Di Capua: la quarta elementare al Cesano non s'ha da fare

2' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Tra il bombardamento mediatico del Summer Jamboree e le iniziative che si susseguono incessanti in questo ultimo scampolo di agosto, si leva flebile la voce di otto famiglie che lottano contro la soppressione della quarta elementare al Cesano.

da Alberto Di Capua
Age Senigallia


La loro tenacia nel riuscire a trovare una manciata di bambini, affinché si possa raggiungere il numero necessario per la formazione della classe, è veramente da ammirare. Politici, amministratori, sindacalisti hanno perorato la loro causa davanti all’ufficio scolastico provinciale senza trovare ragione. La questione dell’esiguità delle risorse umane e finanziarie - hanno riferito - è un problema generale e quindi bisogna tagliare laddove sia possibile a dispetto di tutto quello che si può sostenere sulla continuità e l’integrazione del gruppo classe nei tempi e nei luoghi.

Ma è proprio questo il punto. Per salvaguardare quest’aspetto, che senza dubbio ha una forte valenza pedagogica, non se ne valutano altri. Vediamo, per esempio, la capacità dei nostri bambini ad integrarsi facilmente nei vari contesti di studio e di gioco. Durante il giorno, infatti, per esigenze diverse, i bambini vengono trasportati da un posto all’altro della città senza subire grossi problemi di adattamento o di integrazione. Anzi, essi, molto più di noi adulti, sono già abituati a vivere la mobilità come una condizione tipica del loro tempo e probabilmente già sanno che sarà sempre più richiesta quando cominceranno a cercarsi un lavoro.

Allora, a questo punto, ci domandiamo, allargando il raggio a tutte le scuole della città. Perché un solo Istituto ( il Nord) deve essere lasciato solo a risolversi un problema irrisolvibile che invece investe l’intero territorio? Perché, anche attraverso strumenti di incentivazione, non si invitano quelle famiglie della città a portare i loro figli in quei plessi dove le classi sono in pericolo di formazione, sgonfiando quindi quelle numericamente sature? Perché, invece, si prendono provvedimenti tampone per accontentare alcune comunità e non altre solo per scopi elettorali? Perché, infine, non c’è una regia generale che progetti e gestisca una buona volta inspiegabili squilibri territoriali (si veda per esempio la spaccatura che c’è a Sud della città dove esistono ben due Istituti Comprensivi all’interno dello stesso quartiere)?

Con l’imminenza della riapertura delle scuole e come si sono messe le cose rimaniamo molto pessimisti nel pensare che questa classe verrà formata nonostante la forsennata ricerca di queste famiglie a raggiungere il numero fatidico di 10 bambini e, crediamo, quindi, che, ancora una volta, abbiamo perso l’occasione per affrontare un problema in maniera integrata (USP, Scuole, Comune e Famiglie).





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 27 agosto 2007 - 3000 letture

In questo articolo si parla di scuola, age, alberto di capua, cesano


Daniele_Sole

27 agosto, 12:28
"...perché, anche attraverso strumenti di incentivazione, non si invitano quelle famiglie della città a portare i loro figli in quei plessi dove le classi sono in pericolo di formazione.."<br />
Semplicemente la risposta sta in un'altra domanda: perchè dovrei portare mio figlio ad una scuola più distante, dovendo sobbarcarmi anche il traffico di attraversamento della città, per poi andare al lavoro?

Anonimo

27 agosto, 12:47
Le risposte potrebbero essere diverse: 1) sono di strada quando vado a lavorare; 2) mia madre o mia suocera abitano vicine alla scuola di mio figlio 3) le maestre di quel plesso le conosco bene e le preferisco; 4) sono amico delle famiglie di quei bambini; 5) perchè, guarda un pò, una volta tanto voglio essere solidale con le famiglie del Cesano; 6) perchè, volesse il cielo, il Comune mi paga il bollo dell'auto per un anno se dimostro interesse a spostare mio figlio; 7) l'anno prossimo vado ad abitare al Cesano e quindi potrei spostarmi prima..... ma c'è ne potrebero essere altre. <br />
<br />
--Alberto Di Capua

Anonimo

27 agosto, 14:33
Rispondo al signor Daniele,perchè noi del Cesano con una scuola recentemente ristrutturata è a norma dobbiamo portare i nostri figli in un' altra struttura.<br />
<br />
--genitore

Daniele_Sole

27 agosto, 15:49
Infatti, è la stessa domanda che farebbero tutti, in ogni parte della città si riscontrasse la stessa situazione.<br />
No, lì la soluzione da trovare deve essere un'altra, perchè quello di spostare gli alunni e coprire i vuoti potrebbe essere una soluzione davvero efficace soltanto e qualora fosse sentita come una scelta volontaria e non imposta ai genitori di chi viene trasferito.<br />
Conoscendo la gente, se il figlio di qualcuno venisse spostato per "tappare i buchi" succederebbe un pandemonio tra chi resta e chi dovrebbe cambiare scuola (fosse pure per un solo anno), e si avrebbe a ruoli invertiti la situazione che si ha a Cesano.<br />
Ci aggiungo che incentivi economici non bastano: a me (se fossi genitore) basterebbe vedere garantiti buoni servizi e buoni insegnanti a mio figlio/a, e allora sarei il primo a chiedere il cambio di scuola.<br />
Tantopiù che poi alle scuole medie c'è sempre stato un certo "rimescolamento" della città.<br />




logoEV
logoEV