Abbattuti gli alberi di via Bolzano e via Feltrini, Italia Nostra: quale urgenza?

via Bolzano 4' di lettura Senigallia 11/10/2012 - Ci chiedevamo qualche mese fa che utilità e necessità avessero le potature così radicali degli alberi di via Bolzano e via Feltrini. Ce lo chiediamo ora a maggior ragione di fronte all’abbattimento degli stessi alberi. Ci chiediamo altresì quale urgenza ci fosse ora di eliminare tanti alberi, compresi quelli in discrete condizioni vegetative, a fronte dello stato ben peggiore delle alberature di altre strade non molto lonta-ne. Visto che risorse sono poche, si potrebbero utilizzare meglio.

Ma a parte questo, gli abbattimenti e le sostituzioni (quando ci sono) vengono giustificati con il fatto che il costo della manutenzione di certe alberature è eccessivo (ma chi l’ha detto che debbono essere potate così frequentemente e in questo modo), che sono pericolose perché in cattive condizioni vegeta-tive (ma la colpa della loro senescenza precoce è anche delle potature sbagliate), che è necessario ren-dere più percorribili i marciapiedi (ma che cosa cambia se gli alberi vengono ripiantati allo stesso po-sto?). E’ indubbio che quasi tutte le alberature urbane sono state realizzate decenni fa con metodi e scelte spesso sbagliate e molte di esse andrebbero sostituite progressivamente: basta vedere lo stato dei pochi ligustri sopravvissuti in via Feltrini o in via Piemonte o la difficile situazione di molte conifere. Ma sarebbe legittimo attendersi dal Comune una strategia, una pianificazione coerente e con elementi di innovazione, mentre quello che sta avvenendo, soprattutto nel quartiere Portone, è uno stillicidio continuo di abbattimenti, un impoverimento continuo del verde pubblico, di cui nessuno è in grado di valutare la necessità, e se e quando e come vi saranno sostituzioni.

Le poche sostituzioni poi vengono attuate con pratiche vecchie e a volte con specie inadeguate, come i peri di via Matteotti e via Bari o addirittura i malinconici meli di via Venezia. Tutte le associazioni ambientaliste e molti cittadini hanno già espresso la loro contrarietà a queste piante, per la semplice ra-gione che si tratta di alberi ornamentali da giardino, che anche a crescita completa restano poco più che cespugli su dei tronchi e non sono in grado di ombreggiare sufficientemente strade e abitazioni. La ra-gione degli alberi non è solo ornamentale, ma anche di offrire ombra alle auto in sosta e ai viandanti e attenuare le temperature estive, sempre più canicolari, riducendo anche di due/tre gradi la temperatura interna delle abitazioni e contribuendo così al risparmio energetico. In molti parcheggi la situazione è ancor più penosa.

Quanto al risparmio nella manutenzione, vi sono altre soluzioni, prospettate ripetutamente in occa-sione del Piano del Verde. La spesa può essere contenuta aumentando le distanze e quindi riducendo il numero degli esemplari, scegliendo le essenze idonee e soprattutto adottando un più corretto metodo di manutenzione, che eviti le potature frequenti e soprattutto le capitozzature. Tutto questo è possibile proprio con il diradamento, utilizzando alberi ad ampia chioma e soprattutto autoctoni come tigli, olmi, aceri, frassini ecc.: in qualche caso possono essere messi a distanza doppia (12/15 m.) e garantire u-gualmente un’ampia copertura; inoltre avendo più spazio, hanno una crescita più naturale, offrono meno ingombro e possono essere sottoposti ad interventi di manutenzione più leggeri e più diradati nel tempo.

Quanto ai marciapiedi, laddove veramente sono necessari, l’abbattimento o la sostituzione degli al-beri non ne cambia la situazione se non si procede ad una riprogettazione dell’intero asse stradale. Se strade e alberature non sono più funzionali alle esigenze attuali della viabilità pedonale e automobilisti-ca, la soluzione non può essere semplicisticamente quella di fare spazio eliminando il verde a discre-zione. Il Piano del Verde impone che si proceda con sistematicità e per progetti, strada per strada, con-ciliando gli spazi necessari per i marciapiedi, per il transito di veicoli e bicicli e per i parcheggi con il mantenimento di un livello di verde di qualità. Abbiamo perciò chiesto ripetutamente che gli interventi sul verde urbano non avvengano in modo sporadico e occasionale, che facciano parte di progetti orga-nici di riqualificazione dell’intero asse stradale. Abbiamo ripetuto che in molti casi sarebbe sufficiente anche una sola fila di alberi, purché di prima grandezza, su un solo lato e a distanza superiore a quella attuale, e che potrebbe essere sufficiente anche un solo marciapiedi ampio e percorribile, piuttosto che due inutilizzabili. Si continua invece a mettere gli alberi allo stesso posto di quelli abbattuti, a distanze troppo ravvicinate (anche 4/5 metri), lasciando gli stessi marciapiedi e quindi senza migliorare lo spazio pedonale.

Purtroppo oggi molte amministrazioni pubbliche (a differenza di quelle che le hanno precedute) sembrano percepire il verde urbano più come un fastidioso ingombro che come una risorsa, praticando facili scorciatoie invece di tentare soluzioni più efficaci, facendo del verde un problema ambientale e non solo un problema di gestione delle strade. Se poi non ci sono i soldi, perché questa fretta di fare le cose a metà?


da Virginio Villani
Italia Nostra-gruppo di Senigallia




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-10-2012 alle 15:49 sul giornale del 12 ottobre 2012 - 731 letture

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Angelo D.

12 ottobre, 09:09
Oltre a quelli citati nell'articolo, sono stati abbattutti recentemente dei noci a Cesanella e, sempre a Cesanella, quando sono stati rifatti i marciapiedi in via Giotto vennero abbattuti moltissimi lecci.
Il mio dubbio però è che quelli che ora si lamentano siano gli stessi che hanno votato Ceresoni & C. alle ultime amministrative.




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