Paradisi sui divieti per i dipendenti comunali, 'La farsa del sindaco censore'

Roberto Paradisi 1' di lettura Senigallia 03/02/2014 - Senigallia è ormai un “città di polizia”. Il nuovo surreale regolamento voluto dal sindaco, ormai in preda a deliri di onnipotenza mistico-politica, che vieta ai dipendenti comunali (anche in veste di privati cittadini!) di postare su internet critiche all’Amministrazione comunale, è un film già visto.

E’ la riedizione, in forma comica, del “Decreto sulla stampa” firmato il 27 ottobre del 1917 da Lenin. Immaginiamo anche l’ufficio che si occuperà della censura “contro-rivoluzionaria” (sarà l’ufficio del dott. Mirti, incaricato di monitorare ogni parola fuori posto del povero dipendente comunale). E come in Urss, il nuovo ufficio di monitoraggio e controllo delle parole “fuori posto” dei dipendenti, comprenderà (come nel regolamento sovietico introdotto nel 1922) l’esame preventivo di tutte le opere sia manoscritte, delle fotografie postate, delle carte ecc., destinate alla pubblicazione o alla diffusione sui social network. Non solo.

A palazzo comunale, hanno già spiegato che – così come succedeva in Russia in relazione alla divulgazione di segreti pubblici e militari – i dipendenti pubblici saranno tenuti (pena sanzioni disciplinari) al mantenimento del segreto d’ufficio. Obiettivo del sindaco: militarizzare i dipendenti comunali, costringerli al silenzio (sono infatti coloro che meglio conoscono come si muove l’Amministrazione comunale all’interno del municipio) e impedire loro di esercitare il proprio diritto costituzionale alla libera espressione del pensiero.

Ci sarebbe da rabbrividire, se non si trattasse di una farsa. Ovviamente, fin da ora, sono a disposizione come consigliere comunale di quei dipendenti che subiranno richiami o sanzioni per aver esercitato (legittimamente) il proprio diritto di libera espressione.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-02-2014 alle 12:07 sul giornale del 04 febbraio 2014 - 4441 letture

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