Libri & cultura: Se rinasco vado a fare la mondina

Se rinasco vado a fare la mondina 3' di lettura Senigallia 29/04/2011 -

Non è semplicemente una antologia di racconti quella che Elen@76 raccoglie nel volume Se rinasco vado a fare la mondina (Edizioni Montag, 2011, 133 pp.): ci troviamo in realtà di fronte a qualcosa di più.



Non solo storie dunque, ma soprattutto riflessioni personali, accurate e dettagliate, disquisizioni (o – meglio – vere e proprie “dissertazioni” in miniatura) sulle esperienze che possono costellare la vita di una donna poco più che trentenne, come lo pseudonimo (?) dell’autrice lascia facilmente intendere.

All’interno dell’opera alcune “costanti” permettono di cogliere il senso generale della narrazione e di percepire qualcosa sulle intenzioni dell’autrice e sul suo pensiero.

Innanzitutto c’è un concetto di fondo che permea ogni racconto dell’antologia e che viene ribadito a più riprese: si tratta di un “amore” incondizionato (o almeno questo è ciò che Elen@76, al secolo Elena Irrera, vuole comunicare al lettore) per la filosofia, quella disciplina spesso riservata a pochi interessati o – peggio – relegata dai più alle generiche chiacchiere da bar. Per Elen@76 invece l’amore per la ricerca in campo filosofico diventa un sogno da perseguire con determinazione, una passione che travolge e, come tutte le passioni, può portare con sé gioie immense ma anche profondi dolori.

Ed è a questo livello che si inserisce un secondo aspetto degno di nota: la continua denuncia (a volte esplicita, a volte latente) sulle condizioni in cui versa il mondo della ricerca in Italia, e contemporaneamente sulle differenze immediatamente riscontrabili all’estero. Su questo aspetto la posizione dell’autrice è puntuale e chiara: nelle sue parole vibra tutta la delusione (a tratti rassegnata e contenuta, più spesso combattiva) per l’effettiva mancanza di possibilità lavorative per chi nel nostro paese decida di intraprendere la strada della ricerca in ambito accademico e dell’insegnamento universitario. In tale prospettiva la Irrera traduce molto apertamente sulla carta le delusioni di una generazione in caduta libera, alla quale viene tolta ogni possibilità di espressione e di realizzazione, e a cui non rimane che tentare – esclusa la “fuga”, che resta pur sempre una soluzione plausibile e sempre più comprensibile – una lenta risalita, su un percorso difficile e tortuoso, con esiti incerti.

Ciononostante Elen@76 non sembra perdere la speranza, forte dei suoi “baluardi” filosofici, ma anche di una fervida fantasia, destinata a superare le barriere dell’individuo e della società. Questa attenzione all’irreale, al fantastico, all’immaginazione, al sogno, si evidenzia in continui riferimenti ad opere letterarie e soprattutto cinematografiche, come se la finzione artistica sia un’immagine, un modello, in grado di spiegare la realtà o, più semplicemente, possa confonderne i contorni per offrire all’uomo non solo paradigmi di presunta felicità, ma anche spunti continui di riflessione e appigli, dai quali prendere lo slancio per una lenta ripresa.

E come un’opera d’arte, l’autrice non si limita a tracciare alcuni schemi generali e universali, ma cerca di approfondire il dettaglio, di non trascurare nulla e nessuno, di soffermarsi sui particolari. Cadendo in questo modo nella tentazione della divagazione, che rischia - se eccessiva – di diventare il punto debole dell’opera, come la stessa autrice onestamente riconosce, ma che racchiude però il significato profondo delle intenzioni di Elena: godere (o almeno tentare di godere) della vita, dopo averla conosciuta e gustata in tutti i suoi aspetti. Ritengo la divagazione una vera e propria arte. Arte di conoscere il mondo, di assaporarlo nelle sue molteplici sfumature, di cogliere i nessi profondi tra realtà così apparentemente distanti tra loro, così incommensurabili da non sembrare nemmeno parte dello stesso universo. La divagazione diventa in questo modo non solo una forma di conoscenza e di comprensione, ma anche un modo efficace di esprimere la passione e l’amore per l’uomo.








Questo è un articolo pubblicato il 29-04-2011 alle 12:16 sul giornale del 02 maggio 2011 - 11747 letture

In questo articolo si parla di cultura, iobook, elena irrera, Giovanni Frulla, elena @76

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I miei piu' sentiti complimenti ad Elena, per il coraggio avuto nell'affrontare certi temi spinosi, e per l'impegno dedicato.

"Godere della vita dopo averla conosciuta e gustata in tutti i suoi aspetti"

Questo diventa una sorta di "ordine imperativo" per chiunque sia ancora in grado di essere razionale nella vita, ben sapendo che ne abbiamo a disposizione soltanto una.
Diventa un "Must" per tutti coloro che non si accontentano delle facili risposte (che per buona parte delle volte appunto, non sono nemmeno risposte!), ma affrontano le ricerche in modo approfondito ed accurato...Contro ovviamente ogni conformismo, tradizione obsoleta, routine, vizio, ed andazzo decadente, che sta caratterizzando questa nostra massacrata generazione.

Non manchero' di procurarmi il libro e leggerlo Elena. Complimenti ancora!! ;)

Anonimo

Confermo un mio commento precedente: un libro che si legge molto bene e che descrive con ironia tante situazioni attuali dei giovani, molte veramente paradossali... complimenti!