Sacelit, le ipotesi dell’evoluzione urbana: 5° parte, il piano d\'area

4' di lettura Senigallia 17/10/2008 - All’amministrazione piace il progetto Bohigas, alla nuova società proprietaria “La nuova Darsena” con capofila Edra proprio non va giù, ma fino al 2005, data prevista per il trasferimento effettivo della proprietà, c’è tutto il tempo necessario, per individuare un percorso comune che porti a condividere il piano d’area, strumento previsto dall’iter urbanistico, come passaggio intermedio, prima dell’estensione del definitivo piano attuativo.

Ma i contrasti tra amministrazione e proprietà, anziché attenuarsi, si accentuano, con quest’ultima che alla proposta Guerri-Bohigas contrappone altri studi tra cui uno commissionato a Gregotti.

Alla fine si arriva comunque all’approvazione di un piano d’area sofferto, frutto di compromessi forzati che non accontentano nessuno, e che andranno a ripercuotersi in negativo sulla città. Situazioni come queste sono di monito per verificare ciò che accade quando non c’è una preventiva pianificazione e rappresentano le conseguenze di progetti, orfani di obiettivi di fattibilità e dove il piano finanziario si costruisce e si adatta solo a posteriori, ad una grafica già definita e rigida, in quanto non c’è normalmente volontà di rivisitazione delle scelte progettuali fatte, nemmeno quando queste si rivelano inadeguate.

E’ per evitare questo che la nuova urbanistica invita a produrre innanzitutto lo studio di fattibilità generale economica e di pianificazione demandando la parte grafica solo alla fase successiva.

Altro elemento negativo è l’inversione dei ruoli tra il politico che si appropria di quello di progettista, pretendendo sue soluzioni, dall’architetto delegato e retrocesso a modesto esecutore, quando è invece la politica a doversi mettere a disposizione di chi ha la capacità progettuale. Negativa è altresì, per gli interventi rilevanti, la prevalenza aggressiva delle norme sulla genialità e sulle idee, vista come ostacolo e prepotenza in buona fede di chi, solo per fatto cronologico, impedisce a coloro che sono chiamati ad elaborare un progetto più tardi, di esprimersi in piena libertà, condizionandoli verso risultati di più scadente qualità.

Traducendo queste questioni nello specifico dell’intervento Sacelit, sarebbe stato più appropriato che il piano regolatore, per quest’area, avesse solo perimetrato la proprietà, demandando indici, destinazioni d’uso e organizzazioni interne, al successivo piano d’area che, contestualmente avrebbe assunto anche alla funzione di variante di piano, con un unico strumento, assecondando e soprattutto non contrastando le esigenze progettuali che sarebbero andate a vantaggio di tutti e in primo luogo della città.

Invece si è rimasti prigionieri di norme che con indici troppo bassi (non esiste nessun water front al mondo delle più importanti città turistiche, con volumetrie più basse delle nostre) hanno impedito di negoziare opere pubbliche necessarie alla città che mai in nessun altro modo si riusciranno a fare. Anziché una grande opportunità per Senigallia, la Sacelit rischia di diventare una grande fregatura, basti pensare che il piano d’area destina 4800 metri quadri al pubblico, per museo Giacomelli, polo espositivo area per spettacoli ecc., che il comune o qualche altro ente pubblico dovrà acquistare, con quale prezzo? con quali risorse?

Quanto poco si è ragionato sui problemi veri e quanto troppo invece su problemi meno importanti come gli indici, le percentuali delle destinazioni d’uso, le dimensioni degli alloggi, che non dovrebbero essere imposizioni politiche, ma semplici risposte di esigenze di mercato.
Ma la sconfitta più grande viene da lontano, da quel pessimo piano direttorio che ha mortificato l’integrazione con il contorno, che ancora eredita i ponti levatoi al posto di attraversamenti fissi, che non ha spronato a trovare alternative all’orribile uscita di tipo autostradale in pieno centro, che anziché pensare ad un porto più grande ha compresso quello esistente, inventando una nuova e soffocata darsena strozzata da via Mameli.

Nel seguito conclusivo vedremo se c’è ancora un ancora di salvezza parlando delle aspettative e del nuovo progetto redatto dalla nuova proprietà Lanari.
Le illustrazioni di seguito riportano il piano d’area e lo schema di viabilità dello stesso.









Questo è un articolo pubblicato il 17-10-2008 alle 01:01 sul giornale del 17 ottobre 2008 - 1449 letture

In questo articolo si parla di porto, attualità, sacelit, Paolo Landi





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