Musinf: La Parola e l'Immagine, incontro con Gabriele Perretta e Giuliana Laportella

4' di lettura Senigallia 21/07/2013 - C’è un quotidiano via vai di artisti e critici al Musinf per costruire e discutere negli incontri estivi del corso di fotogiornalismo i programmi di lavoro per il futuro.

Dopo la visita dei fotografi americani dell’Università di Long Island, è in corso la preparazione del workshop di Nino Migliori. Seguirà l’incontro con Renner, leader della fotografia Pinhole americana. Sabato c’è stato un incontro con Gabriele Perretta e Giuliana Laportella. Il termine medialismo è stato coniato proprio dal critico Gabriele Perretta, che insegna a Parigi e all’Accademia di Brera.

E’ un termine, che è stato poi riproposto in articoli su riviste specializzate, come Flash Art e anche in una mostra al Flash Art Museum di Trevi. Il medialismo non considera l'opera d'arte come totalità autonoma. Esso trova riscontro in un concetto di arte-costruzione libera e autonoma della mente e del sentimento. Consente un sistema di critica fondamentalmente estetico: un modo libero di recensire ed individuare i valori espressi nel prodotto poetico, variandone continuamente il senso di ammirazione e di riconoscimento.

Il medialismo si manifesta in diverse forme tra cui la pittura mediale, il medialismo analitico e l'anomia mediale. Gabriele Perretta e Giuliana Laportella sono da tempo al centro dell’attenzione per una pubblicazione di Onyx.

Giuliana Laportella è nata a Roma nel 1975, dove ha frequentato l'Accademia di Belle Arti, sezione scenografia. Ha lavorato con alcune compagnie teatrali romane dove ha realizzato scene e costumi. Per lei la fotografia acquisisce una priorità espressiva di primaria importanza, dopo aver partecipato a mostre collettive con pubblicazioni, edite dalla La Camera Verde, Roma. Nel 2004 ha allestito la mostra personale Terra di Nessuno –(presso lo spazio La Camera Verde), nel 2006 pubblica Lettera non scritta (Ed.La Camera Verde), libro fotografico ispirato alla Praga di Kafka, la corrispettiva mostra e il libro sono stati presentati, nel gennaio del 2007 presso la Biblioteca Alessandrina dell'Università La Sapienza di Roma.

Dal 2006 ha collaborato con il poeta Vito Riviello, relazione che ha definito la strada verso la ricerca della contaminazioni fra le arti. Nel 2007 Giuliana Laportella ha collaborato con Vito Riviello, curatore della rassegna I Confrontanei, presso la Bibilioteca Alessandrina dell'Università La Sapienza di Roma, ad un ciclo d'incontri e rappresentazioni multimediali. Nel 2007 è nato Paesaggi di Passaggio, Fotofonemi (Ed. Onyx, Roma), libro composto da 18 fotografie tradotte rispettivamente in versi dal poeta Vito Riviello, il libro e la mostra fotografica sono stati presentati presso la Sala Borromini della Biblioteca Vallicelliana e nella galleria d'arte contemporanea Studiora in Roma. Nello stesso anno è uscito Doppio Scatto (Ed. Signum, Bergamo), una piccola edizione che prosegue la collaborazione con Vito Riviello nella corrispondenza tra fotografia e poesia.

Nel 2009 ha iniziato ad utilizzare il video come mezzo dove nascono delle istallazioni “videofotografiche” che tendono alla contaminazione della fotografia analogica con i mezzi digitali. Il mezzo digitale si mette al servizio come “documentazione” dei processi chimici-fisici della tecnica fotografica da camera oscura.Nell'agosto 2009 ha esposto un’ istallazione-sonora (Notturno: Artifictio), per la rassegna Bovarchè. Attualmente è impegnata come autrice con progetti strettamente legati a temi di storia contemporanea, reportage d'arte, indagini sul presente. Nel 2012 lo Studio Vigato ha presentato la mostra Riverberi, con le Fotofonòmetrie di Giuliana Laportella e i testi di Gabriele Perretta, tratti dal libro omonimo edito da Onyx editrice.

In Riverberi con foto e scrittura racconta una “vita tra vite”. Si tratta di Meta-narrazioni e immagini particolari, spesso inconfessate, ma anche di una “messa in campo costante”, “spasmodica”, di avvenimenti, sensazioni e visioni, correspondance(s) per leggere epoche ed esistenze “irrequiete”. Riverberi dunque come tranche de vie: gli analisti, le donne, gli uomini, i paesaggi, la dimensione urbana/politica e così via. Ne emerge un “movimento involontario”, un contraccolpo che interroga “l’alterità acustica” di testo e immagine, per giungere a “parole” e “foto” come“scale riverbere del grigio”. Da queste premesse “Riverberi” innalza un sentito ed originale panegirico,perché la co-relazione per questa singolare “scrittura/fotofonòmetrica” si manifesta come l’apparizione improvvisa del dissimile e dell’alterità. Ma Riverberi è anche un testo ricco di approfondimenti su artisti quasi dimenticati come Tancredi Parmeggiani, Celan, Bachmann e molti altri.

Lo “sperimentalismo” si spinge così fino alle verticalizzazioni più ardite, agli accostamenti più inusuali, al gioco di contrasti più netto, fra lo spirito delle cifre, il “principium individuationis” e la melanconia contemplativa del corporis exigua desideria sunt. Attraverso la ricostruzione dei luoghi timici: l’analisi delle figure dello spazio e della differenza delle percezioni, gli occhi dei protagonisti,gli sguardi ibridati di chi scorge, sfoglia, insegue l’ipotesi “passeggiante” di un effetto plurale e doppio. Ne emerge il “fema” di un “movimento involontario” o di un contraccolpo che interroga, attraverso la proposta di un nuova traccia di co-relazioni, uno spazio liminare in cui “l’alterità acustica” di testo e immagine, possa giungere a “parole” e “foto” (“scale riverbere del grigio”) .






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-07-2013 alle 17:22 sul giornale del 22 luglio 2013 - 2581 letture

In questo articolo si parla di cultura, musinf

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