Caro Mangialardi, e se il Misa invece delle 9.25 fosse esondato tre ore prima?

12/05/2014 - A Senigallia ancora una volta, dopo soli 3 anni, la pioggia (con il fondamentale aiuto dell’uomo) ha fatto danni incalcolabili. Due giorni di pioggia intensa, anticipati da 5 giorni di rovesci non consistenti, hanno messo in luce il grave dissesto idrogeologico del nostro territorio.

Stiamo pagando perché non si sta facendo nulla di serio e programmatico, nulla che favorisca la qualità e l'efficacia degli interventi di prevenzione (di cui mai si parla) e di mitigazione del rischio idrogeologico. E se il Misa il 3 maggio invece che alle 9.25 avesse iniziato ad esondare tre ore prima? L’unica cosa che il Sindaco Mangialardi riesce a dire da una settimana a questa parte è che se avesse dato l’allarme migliaia di persone si sarebbero riversate nelle strade intasando e bloccando le strade, col risultato che i decessi con l’arrivo dell’acqua sarebbero stati una moltitudine. Giustificazione modesta perché non tiene conto della “natura”, che ha deciso (fortunatamente) di far fuoriuscire il Misa a mattino inoltrato. Sarebbe bastato che il fiume imbizzarrisse tre ore prima e migliaia di persone sarebbero state colte nel sonno dall’alluvione con conseguenze ancor più tragiche delle attuali. Bisogna prevedere un piano che riguardi tutta la Senigallia. Ogni cittadino deve sapere cosa fare anche con poco tempo di preavviso senza mettere a rischio la propria vita. Ma quali sono le cause?

Il territorio ha dovuto subire più volte, con sempre maggior frequenza, eventi legati a precipitazioni considerate anomale (che per effetti mediatici vengono definite “bombe d’acqua”), ma che di anomalo hanno solamente i tempi di ritorno molto più brevi rispetto al passato, e non certo la quantità di pioggia caduta. Il nostro territorio è stato violentato da decenni di cementificazione selvaggia, urbanizzazione dissennata e speculazione edilizia a cui si sono aggiunte la carenza di interventi manutentori del territorio, l’inesistente pulizia ordinaria e straordinaria dei fiumi e dei fossi. Attribuire la gravità degli eventi di Senigallia alla presunta eccezionalità delle piogge, invece che alla scriteriata opera dell'uomo, fornisce l'ennesima volgare scusa per non prendere consapevolezza del fatto che il territorio del nostro Paese è stato reso un autentico colabrodo da chi ci ha speculato (e ci continua a speculare) sopra. Tanto per avere un termine sintetico di paragone, su Senigallia e dintorni è piovuto un decimo di quanto era piovuto sulla Sardegna durante l'alluvione del 18 novembre scorso o su Genova e sulle Cinque Terre nei due eventi alluvionali dell'autunno 2011. Il mondo geologico italiano denuncia da anni il forte degrado idrogeologico del nostro territorio, ma gli appelli finiscono sempre inascoltati e le precipitazioni definite "anomale" non possono dare l'alibi ad una inesistente pianificazione e programmazione territoriale, assenza di cui oggi si pagano gli altissimi costi.

Questa condizione di degrado è presente in maniera sistematica a Senigallia, dovuta ad un processo di urbanizzazione (e di impermeabilizzazione del suolo) la cui intensità si è mantenuta costante dal secondo dopoguerra fino ai nostri giorni. Tutto ciò è anche indice della scarsa sensibilità ambientale dei governanti succedutisi alla guida della città. Ricordiamo solo che in un’area come la nostra, già profondamente antropizzata, solo in questi ultimi anni stiamo assistendo all’accumulo di ulteriori milioni di metri cubi di cemento grazie alla realizzazione della terza corsia dell’Autostrada, del nuovo casello autostradale e della Complanare (e guarda caso il fiume esondato a Borgo Bicchia ha trovato un letto di cemento pronto ad accoglierlo). Senza dimenticare che l’Assessore (verde) Ceresoni, dietro richiesta del Sindaco Mangialardi, solo un anno e mezzo fa voleva far costruire una nuova bretella sulla Corinaldese (soprannominata da noi “TAV” del Brugnetto) in modo da cementificare la zona più verde e fertile intorno alla città. Dopo lotte in Consiglio Comunale e nella Commissione Urbanistica, almeno questa ennesima sciagura siamo riusciti a scongiurarla. C’è stato bisogno dell’esondazione del 2011 e dell’insistenza del Comitato di cittadini formatosi in quella occasione a Cannella e nelle zone limitrofe, perché fosse distribuito nel febbraio 2012 un pieghevole ai residenti delle zone a rischio, contenente alcune indicazioni tra l’altro parzialmente disattese in questa occasione.

