Mangialardi su Palazzo Gherardi:'Siamo alla ricerca di fondi per il restauro'

Maurizio Mangialardi 13/01/2015 - “Fondi sovracomunali per salvare palazzo Gherardi”. Il sindaco Mangialardi rassicura sul futuro dell'ex sede del liceo classico Perticari e smentisce la volontà di una possibile alienazione. L'ultimo crollo di pezzi di cornice dello storico edificio dei Portici Ercolani ha riproposto con forza il problerma del progressivo stato di degrado in cui versa il palazzo.

Ma non solo. Da anni si è aperto un dibattito su quello che potrebbe essere il futuro di palazzo Gherardi, di proprietà del Comune per volere del lascito del Conte Gherardi, chiuso ormai dal 2001 perchè inagibile. Dall'ipotesi paventata qualche anno fa di una possibile vendita del gioiello di famiglia, stante l'impossibilità del Comune di sborsare milioni di euro per il restauro e per la successiva manutenzione, all'ipotesi di ricerche di fondi sovracomunali che ne consentano un recupero per far sì che l'edificio resti pubblico e uno spazio dedicato alla cultura. Proprio questa strada sembra quella intenzionato a percorrre il sindaco Maurizio Mangialardi, prossimo alla scadenza del suo mandato amministrativo ma già candidato per il bis.

“Non è volontà di questa Amministrazione mettere in vendita palazzo Gherardi, tutt'altro -rassicura il sindaco Mangialardi- qualche anno fa abbiamo provato ad inserirci all'interno di un progetto nazionale che prevedeva la ristrutturazione dell'edificio da adibire ad adilizia residenziale pubblica ma poi non se n'è fatto più nulla”. In realtà l'ipotesi di vendita di palazzo Gherardi era già iniziata a circolare durante il secondo mandato dell'ex sindaco Luana Angeloni, con la previsione introdotta dal piano Cervellati. L'architetto bolognese infatti nel suo progetto urbanistico, adottato dal Consiglio Comunale e ad oggi pienamente funzionante, ha introdotto un cambio di destinazione d'uso di palazzo Gherardi, da edificio storico a residenziale, con la conseguente venidita e realizzazione di appartamenti di lusso. Un passaggio che all'epoca dell'approvazione del piano Cervellati aveva acceso gli animi tanto da spingere la maggioranza ad introdurre un emendamento al piano particolareggiato nel quale è previsto che, qualora il Comune decida per un cambiamento della destinazione d'uso, occorrerà un ulteriore passaggio in consiglio Comunale. Ad oggi però la volonta del Comune sembra di tutt'altro avviso. Mangialardi punta a trovare risorse per recuperare il palazzo anche se le cifre necessarie sono svariati milioni di euro.

“Natualmente quando si parla di restauro di Palazzo Gherardi parliamo di milioni di euro -aggiunge il primo cittadino- cifre che certamente, con i tempi che corrono in fatti di patto di stabilità e tagli, non possono essere individuate nei bilanci comunali. Il punto però è anche un altro. Prima di parlare di restauro bisogna avere un progetto ben chiaro su cosa si vuole fare a palazzo Gherardi. Si tratta di un edificio importante per la città e certamente il suo futuro deve essere condiviso con i cittadini. La nostra idea è quella di lavorare sull'intercettazione di fondi europei, proprio come abbiamo fatto per il recupero di Palazzetto Baviera”.

In attesa di una svolta su palazzo Gherardi, il problema più urgente resta quello del progressivo degrado dell'edificio, soggetto a crolli. Da pezzi di controsoffitto alle infiltrazioni d'acqua fino all'episodio di domenica scorsa, quando pezzi di cornicione si sono staccati cadendo a terra. Solo per un caso in quel momento i passanti non sono stati colpiti così come non sono stati danneggiati i motorini che erano parcheggiati. “Non c'è un rischio di crollo di palazzo Gherardi -rassicura Mangialardi- i pezzi di cornicione che si sono staccati sono stati immediatamente rimossi e l'area è stata messa in sicurezza. Sono tutt'ora in corso ulteriori verifiche, incrociate con quelle dei Vigili del Fuoco, per capire lo stato dei cornicioni. Se sarà necessario ovviamente procederemo con la sistemazione e la relativa messa in sicurezza”.





Questo è un articolo pubblicato il 13-01-2015 alle 23:50 sul giornale del 14 gennaio 2015 - 1591 letture

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Luigi Alberto Weiss

14 gennaio, 08:15
Il signore che aveva comprato la parte del palazzo che ospitava la storica sede del PCI Partito Comunista Italiano, n.d.A.) ha rinunciato al suo progetto? O forse è pronto a tornare alla ribalta a un prezzo inferiore per tutto il cpmplesso, data... l'emergenza? Giornalisti, ricordate il progetto-specchietto per le allodole dell'albergo di lusso con il coinvolgimento del Comune?

Tarcisio Torreggiani

14 gennaio, 09:58
Si, prima fai dimettere l'Ingegnere Capo del Comune o pensi di riconoscergli qualche merito a fine anno?

Commento modificato il 14 gennaio 2015

Per chiarire come non sia possibile semplicemente fare qualche lavoretto di ripristino qua e la' per poi riaprire l'edificio al pubblico, ricordo che la chiusura era dovuta alla mancanza di sicurezza in caso di evento sismico, come quello accaduto nel 1997 che ne ha decretato la chiusura assieme alla biblioteca comunale.
Per renderlo nuovamente agibile come luogo pubblico, quindi soggetto a prescrizioni molto piu' stringenti per la sicurezza, servono interventi pesanti e costosi.
L'edificio com'e' ora tra l'altro aveva gia' subito una pesante ristrutturazione dopo il terremoto del 1930: molte delle cadute di calcinacci in passato sono dipesi da distacchi dalle parti "fittizie" messe allora (le parti "bianche" verticali) o da espulsione di materiale dovuta alle armature arrugginite di metallo messe in quegli anni.

PS: personalmente sono daccordo a rendere Palazzo Gherardi un polo centrale culturale per la citta'.
Ma fino ad allora Senigallia per fortuna possiede uno spazio espositivo altrettanto valido e decisamente piu' sicuro, seppure con minore spazio a disposizione: la Rocca.

Luigi Alberto Weiss

15 gennaio, 08:16
Signor Sole, le ricordo che la Rocca Roveresca appartiene allo Stato. E poi Palazzo Gherardi potrebbe servire per ospitare (finalmente!) quel museo dedicato a Giacomelli di cui tanto si parla, ma per il quale poco si fa.

@ Alberto,
Vero, ma si possono sottoscrivere delle convenzioni in modo da rendere la Rocca qualcosa meglio inserita nel programma turistico cittadino.
In fondo le recenti mostre sono la prova che puo' funzionare bene.




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