Tranquilli (MLCS): i ciclisti sono i soggetti fragili della strada

logo MLCS 6' di lettura Senigallia 16/07/2010 -

Simone Tranquilli, uno dei fondatori del MLCS (Movimento Lento Ciclabile Senigalliese) commenta il giro di vite che la Polizia ha annunciato nei confronti dei ciclisti indisciplinati.



Lei è d’accordo sul fatto che i ciclisti siano tra le principali cause di incidenti nel periodo estivo come rilevato della stradale?
Non credo che questi dati siano attendibili: ad esempio qui sul lungomare il vero pericolo sono le automobili che sfrecciano a velocità elevate che davvero mettono a repentaglio la vita delle persone. Gli incidenti tra ciclisti non sono mai gravi, mentre negli incidenti che coinvolgono ciclisti e automobili soccombono sempre i ciclisti.
Dobbiamo partire dal presupposto che cilisti e pedoni sono il soggetto debole della strada e quindi vanno tutelati prima e meglio di tutti gli altri soggetti.

Quindi secondo Lei i ciclisti hanno il “diritto” di infrangere il codice della strada? Come ad esempio i sensi unici studiati per le automobili ed imposti anche ai ciclisti.
Secondo me si. Ci sono degli esempi lampanti di come un ciclista non può sosttostare a dei sensi unici. Ad esempio: ti trovi in Viale IV Novembre e devi tornare indietro, cosa fai, arrivi fino al Cityper, risali Ponte Zavatti, torni giù e fai le due rotatorie? È palesemente illogico: si perde tutta l'utilità del mezzo bicicletta facendo in questo modo.
È necessario un restringimento delle carreggiate ed un potenziamento delle piste ciclabili a doppio senso e separate dal resto delle carreggiate. Purtroppo questo a Senigallia è difficile da fare perché ci sono troppe automobili parcheggiate ai bordi delle strade. Il problema auto non è solo un problema di smog ed inquinamento, peraltro molto evidente, ma è anche un problema di occupazione di spazi. Le automobili, che sono delle proprietà private, occupano degli spazi pubblici pagando, a mio avviso troppo poco. "È come mettere il proprio divano in mezzo alla strada", commenta Grillo nei suoi spettacoli.
Altro discorso è la prudenza del ciclista, che a volte si comporta male o attraversa senza guardare. Non deve farlo, su questo siamo tutti d'accordo. Ma se partiamo dal presupposto che il soggetto debole della stada sia la macchina allora non c'è speranza.

Teme che controlli mirati ai ciclisti possano disincentivare l’uso della bicicletta a Senigallia?
Io temo di si. Soprattutto se ai controlli seguiranno delle sanzioni che finiranno con il contrastare l'uso della bicicletta che invece in una città come la nostra, pianeggiate, limitata come estensione territoriale e che non ha una buona rete di mezzi pubblici, rappresenta il futuro. E questo sia l'estate che l'inverno. In nord europa prendono la bicicletta tutto l'anno e sul lavoro hanno delle docce specifiche per chi va al lavoro in bicicletta.
Noi invece abbiamo una cultura autocentrica che l'uso dello scooter solo in parte riesce ad arginare. Lo scooter ed il motorino non abbassano il danno ambientale dal punto di vista dello smog, ma almeno limitano il consumo dello spazio.
Una domenica in cui per una gara ciclistica il lungomare è rimasto chiuso al traffico tutti si sono fasciati la testa. Quella domenica invece il Lungomare è stato uno spettacolo! Noi operatori turistici abbiamo lavorato di più delle altre domeniche, perché il lungomare senza auto è veramente bello e godibile. Il lungomare con le auto è maleodorante, pericoloso per i bambini che hanno pochi spazi e per i ciclisti. Io auspico un lungomare completamente pedonale, ovviamente deve essere servito da parcheggi e buss navetta altrimenti il lungomare sarà uno spettacolo, ma nel resto della città sarà un caos.

