Libri & cultura: I Poeti Dialettali di Senigallia

poesie 3' di lettura Senigallia 11/04/2011 -

Di recente pubblicazione è la raccolta di poeti dialettali senigalliesi realizzata per conto dell’Associazione Culturale “La Fenice” e curata da Domenico Pergolesi, I poeti dialettali di Senigallia. Nicola Leoni e altri poeti (Edizioni La Fenice, 2011, 127 pp.).



Non ci troviamo qui di fronte ad una semplice antologia, quanto piuttosto ad un tentativo ben riuscito di conservazione di una tradizione popolare radicata nel territorio, ma il più delle volte troppo poco visibile a livello letterario.

Nello specifico la raccolta - un ulteriore tentativo di restituire alla poesia dialettale il suo valore di vera e propria letteratura - si concentra sui testi di Nicola Leoni (1897-1983), poeta e scrittore nativo di Senigallia, che ha fatto di questa città non solo la dimora di tutta una vita ma anche il centro della propria ispirazione, dando alle stampe nel corso degli anni singoli componimenti e numerose raccolte. Di Leoni viene ripubblicato, su iniziativa dell’Associazione La Fenice, il poemetto intitolato La bella cast.lana, composto da 38 sonetti che ruotano intorno ad una leggenda locale, già edito nel 1970, ed ora riscoperto in tutta la sua genuinità. In aggiunta alla sua produzione poetica vengono antologizzati all’interno del volume anche altri versi, di autori senigalliesi - alcuni dei quali tuttora viventi, a dimostrazione che la poesia dialettale non ha ancora perso il suo fascino - che altrimenti andrebbero perduti, perché inediti o stampati in pochissime copie.

Le poesie di Leoni presenti all’interno della raccolta si strutturano quasi tutte sulla forma classica del sonetto, a cui la lingua popolare conferisce una adesione maggiore alla realtà quotidiana: il poeta prende infatti spunto da occasioni mondane della vita della città, o dalla suggestione che si crea intorno a luoghi precisi – basti pensare alla fiera di Sant’Agostino, o alla piazza del mercato, o ai Portici – per tracciare in un certo senso il suo “elogio” del territorio, e per descrivere il clima di festa e di intenso scambio culturale che si può percepire in alcuni momenti della vita cittadina.

Accanto a queste descrizioni si possono individuare inoltre altri componimenti, nei quali sono le persone ad essere prese di mira, con le loro peculiarità fisiche e caratteriali, fissate in immagini istantanee che mettono in evidenza gli aspetti più caratteristici (a volte grotteschi e comici) della loro persona. Tale rappresentazione ben si inserisce nel contesto composito e stimolante dato dall’incrocio di diverse culture e dalla compresenza dei mestieri più svariati che ruotano intorno agli stessi punti di incontro.
La raccolta si conclude con un componimento dal titolo ’l miracul’ d’ San Pasqual’, in cui dietro al racconto di un episodio di vita popolare si cela l’ironia di una terra in cui devozione e anticlericalismo convivono insieme e insieme si compenetrano.

Impreziosiscono il volume anche le riflessioni contenute nelle premesse introduttive. In particolare è degna di nota la breve discussione di Anna Maria Mancini (“Il dialetto di Senigallia”) sui contorni linguistici del dialetto tipico del territorio senigalliese, inquadrato all’interno della situazione dialettale marchigiana, e definito come un tipo di linguaggio che occupa un ruolo particolare proprio in virtù della sua posizione in un certo senso “di frontiera”. Una città e una lingua – come sostiene la Mancini – proiettate più verso il Nord che verso il Sud, probabilmente come conseguenza dell’antico rapporto che – per quanto riguarda ambito storico e politico - lega Senigallia al ducato di Urbino e – di riscontro – all’attuale territorio pesarese.






Questo è un articolo pubblicato il 11-04-2011 alle 00:11 sul giornale del 12 aprile 2011 - 11084 letture

In questo articolo si parla di cultura, poesia, iobook, Giovanni Frulla

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