MSFT: Palazzo Gherardi, bene comunale squalificato

Cancello palazzo Gherardi 26/01/2015 - Nei giorni scorsi, il Sindaco Mangialardi ha rassicurato che non è volontà di questa Amministrazione alienare o mettere in vendita palazzo Gherardi e che è alla ricerca di fondi per fermare il progressivo degrado in cui versa il palazzo.

Mi dispiace essere ripetitivo, ma credo che ancora una volta questa Amministrazione in continuità con le Giunte Angeloni (di cui Mangialardi e Ceresoni erano Assessori) abbia evidenziato una scarsa capacità alla programmazione e ad una corretta visione strategica di medio e lungo periodo sulla valorizzazione del patrimonio pubblico. Nel 1999 a seguito del restauro del Foro Annonario, la biblioteca Antonelliana si trasferiva nei nuovi locali e due anni più tardi anche il Liceo Classico Perticari abbandonava lo storico palazzo.

Già all’epoca si intuiva che da parte dell’allora Giunta Angeloni, per Palazzo Gherardi c’era l’intenzione, al momento più opportuno di cambiarne destinazione e tipo di utilizzo. Infatti nel novembre del 2009, la stessa Giunta adottava il piano di riqualificazione della città storica redatto dall'architetto Pier Luigi Cervellati in cui spiega in maniera dettagliata che Senigallia se vuole riconquistare il senso ed il valore della sua città murata deve aumentare la superficie abitabile. Per frenare lo spopolamento del centro, per frenare l’esodo e garantire, se non il ripopolamento, almeno la permanenza dei 2000 abitanti (dati del 2001), oltre al recupero del patrimonio esistente alla funzione abitativa, occorrono nella città murata, nuove soluzioni abitative, nuovi alloggi anche di edilizia residenziale pubblica, che favoriscono l’insediamento di giovani famiglie. Ma questa scelta e decisione occorreva prenderla al momento giusto, cinque anni fa, anche per attuare compiutamente la parte più importante del Piano Cervellati, quella riguardante la ricomposizione sociale del centro storico, strumento naturale per fermare il degrado.

Purtroppo gli ultimi cinque anni hanno evidenziato, da parte del duo Mangialardi-Ceresoni, una particolare attenzione al patrimonio privato (i cinque ambiti del piano Cervellati, l’ex Sacelit-Italcementi, gli orti della Curia Vescovile) a cui però, nell’interesse generale, non c’è stata una corrispondente e doverosa attenzione del patrimonio pubblico, tra cui lo stesso Palazzo Gherardi. Un vero peccato, la città di Senigallia ha perso l’opportunità di rifunzionalizzare un edificio importante, magari con un programma di edilizia sociale (50% del totale) aiutando quelle giovani coppie sempre più costrette a spostarsi nei comuni limitrofi. Le mancate scelte, i rinvii, i tentennamenti alla lunga si pagano e lo stato di abbandono e degrado in cui versa Palazzo Gherardi ne è la prova più evidente.


da Riccardo De Amicis
Segretario Provinciale Fiamma Tricolore




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-01-2015 alle 20:13 sul giornale del 27 gennaio 2015 - 999 letture

In questo articolo si parla di palazzo gherardi, politica, Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Riccardo De Amicis

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gasparinocarbonaro

27 gennaio, 10:29
Premesso che ci vedrei bene il ritorno del liceo,se proprio vogliamo cambiare la destinazione del palazzo facciamone appartamenti per giovani coppie che attualmente vivono in affitto. Un prestito garantito dal Comune e appartamenti a riscatto. La comunità non solo garantirebbe una casa ai giovani, ma il Comune potrebbe vendere l'immobile ad un prezzo decente. Non vorrei che palazzo Gherardi finisse nelle mani delle solite imprese - dopo aste deserte - che ne farebbero uffici per dentisti ed avvocati . Ciao

Ciao Gasparino, il Piano Cervellati parla di nuovi alloggi anche di edilizia residenziale pubblica. Aldilà della destinazione, intendevo mettere in risalto l'aspetto politico della vicenda: i tentennamenti, le mancate scelte da parte della maggioranza che alla fine squalificano il patrimonio pubblico, tra cui Palazzo Gherardi.

RDA

Buon articolo, non concordo con il sosia del marchese del grillo.

Enfatizzerei, se possibile, il fatto che i patrimoni pubblici non si svendono per un tozzo di pane.

La logica, il buonsenso, l'economia imporrebbero una riqualificazione del palazzo stesso.

Ovviamente sarebbe necessaria un'amministrazione appropriata, cosa che, dati alla mano, non sembra esserci.