Cittadini che per la seconda volta in poco tempo hanno perso tutto e di cui in questi 3 anni nessuno si è preso cura. Per capire meglio quello che è successo dobbiamo far sapere che le zone a rischio fanno capo al Piano urgente di emergenza per la salvaguardia della incolumità della popolazione ricadente nelle aree a rischio idrogeologico molto elevato, redatto a cura del Comune nel 2004 (aggiornato nel 2007) su indicazioni di leggi nazionali e regionali e del PAI (Piano di assetto idrogeologico della Regione Marche). Questo Piano urgente di emergenza prevede 7 aree a rischio di esondazione con una rigida perimetrazione che - ovviamente – male si concilia col comportamento fisico dell’acqua, né si cura dei dislivelli del terreno, tanto da non comprendere, ad esempio, il Piano Regolatore, storicamente interessato ad eventi alluvionali. Tuttavia, nonostante i suoi limiti, questo piano, almeno nella fase preventiva, è stato malamente attuato in quanto prevede l’allerta dei residenti “con messaggi diffusi da altoparlanti” e “con un suono intermittente di sirena” già nella fase di preallarme, individuata sulla base del monitoraggio del fiume. A dispetto di quanto dichiarato dal Palazzo, i cittadini non si sono accorti di questa allerta e, visti gli esiti, ci chiediamo se lo stesso monitoraggio del fiume sia stato messo in atto a seguito all’avviso di condizioni meteo avverse. Per il controllo e l’immediata lettura dei livelli idrici di piena sono state poste delle aste graduate che consentono di individuare le situazioni di preallarme e/o allarme.

Sul Misa le “aste” sono posizionate in Località Osteria di Serra dé Conti e a Bettolelle. Questo monitoraggio è stato eseguito? Si era al corrente che a Pianello di Ostra l’esondazione era avvenuta alle 6.40 del mattino? (Ben 3 ore prima che esondasse il Misa a Borgo Bicchia e ben 4-5 ore prima il fiume allagasse un terzo della città). Quanto poi è successo è sotto gli occhi di tutti e per una parte di senigalliesi è stato devastante. Siamo convinti che in una certa misura i danni potevano essere contenuti grazie ad una condotta più puntuale e accorta. Al Sindaco quindi diciamo che con dichiarazioni-spot non si aiuta la comprensione: alle domande, qualsiasi siano e da chiunque provengano, vanno date risposte. E' un dovere, non una gentile concessione. Leggendo la ricostruzione dei fatti tragici diramata dal Palazzo ci sono troppi buchi e troppe cose che dovranno essere spiegate (come la falla temporale dalle 9 alle 12, ora di invasione della periferia e del centro urbano) e un comunicato o una conferenza stampa non possono bastare. Sicuramente una cosa è certa: c’è da rivedere la mappatura delle aree di rischio della città (strumento ormai obsoleto e che non tiene conto della rivoluzione cementificatoria che ha rivoluzionato il paesaggio urbano in questi anni) ed i sistemi di monitoraggio, di allarme e di comunicazione in situazioni analoghe. Certamente il disastro di questi giorni è stato occasione di grande solidarietà tra concittadini, tra i quali ricordiamo i tanti giovani degni di lode che spontaneamente hanno prestato il loro aiuto, così come esprimiamo la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime; abbiamo anche assistito all’intervento di unità della Protezione civile e di vari corpi confluiti su Senigallia e per tutto quanto hanno fatto e stanno facendo ci uniamo ai ringraziamenti loro rivolti.

