Sardella (Pd): un\'analisi sulla nostra società

gente 4' di lettura Senigallia 25/10/2008 - Di recente istituzioni fra loro molto lontane, come Caritas o OCSE (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) hanno offerto la medesima analisi circa la situazione sociale italiana: scarsissima mobilità sociale, aumento delle famiglie povere, aumento continuo e sistematico del divario tra la piccola percentuale di italiani che ha molto e la grande maggioranza il cui reddito va sempre più assottigliandosi.

I ceti medi e poveri stanno scivolando, e, senza un reale cambiamento, scivoleranno sempre più, verso una situazione di sostanziale esclusione sociale; se per esclusione intendiamo le difficoltà di accesso all’istruzione, in particolare universitaria e post universitaria, sempre più costosa, le enormi difficoltà di accesso al mercato immobiliare, ad una sanità pubblica efficiente e tempestiva, e finanche a beni essenziali come l’autovettura di proprietà. Basta frequentare i mezzi pubblici per notare come i medesimi siano ormai utilizzati pressoché esclusivamente solo da alcune classi sociali, di norma le meno abbienti, i pendolari lavoratori dipendenti, gli stranieri. Ho la sensazione che la società italiana sia sempre più immobile e “classista”. Non è un buon viatico per il futuro. Certo, la congiuntura internazionale non è favorevole; tuttavia la situazione politica italiana nel suo complesso non è in grado, e non si dimostra all’altezza, di invertire la rotta di questa deriva.


E quando la politica non è all’altezza, la società rischia di offrire il peggio di se. Come Partito Democratico abbiamo il dovere di chiederci come operare per un reale cambiamento; come invertire la rotta. Cominciando dal basso; le municipalità potrebbero svolgere un ruolo fondamentale, rilanciando con forza la trasparenza dell’azione amministrativa, il contraddittorio con i cittadini, offrendo concreti esempi di buona amministrazione e di buona politica, agevolando un’economia sociale di mercato sul territorio, per evitare che lo stesso divenga terreno di conquista dei grandi speculatori. Ciò sarà possibile se il partito democratico troverà in se la forza di affrontare i grandi e piccoli conflitti di interessi, al fine di rendere l’azione politica indipendente dalle pressioni dei gruppi di interesse, delle lobby. Diversamente una politica che governa la società governata dalle lobby rischia di non governare affatto, di perdere capacità di azione e di elaborazione, finendo per agevolare quel processo di concentrazione della ricchezza in atto. E’ inoltre opportuno evitare, per quanto possibile, la contrapposizione, la quale genera ricadute a volte pesantemente negative, in particolare nella dinamica dei rapporti tra cittadini, istituzioni e politica.


Anche la contrapposizione agevola la concentrazione di ricchezza, se non altro perché, di norma, si conclude inevitabilmente secondo dinamiche di selezione sociale. Soccombe chi ha meno mezzi, meno cultura, meno conoscenze. Infine, ma non da ultimo, un’azione politica, anche locale, che stimoli l’”economia del lusso” (o della rendita) , se da un lato può offrire occasioni per attirare investimenti, locali, nazionali od esteri, e quindi per stimolare l’indotto artigianale, commerciale e dei servizi, dall’altro agevola la “polarizzazione” sociale, ciò perché non è affatto scontato che il “lusso” generi, nel medio periodo, ricadute positive sul tessuto sociale e produttivo; anzi, rischia di distribuire “briciole” e quindi di rivelarsi esso stesso motore di sviluppo iniquo. Al contrario va ribadito, anche a livello locale, il ruolo dell’economia sociale di mercato, la terza via, coniugata con un riformismo solidale, mediante un pubblico che si fa garante delle procedure e delle regole, che agevola la libera iniziativa attraverso la sburocratizzazione dell’apparato amministrativo, che promuove la sussidiarietà con strategie di partecipazione, inclusione, solidarietà, autogoverno. Per concludere va attuata un’azione politica redistributiva, perché se è vero che per il PD va combattuta la povertà, è altrettanto vero che un simile obiettivo ha come presupposto necessario la redistribuzione delle ricchezze. Il Partito Democratico non può non farsi carico di queste sfide; sopratutto ha il dovere di orientare la propria azione politica, ad ogni livello, affinché il modello di sviluppo, a partire da quello cittadino, sia sempre più inclusivo ed equo. Ai ceti medi e meno abbienti, anziché spettatori marginali di grandi operazioni, deve essere restituito un ruolo da protagonisti.

da Simeone Sardella
Presidente Unione Comunale PD




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-10-2008 alle 01:01 sul giornale del 25 ottobre 2008 - 1816 letture

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Anonimo

Finalmente... qualcosa di sinistra... Bravo Sardella!