbe uscita.

Oltre a ribadire come “l'attività del COC si sia svolta nel pieno rispetto dei protocolli operativi”, la relazione finale attribuisce la responsabilità della mancata manutenzione del Misa “a tutte le forze politiche che hanno governato negli ultimi 20 anni”. La relazione si conclude con tutta una serie di interventi cui mettere mano come la messa in sicurezza degli argini, la realizzazione delle vasche di espansione, il dragaggio del fiume nell'ultima parte, la sostituzione di tutti i ponti, tecnologie per monitorare il fiume in tempo reale, riconsiderare la perimetrazione del PAI, rivedere il piano di emergenza alla luce di quanto accaduto il 3 maggio.



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Questo è un articolo pubblicato il 28-01-2015 alle 23:55 sul giornale del 29 gennaio 2015 - 820 letture

In questo articolo si parla di giulia mancinelli, politica, articolo

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Si parla di tutto meno che del reale problema del fiume: il tappo posto dall'amministrazione di Senigallia alla foce con la realizzazione del nuovo avamporto.
Il fiume già in passato non riusciva a smaltire i 600-700 mc/sec che il bacino raccoglie, e per tale motivo vi erano state nei secoli continue alluvioni, ma oggi hanno dimezzato la capacità di smaltimento portandola a soli 200 mc/sec. Ecco perchè il fiume ha rotto gli argini (non curati da decenni) in 20 punti. Poi dove sono finiti i 15.000.000 di mc dichiarati all'inizio dell'alluvione dal Sindaco per avere l'emergenza? Sono diventati solo 6.000.000? Quando è ora di parlare si si dice quello che uno vuole ... ma quando è ora di scrivere, anche se una relazione di PARTISSIMA, non si possono scrivere numeri insostenibili tecnicamente.