culture migranti: Anastasia, tanti dubbi per il futuro

3' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Studiare all’estero è sempre stato visto come una cosa di prestigio. Ma quando Anastasia a 18 anni è venuta a Senigallia si è ritrovata in classe con dei quattordicenni, in un paese straniero e costretta a ristudiare cose già fatte.

di Giulia Angeletti


Anastasia viene da Nalcik, una città a sud della Russia, nella zona del Caucaso. Qui ogni anno si tenevano dei corsi di lingua italiana di 10 mesi, che sfociavano poi in uno scambio culturale che mandava una trentina di ragazzi a studiare in Italia. In particolare il progetto era convenzionato con 5 istituti di Senigallia, Ancona e Fano. “In effetti lo scambio era in una sola direzione, dalla Russia verso l’Italia”- spiega Anastasia.

L’anno in cui è venuta Anastasia è stato l’ultimo per il progetto perché ci sono stati dei problemi con i tutor. Molti dei ragazzi, infatti, erano minorenni, e ogni gruppo che veniva aveva bisogno di un adulto di riferimento. Molto spesso però, queste persone si ritrovavano più spaesate degli stessi ragazzi, e quindi non potevano aiutarli nei piccoli problemi di affitto, lavoro e documenti.

“Studiare all’estero ci era stato presentato come qualcosa di prestigioso, poi quando siamo venuti qua, e a scuola eravamo con dei quattordicenni, costretti a ripetere da capo le cose che avevamo già studiato, abbiamo capito che non era tutto così facile. Alcuni non ce l’hanno fatta e se ne sono andati via subito.” – racconta Anastasia.

Già sua sorella con lo stesso progetto era arrivata a Senigallia tre anni prima, così quando Anastasia è arrivata in Italia non si è trovata poi del tutto spaesata. Ha frequentato ad Ancona l’istituto d’arte, ed è riuscita a finirlo in 4 anni. “All’inizio è stata dura con la lingua, mi ricordo per esempio che durante le lezioni di storia all’inizio non capivo nulla perché la prof parlava veloce”.

In 5 anni che si trova qua, Anastasia è tornata in Russia solo una volta. Durante la sua visita è stata colpita dallo stato di arretratezza e di abbandono in cui si trova la sua città. Racconta di strade distrutte e del problema della delinquenza: “ Ti senti più esposto alle ingiustizie, non ti senti protetto dalla legge come qua in Italia”.

Poi ci parla della mentalità e della cultura russa che sono rimaste in lei: “Da noi non c’è una cultura del cibo, e del mangiare. Qua la gente è più gentile ed educata, in generale c’è più rispetto, gli uomini ti fanno molti complimenti. Qualcuno mi dice a volte che faccio le cose alla russa, ma io sono stata educata in quella maniera.”

Ora Anastasia frequenta l’università di economia ad Ancona, ed ha trovato molte più difficoltà rispetto alla scuola superiore. Nel frattempo lavora come cameriera al Saladino, ed ha da poco concluso un attività di un negozio d’abbigliamento.

Per il futuro ci sono molti dubbi all’orizzonte, come unico punto fermo quello di continuare gli studi.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 15 febbraio 2007 - 11974 letture

In questo articolo si parla di immigrati, senigallia multietnica, giulia angeletti

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Anonimo

15 febbraio, 18:51
Commento sconsigliato, leggilo comunque

melgaco

14 febbraio, 20:30
Farei volentieri uno scambio culturale con costei




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