Ostra: un tuffo nel passato, un dolce ricordo con L’Olmo Bello

26/02/2010 - Tutti ad Ostra e nel Senigalliese hanno sentito parlare dell\'Olmo Bello, l\'albero di dimensioni colossali abbattuto nella primavera del 1935, quando ormai secco era divenuto pericoloso per la pubblica incolumità.

Si pensi che durante un violento temporale un fulmine stroncò un ramo, dando ben 70 quintali di legna. I più oggi non sanno niente dell\'olmo  bel­lo,  ma i più anziani se ne ricordano e quasi tutti  lo  hanno visto  e  lo rimpiangono. A quei tempi andare all\'Olmo bello o di Lando (nome della famiglia di mezzadri che da 700 anni offre uno straordinario esempio di attaccamento alla terra) era un\'attraente scampagnata, perchè si consumava la rituale merenda alla sua immensa om­bra. L\'olmo, ricordato da vari testi enciclopedi­ci, aveva straordinarie dimensioni e misurava 28 metri  d\'altez­za, 35 di diametro e 110 di circonferenza. Era davvero una  mon­tagna  di verde!


La circonferenza del tronco alla base  misurava metri 6,30 ed occorrevano più uomini con le braccia aperte  per cingerla tutta. Quando segarono il ciclopico tronco rivelò circa 400 cerchi concentrici nella sua sezione: era vecchio di quat­tro secoli! La contrada sulla quale era a dimora, ha il nome  di via  Selve,  è compresa in quel triangolo pianeggiante  che  si stende a monte della confluenza del fiume Misa con il Nevola  e che  un tempo era coperto dalla famosa Selva Bodiana. Lo  storico Corinaldese Vincenzo Maria Cimarelli già nel \'600 parla di  que­sta grande e terribile foresta e ricorda fra l\'altro \"tre olmi di incredibile grandezza\" che s\'alzano sulla dorsale tra il Nevola e  il Cesano. Lo stesso precisa che i tre olmi in oggetto  erano siti nel territorio Corinaldese e due di questi furono  abbattuti nel 1574, mentre l\'altro venne atterrato dal vento nel 1604,  ciò a dimostrare la presenza non sporadica di queste grandi  piante in questa zona.


A quale specie botanica appartenesse l\'olmo  di Lando non è dato a sapere, non deve comunque ingannare il secon­do  nome cioè Lando, precisamente Landi, che non è altro  che  il nome  della  famiglia di mezzadri che da 700  anni  offre  uno stroordinario esempio di fedeltà alla terra. Sulle cause tecniche che portò alla morte il nostro olmo si sono avanzate varie ipote­si la più plausibile insieme a quella della vecchiaia è la scarsità  d\'acqua incontrata dopo il 1927 quando furono istallate  a poche centinaia di metri le pompe per sollevare una sempre  più maggiore quantità d\'acqua. I 500 quintali di legname prodotti an­ darono  venduto parte ad un fornaio di Belvedere Ostrense,  parte lo  prese la ditta Sellari, birocciari di Ostra. Mentre la  parte inferiore del tronco, quella con i cerchi concentrici, la volle invece  l\'Ostrense Alberto Manoni, che bramoso di far  quattrini mise a frutto l\'idea di portarlo in giro per il mondo mostrando­ lo a pagamento. Tale idea si rivelò un autentico fiasco e  mentre  si stava pensando un qualcosa di diverso venne la guerra  e scarseggiando il combustibile venne servito per l\'opera.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-02-2010 alle 14:41 sul giornale del 27 febbraio 2010 - 6721 letture

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