Si apre adesso la fase della conta dei danni e degli indispensabili interventi pubblici a sostegno delle famiglie e delle imprese. Auspichiamo che le procedure del Governo e della Regione siano sollecite e che le risorse che verranno stanziate siano adeguate alle necessità e corrispondenti allo standard di un Paese civile. Vorremmo anche che quelle stesse forze politiche che governano sia la città che il Paese ammettessero che il blocco della spesa pubblica e l’abbandono del territorio a se stesso hanno prodotto questi disastri: la pulizia dei fossi, dell’alveo dei fiume e del porto canale è una attività ordinaria che deve essere costantemente finanziata. Inoltre, alla luce di questi ultimi avvenimenti, a Comune, Provincia e Regione, diciamo che occorre rivedere il progetto poco convincente delle Vasche di Espansione, vecchio di 30 anni. Da parte nostra, ci impegneremo perché negli adempimenti a livello comunale vengano rispettati principi di equità, efficacia e trasparenza, per fare in modo che in tempi certi e rapidi Senigallia possa uscire da questa grave condizione di difficoltà.


da Paolo Battisti, Roberto Mancini e Luigi Rebecchini
Partecipazione e Gruppo Misto



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-05-2014 alle 11:14 sul giornale del 13 maggio 2014 - 6623 letture

In questo articolo si parla di roberto mancini, luigi rebecchini, paolo battisti, politica

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Il Piano di emergenza deve essere rifatto, questo è evidente.
Per la manutenzione del territorio, per la parte fluviale, citofonare Provincia ed Enti superiori che ne sono competenti ma che non risulta abbiano tutti questi fondi: argini che mi collassano in due punti vicini mi fanno pensare (male).

Parlare di "enti competenti" quando, sotto gli occhi di tutti (la foto in alto fa vedere una delle isole del misa dove un tempo c'erano le banchine asciutte) equivale a tirar fuori il diritto di precedenza quando cozzi a 150 sulla statale.

L'amministrazione comunale, semplicemente, negli ultimi tre anni (tale è il periodo temporale dall'ultimo alluvione, filmati e foto su "youreporter") ha avuto altre priorità:

Complanare

Ex-sacelit

Feste varie

Offerta turistica

Ovvero ha cercato sovvenzioni per questo e non per opere "invisibili" che non portano ne consensi ne voti.

La colpa, morale, è di un solo ente:

L'amministrazione comunale.

Sulla questione "se davano l'allarme si bloccava la città":

Bene, alle 8.15 le scuole erano aperte, alcune presidi hanno detto, con testimonianze che posso fornire: "Per due gocce d'acqua".

Alle 9.15, sulla ss16, lungomisa che passa di fronte al foro annonario c'era uno (1) della protezione civile, nessun altro.

Il fosso che è esondato, negli ultimi 400 metri, è intubato. Di chi è la colpa?

Le foto satellitari mostrano, aprile 2013, estesi banchi di ghiaia all'interno del letto del fiume misa in corrispondenza di borgo bicchia (google earth, disponibile a chiunque).

Di chi è la colpa?

In caso di rischio (le precipitazioni, secondo il servizio meteo dell'aeronautica, prevedeva dai 7 a i 10 millimetri d'acqua all'ora per tutta la notte, altro che 30 mm tirati fuori da ceresoni) il sindaco avrebbe dovuto sostenere la chiusura, quantomeno, delle scuole.

Cosa che egli non ha fatto.

Avrebbe dovuto disseminare la città di vigili con il compito di bloccare immediatamente il traffico in caso di rottura degli argini, quantomeno dalla rotatoria tra l'arceviese e la corinaldese, prima di borgo bicchia.

Cosa che egli non ha fatto.

Avrebbe dovuto tenere conto degli avvertimenti della protezione civile, rimasta lettera morta, emanata bene prima dell'esondazione.

Avrebbe dovuto comportarsi, all'atto pratico, come un sindaco attento, vigile, responsabile.

Invece si è nascosto dietro i soliti aggettivi "imprevedibile, eccezionale, straordinario".

Le avvisaglie c'erano, non sono state valutate, e a rimetterci sono i cittadini di senigallia.

Chi garantirà che questo non si verificherà mai più?

Chi ricompenserà i cittadini per i danni psicologici dovuti alla violazione delle loro abitazioni?

Chi assicurerà la competenza, serietà, attenzione da adesso in avanti, quando ceresoni e mangialardi si sono nascosti dietro un dito tre giorni dopo l'evento, per ovvi motivi politici (cit. Corriere adriatico)?

p.s.:
Gli argini non servono a nulla se il letto del fiume si trova a livello campagna.

renzo francesconi

13 maggio, 06:43
Penso che i fatti siano evidenti.rnLe responsabilita' "morali" sono dei cittadini Senigalliesi che negli ultimi venti anni hanno continuato a dare fiducia e votare ad una stessa classe politica e a soggetti incapaci e spesso con ambizioni personali lontane dai reali interessi della citta.rnLe responsabilita' "personali" vanno invece punite con la massima severita'.rnHo letto che la Procura ha aperto un fascicolo per una prima indagine.rnPenso che non basti...so che si stanno attivando alcuni gruppi per un esposto denuncia alla Procura della Repubblica.rnCosa succedera' circa i "fantomatici" divieti di balneazione?rnAspettiamo ancora la "Bandiera Blu"?

