Musinf: summit del gruppo di lavoro sul cliché verre

musinf 11' di lettura Senigallia 04/10/2008 - Nella giornata del Contemporaneo previsto un summit del gruppo di lavoro sul cliché verre, cui aderisce anche Nunzio Solendo, esponente storico della pop-art romana.

Senigallia viene sempre più considerata come un punto di riferimento nel campo della fotografia, per via dei suoi grandi fotografi. Ora sta diventando anche un punto di riferimento per la sperimentazione fotografica, come dimostrano le tante partecipazioni di artisti qualificati al gruppo di lavoro del laboratorio fotografico attivato dal Musinf, finalizzato alla rinascita della tecnica fotografica del clichè verre. Il Museo d’arte moderna, dell’informazione e della fotografia ha aderito, su invito, alla giornata del Contemporaneo, che è la giornata nazionale indetta dall’Amaci, l’associazione dei musei italiani d’arte contemporanea.



Nel vasto programma delle iniziative previste per il 4 ottobre al Musinf e a Palazzo del Duca è inserito un incontro del gruppo di lavoro del cliché verre. Nell’occasione sarà a Senigallia anche il prof. Nunzio Solendo, storico esponente della pop art romana e docente dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Il prof. Solendo infatti ha recentemente aderito al programma del laboratorio fotografico del Musinf senigalliese, relativo al rilancio della tecnica artistica del cliché verre. Di grande interesse culturale è lo scritto, allegato, che il prof. Solendo ha inviato al prof. Stefano Schiavoni, consigliere delegato ai progetti per la fotografia del Comune di Senigallia. Si tratta di uno scritto che dimostra l’alto profilo della sperimentazione in corso al Musinf, costituendo una sorta di manifesto dell’attualità artistica del cliché verre.



Scrive il prof. Solendo: “L’iniziativa culturale promossa dal Museo del Comune di Senigallia mi ha coinvolto sia emotivamente sia in forma operativa. Per questo motivo ho eseguito e realizzato per il MUSINF delle lastre per la stampa d’arte con il procedimento della tecnica del cliché-verre. Si tratta di una risoluzione finale di stampa su carta sensibile, che non è associabile all’acquaforte, alla xilografia, alla litografia e tanto meno al monotipo. Sono dette cliché-verre sia le lastre eseguite manualmente dall’artista sia le stampe fototipiche, derivanti per contatto dalle lastre, sottoposte ad una fonte di luce artificiale in camera oscura. Per esperienza artistica e professionale, sono particolarmente motivato a condividere l’importanza della rinascenza della tecnica del cliché-verre in questo attuale momento dell’arte contemporanea, attraversata da tanti discussi ed importanti fermenti culturali. Ricominciare dalla modernità da Corot, Picasso, Man Ray ed oltre, per incentivare nell’artista la capacità manuale, creativa ed espressiva nella esecuzione diretta e non interposta dell’opera realizzata, senza interferenze o mistificazioni demagogiche o utilitaristiche. C’è un punto nell’attività del nostro intelletto in cui il senso della più umile realtà immediata e quello della eternità coincidono esattamente. Questo punto è poesia. L’arte è bella o è brutta; è o non è. Tutta la critica può consistere solo nel tentativo di ridarci la modalità, non la formula, della sua bellezza o bruttezza.



Con ciò mettendo a nudo il giuoco specifico di quella data visione artistica; la sua forma, la sua origine fantastica, il suo ritmo interno; che è tutto. Qualcuno ha anche detto che qualunque paesaggio è uno stato d’animo. E’naturale la mia condivisione al progetto del MUSINF e al laboratorio del cliché-verre, tenuto conto delle personalità di alto rilievo e di esperienza culturale attivi a Senigallia nel Museo dell’Informazione. Mi convincono ampiamente nel ritenere valida questa iniziativa, che agisce a favore della cultura e dell’ arte figurativa, coinvolgendo operativamente artisti e studenti in particolare quelli delle Scuole d’Arte e delle Accademie di Belle Arti. E’ una condivisione coincidente con la mia attività di esponente delle arti visive contemporanee. Dal 1965 al 1977 ho inciso e realizzato oltre centocinquanta lastre all’acquaforte. Le stampe derivate in quel periodo sono state esposte in mostra a Ferrara nel Centro Arti Visive del Palazzo dei Diamanti. La mostra delle incisioni e delle litografie è stata documentata da un volume del 1977 (Nunzio Solendo “Opera Grafica” con un testo di Antonello Trombadori, pubblicato nella collana d’Arte Contemporanea, al tempo diretta proprio da Carlo Emanuele Bugatti). Naturalmente non mi sono fermato. Da quella data ho continuato ad incidere lastre calcografiche, oltre a dipingere. Nel contempo ho maturato cinquanta anni di servizio presso l’Accademia di Belle Arti di Roma nel ruolo di Professore Titolare della prima Cattedra di Pittura.