Secondo lei è giusto che i ciclisti siano multati al pari degli automobilisti?
No, i ciclisti sono soggetti deboli a tutto tondo. Spesso sono anziani, bambini, immigrati che non si possono permettere l'automobile. Bisognerebbe modulare la sanzione a seconda del mezzo utilizzato. Una multa di 300€, ad esempio, supererebbe il valore del mezzo.
Con la bicicletta non si possono fare danni enormi, mentre con la macchina, anche a velocità moderate si possono uccidere le persone.

Percheggi per le bici inesistenti, piste ciclabili gravente insufficienti e a singhiozzo. Perché a Senigallia non si fa di più per le biciclette?
Senigallia, purtroppo, è una città progettata negli anni '70 con un piano regolatore non molto lungimirante. Non me la sento di dare la colpa agli amministratori. Nella scorsa legislatura Simone Ceresoni ha fatto molto. Le decisioni devono partire dal basso e fino a che non avremo una massa critica adeguata l'amministrazione può fare poco perché andrebbe ad alienarsi il consenso dei cittadini. Quando Mangialardi ha voluto la pista ciclabile al lungomare (che pur non piacendomi è meglio di nulla) c'è stato un sollevamento di scudi. Questa città non è ricettiva per le innovazioni che vanno nella direzione di limitare l'uso dell'automobile.

In passato il Movimento Lento Ciclabile Senigalliele (MLCS) ha organizzato una protesta, chiamata Critical Mass in cui molte decine di ciclisti si riunivano e si reimpossessavano delle strade. Non sarebbe più efficace una protesta al contrario in cui tutti coloro che di solito utilizzano la bicicletta decidono di spostarsi per 24 ore in auto, con prevedibili conseguenze disastrose per la circolazione cittadina.
Questo è stato fatto in altri luoghi e in forme differenti. Sono iniziative lodevoli, io stesso sono uno dei fondatori del Critical Mass, ma così si rischia di inimicarsi la cittadinanza. I commenti dei senigalliesi nei nostri confronti erano abbastanza pesanti, e non sempre la gente capiva.
Noi critichiamo, ma quando siamo in automobile ci comportiamo esattamente come quelli che critichiamo. L'automobile ha questo potere di cambiarti il cervello, ti senti nel tuo guscio, è una cosa psicologica. Ma dobbiamo arrivare alla conclusione che non possiamo avere 44.000 veicoli immatricolati a Senigallia, non abbiamo lo spazio materiale per muoverci.
Proviamo ad immagnare un Foro Annonario ed a Piazza Simoncelli completamente sgombri dalle macchine. Chi dice che il commercio ne risentirebbe non considera che i negozzi lungo il corso non lavorano meno degli altri ma di più. La gente si muove volentieri a piedi. Forse qualche attività potrebbe risentirle nel breve periodo, ma un centro storico ed un lungomare pedonalizzati migliorerebbero le cose.

Crede che si debba tollerare il comportamento dei ciclisti che invadono spazi riservati ai pedoni, come ad esempio Corso II Giugno?
Questa è una cosa che faccio spesso, ma mi rendo conto che è sbagliato. Noi ciclisti passiamo a velocità sostenuta e non c'è un passeggio pedonale ordinato, ma si trova il bambino che scappa dalla mano della madre e si potrebbero provocare dei danni abbastanza seri. Trovo sia giusto che sia una zona solo pedonale. Non va bene camminare per il corso in bicicletta, in fondo non è che a fare 200 metri a piedi ci stanchiamo più di tanto.






Questa è un'intervista pubblicata il 16-07-2010 alle 10:57 sul giornale del 17 luglio 2010 - 6518 letture

In questo articolo si parla di michele pinto, politica, Simone Tranquilli, biciclette, intervista, mlcs, movimento lento ciclabile

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/ahk





logoEV
logoEV