Ferma restando l’encomiabile gestione dell’emergenza dell’alluvione, sono dell’avviso che ora occorra far chiarezza su tutti i dubbi da chiunque razionalmente sollevati in merito a quel che è accaduto e, visto che è stata aperta un’inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Ancona, di essi e delle interpretazioni effettuate da chi è deputato a darne, deve esser data immediata notizia - senza reticenze – soprattutto ai soggetti che hanno subito danni dall’evento, affinché valutino autonomamente il da farsi.
Io, personalmente e nell’interesse di tutti i cittadini senigalliesi, vorrei ottenere una risposta ai seguenti quesiti riconducibili a tre argomenti.

1° dubbio derivante dalle considerazioni effettuate dai Sigg. Paolo Battisti, Roberto Mancini e Luigi Rebecchini di Partecipazione e Gruppo Misto:
- È stata fatta un’accurata verifica di conformità al PAI della variante al PRG redatta per la realizzazione della terza corsia dell’autostrada, del nuovo casello autostradale e della complanare? chi l’ha fatta? poteva essere effettivamente ritenuta tale?

2° dubbio derivante dall’esistenza di un Piano urgente di emergenza per la salvaguardia della incolumità della popolazione ricadente nelle aree a rischio idrogeologico molto elevato (redatto a cura del Comune nel 2004 ed aggiornato nel 2007) citato anch’esso dai Sigg. Paolo Battisti, Roberto Mancini e Luigi Rebecchini di Partecipazione e Gruppo Misto:
- Quanta parte dei danni è da attribuire alla mancata/carente attivazione della fase d’allarme (dalla mattina di sabato al pomeriggio di domenica tutti i telefoni fissi e mobili sono rimasti muti, ed anzi quelli del gestore Wind non hanno addirittura funzionato per l’intera settimana)? la mancata/carente attivazione della fase d’allarme è per caso riconducibile ad un allagamento della cabina centrale della telefonia? se così fosse e se ciò fosse stato noto, perché non è stata fatta mettere in sicurezza prima d’ora? cosa si conta di fare perché tale situazione non abbia più a ripetersi?

3° dubbio derivante dall’esistenza di un progetto di studio intitolato “PercorriMisa” (elaborato dalla Provincia di Ancona tra il gennaio e l’aprile del 2004) citato dal Sig. Maurizio Perini di UDC in un articolo pubblicato da Vivere Senigallia in data odierna:
- La pista ciclabile realizzata in cima all’argine che viene fatta vedere al minuto 9:00 del video http://www.youreporter.it/video_Alla_ricerca_dei_luoghi_della_rottura_degli_argini_del_Misa (con annotazione Geol. Marco Brunelli di Ancona) è stata realizzata adottando tutte le necessarie precauzioni? chi l’ha progettata? chi l’ha autorizzata? quando è stata realizzata? in particolare, cosa stava facendo laddove il Misa è fuoriuscito l’escavatore (in movimento) che viene fatto vedere al minuto 10:00 del video http://www.youreporter.it/video_Alla_ricerca_dei_luoghi_della_rottura_degli_argini_del_Misa? da quando vi stava lavorando? a quale ente pubblico (Regione, Provincia o Comune) è riconducibile tale presenza?

Cosa deve succedere in Italia perché un rappresentante delle istituzioni si dimetta?

Per quanto possa servire ma Wind era l'unico operatore che funzionava.

Per wese:
effettivamente mi riferivo alla linea telefono fisso/ADSL Infostrada, rimasta interrotta dal 3 al 10 maggio

Vorrei che questa volta la Procura della Repubblica in maniera seria e responsabile a rispetto dei cittadini cerchi e punisca i responsabili....ovviamente non con i soldi pubblici ma con i loro.
Noi che lavoriamo nel privato ogni cavolata la paghiamo di tasca nostra e se dovessimo fare lavori al di sopra delle nostre capacità ci ASSICURIAMO sempre con i nostri soldi.
L'Italia Politica DEVE cambiare altrimenti paghiamo solo stipendi a persone che non ci danno nulla indietro......un bilancio che non sarà MAI positivo.

paolofiore