Le citazioni di cui sopra in questo contesto mi paiono opportune, perché è coerentemente con questa esperienza che ho provveduto a fare recapitare al Museo del’Informazione di Senigallia le mie lastre a cliché-verre. Nel realizzarle ho pensato al Sole e alla sua luce, immaginata in camera Oscura. Ho pensato la fonte di luce che impressiona quanto espresso con il segno della mano creativa e quanto pensato dalla ragione, cogliendo le immagini volute di segni e significati. Tutto nel gesto dell’operare sulle forme evolute dal libero pensiero mentale. Tutto prospettando l’immagine immaginata per l’attraversamento irradiato della luce domestica. Fototipia. Non più usuale inchiostro di stampa e figlianza con l’origine incisa sulla compatta lastra di metallo. Ora è altro. E’ cliché-verre e la trasparenza della lastra soggiace nel ricevere la luce, per fissarsi indelebile sulla carta, trattata sensibilmente da tecniche mani operose. Poi stampa sublimata dallo sviluppo, che alimenta i segni e i segnali composti in forme oggettive simboliche dalla mia mano creativa, guidata dagli occhi, trasmettitori del sentimento delle immagini.




Tutto questo, per me è partecipazione. Il Museo d’arte moderna di Senigallia, in abbreviazione MUSINF, con il suo direttore Carlo Emanuele Bugatti, importante personalità e qualificato promotore culturale, ha avviato un laboratorio di ricerca sperimentale sulle tecniche della fotografia, orientato anche al recupero e alla valorizzazione del cliché-verre, insieme alla collaborazione delle personalità di alto rilievo e di esperienza culturale attive nel Museo dell’Informazione di Senigallia. Questi sono dati oggettivi, che mi convincono ampiamente nel ritenere oggi valida la progettualità del laboratorio sperimentale. Una progettualità utile per la cultura e l’arte, volta ad interessare operativamente artisti e studenti delle scuole di belle arti. Con questo progetto di sperimentazione, connessa al recupero e alla divulgazione di una sopita, gloriosa, attraente maniera incisoria su vetro o su simili supporti rigidi e trasparenti. Pertanto, nel ruolo di artista delle arti visive, la mia attenzione è orientata a sostenere operativamente l’iniziativa culturale promossa da Carlo Emanuele Bugatti. E’ un valido progetto capace di sostenere una vasta ed ulteriore diffusione, in Italia e in Europa, dell’immagine della già forte identità territoriale del Comune di Senigallia quale Città della Fotografia. Affermando e privilegiando nel contempo il consolidato storico legame artistico e creativo tra fotografia e incisione.




E’ una mia opinione. Deriva e è motivata dalla conoscenza dello storico lavoro promozionale e culturale svolto da Carlo Emanuele Bugatti, ad iniziare dagli anni ‘70, nel settore dell’editoria dell\'arte contemporanea e moderna, avendo egli promosso, insieme al suo caro indimenticabile fratello Marzio, la realizzazione di pubblicazioni e testi monografici, di pregevoli opere grafiche calcografiche, incise dai più importanti maestri dell’arte moderna e contemporanea, come Mastroianni, Fazzini, Virgilio Guidi. Altro dato significativo del laboratorio sperimentale di fotografia di Senigallia è rappresentato dalla partecipazione attiva di Alfonso Napolitano, artista creativo, polivalente nella sua operosità di validissimo pittore. Di Napolitano ho presente il lavoro fotografico recente per la documentazione della mostra di De Dominicis, dedicata nella Mole vanvitelliana di Ancona, al monumentale scheletro, detto della calamita cosmica. Fanno ormai parte della storia dell’arte, con letture innovative certi momenti della cultura visiva ad Ancona. Ma ho ben presenti gli interventi di Bugatti, quando a Roma ci parlava della giovane pittura anconitana. Parlava dei talenti esplosivi di De Dominicis e Cucchi. Parlava anche delle colombe di Napolitano, immerse in spazi cromatici, ispirati a Olle Baertling.




Un artista cui oggi è intitolato il Museo di Stoccolma. Nel laboratorio del Musinf Napolitano opera oggi insieme al valente disegnatore e pittore Aroldo Governatori animando il laboratorio del cliché-verre. Sono affiancati dalla consulenza tecnica in camera oscura dei fotografi Pegoli, Mandolini e Marchini, tutti ben noti nei loro campi di competenza, che vanno dal fotoreportage, alla camera oscura e alle antiche tecniche di stampa. Da tutto questo, come dalle considerazioni successive attinenti all’evoluzione del cliché-verre, deriva la mia attenzione solidale ed operativa con il Laboratorio Sperimentale di Fotografia per il recupero e la diffusione di questa tecnica, che, in un contesto di evoluzione creativa, secondo il tracciato affermativo dell’arte, che va oltre Corot, Man Ray, Max Ernst e Picasso. Io confido nella funzione pubblica dell’arte e nel ruolo specifico del MUSINF di Senigallia, che è stato capace di raccogliere e salvaguardare, pubblicizzare anche in ambito internazionale un patrimonio importante nei settori della pittura, dell’incisione, della fotografia, della scultura. Ritengo importante il ruolo della memoria, il ricordo, la creatività, l’invenzione e la sperimentazione e più in generale, la ricerca razionale e scientifica. Infatti concorrono a sviluppare ed affermare la democrazia, la pace e la libertà tra i Popoli, per la prospettiva di progresso sociale e solidale di tutta l’Umanità. Sono prerogative fondamentali e necessarie, sia individuali che collettive, le quali appartengono al sentimento e alla ragione.



Connotano ed identificano i valori dell’essere uomo, pensante ed operativo ovunque e comunque. Ritengo opportuno aggiungere a queste considerazioni, certo desuete sui valori, anche alcuni cenni storici sulla tecnica del cliché-verre. Una tecnica di riproduzione seriale, che ha come matrice/cliché un supporto trasparente in vetro, preparato ed inciso con il totale controllo esecutivo e creativo dell’artista. L’artista può anche proseguire il procedimento di camera oscura. O può anche, in un rapporto di collaborazione, affidare il vetro inciso o dipinto al fotografo, alla sua maestria in camera oscura. La camera oscura, comunque, è necessaria al procedimento per la stampa di Fototipie su carta sensibile. Con il risultato oggettivo e visibile del connubio tra l’attività dell’artista e l’innovazione della fotografia. La vicenda della stampa fotografica ebbe inizio nel 1822 con Joseph-Nicéphore Niepce, che definì eliografie le stampe realizzate fino al 1826. Hippolyte Bayard, fu l’inventore della stampa positiva diretta, realizzando nel 1839 una prima mostra fotografica dei suoi lavori. Con ciò precedendo Louis Daguerre e la dagherrotipia. La tecnica venne identificata con la denominazione fotografia con l’introduzione del procedimento della calcotipia, messo in atto a Londra nel 1839 da Fox Talbot, ottenendo, con il procedimento fotografico, successive stampe su carta sensibile. In sostanza è stato il procedimento fotografico su lastra di vetro a determinare la nascita dell’ originale tecnica, cui gli artisti hanno dato diverse denominazioni, come cliché-glace, gravure à jour, autographie photographique, dessin héliographique.



La diffusione della denominazione cliché verre si deve all’uso notevole ed apprezzato, che delle tecnica fecero i pittori gli animatori del gruppo di artisti, della Scuola di Barbizon. In modo particolare Corot, Daubigny, Delacroix, Millet e Rousseau. Il cliché verre fu rilanciato, nel Novecento, dai risultati sperimentali di grande fascino pittorico ottenuti da Picasso. Ho saputo che al Musinf di Senigallia viene utilizzata anche la rayografia, che è il procedimento fotografico usato da Man Ray, consistente nella sovrapposizione diretta al negativo di oggetti in camera oscura. E’ il procedimento che Man Ray definì rayografia. Per esempio questa tecnica è stata usata da Giorgio Pegoli nelle sue stampe, che il Musinf esporrà al prossimo salone di Cartacanta, insieme ad alcuni cliché verre e ad alcune acquisizioni recenti di fotografie realizzate con antiche tecniche di stampa\".


(NUNZIO SOLENDO Professore Accademico Emerito in Arti Visive Titolare della prima cattedra di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Roma)






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-10-2008 alle 01:01 sul giornale del 04 ottobre 2008 - 2214 letture

In questo articolo si parla di cultura, musinf





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