Inventiamoci il festival di Senigallia

6' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Senigallia è una città piena di poeti, per rendersene conto basta andare sul sito “Poesie senigalliesi”, li ce n’è sicuramente solo una piccolissima parte, poi c’è il “ Premio Senigallia di Poesia “Spiaggia di velluto" e il “Concorso di Poesie “Cesare Vedovelli”, eccetera. Una città della poesia dunque, ma in quanti, tutte queste poesia, oltre a scriverle le leggono?



Giovedì pomeriggio sono andato anche io ad ascoltare la conferenza di Roberto Galaverni, affermato critico letterario, che presentava il suo ultimo lavoro “Il poeta è un cavaliere Jedi””, conferenza inserita nella rassegna Autor&Voli, davvero ben fatta e interessantissima, complimenti all’assessorato alla cultura e ad Alfio Albani ideatore e curatore degli incontri. Il prossimo appuntamento è per il 16 febbraio, nientepopodimeno che, con Gianni D’Elia, ma poi due settimane fa c’era stato Umberto Piersanti, certo non l’ultimo arrivato tra i poeti italiani, giovedì c’era anche lui tra il pubblico e ha dibattuto e interagito con Galaverni. C’erano purtroppo pochissimi senigalliesi, che peccato ragazzi.
Adesso io non è che posso raccontarvi tutto quello che Galaverni ha detto, se vi interessava così tanto potevate venire ad ascoltare con le vostre orecchie, oppure vi comprate il suo libro e poi lo leggete, che i libri ben sistemati nelle librerie dei salotti fanno molto chic, ma se li acciaccate e li sgualcite un po’ per leggerli è meglio.

Comunque, tra i tanti argomenti toccati da Galaverni c’è stato quello del “pubblico della poesia”, di questo vorrei parlare, il pubblico della poesia pare sia davvero poco, pochissimo. Di chi è la colpa? In primo luogo degli italiani che non leggono quasi niente, tranne la Gazzetta dello Sport s’intende, e questo si sapeva, poi delle case editrici, sopratutto quelle grandi, che potrebbero permettersi di rischiare sui poeti giovani ma non lo fanno, ancora delle case editrici, quelle che fanno i libri di testo per le scuole e che affogano la Poesia in un mare di critica e storiografia e note esplicative inutili che sono puro inno al narcisismo auto celebrativo degli stessi curatori delle antologie scolastiche, così almeno ci ha spiegato benissimo e appassionatamente Camillo Nardini; naturalmente anche la scuola ha le sue colpe e poi tanta colpa è anche dei mass media, tv radio giornali, che la poesia la ignorano bellamente. D’accordo, difficile contestare queste affermazioni tutte purtroppo fin troppo vere ed evidenti. Ma i poeti? I poeti proprio non hanno nessuna colpa? Io credo che ne abbiamo eccome, posso permettermi di dire questa cosa perché, modestamente, non faccio per vantarmi, ma sono poeta anche io http://www.poesie.senigallia.biz/?cat=57 , un poeta da ridere s’intende, un dilettante, nel senso che si diletta, cioè che si diverte, ma anche e sopratutto nel senso che non è del mestiere, tuttavia, siccome le poesie le ho scritte, allora, bene o male, poeta sono, e questo, badate, lo ha detto anche Galaverni, “poeta è chi scrive le poesie”. D’accordo Galaverni ha detto anche che molti poeti di poco conto, e in special modo i dilettanti come me, scrivono in “poetese”, termine coniato da Sanguineti per definire quella lingua vagamente poetica, banale e mai originale, orecchiata da quelle 40-50 poesie che abbiamo letto o ascoltato, noi poetuncoli da strapazzo, nella nostra vita. Però.

E si questo “però”, che è forse più un “perché?” di un “però”, mi viene spesso in mente quando penso alla poesia: però i poeti, i rappresentanti forse più narcisisti degli umani, non si sforzano per niente per farsi amare dal pubblico, non i poeti, quelli veri e affermati, ma nemmeno gli altri, quelli infimi e minuscoli, che se non altro per imitazione dei grandi, come questi si nascondono, si negano, si eclissano, si parlano tra loro, scrivono per piacere ai critici e ai loro colleghi cattedratici, oltre che, evidentemente, per le belle studentesse gnocche che sulle loro poesie faranno la tesi di laurea. Quanti poeti ci sono che non abbiano qualche cattedra, magari strana, in qualche università o un qualche incarico in qualche casa editrice o redazione di giornale? Certo ragazzi, con la poesia non si campa, si sa, ma allora perché (eccolo qua, cominciano i perché), perché per campare qualcuno non fa il tranviere, l’infermiere, il geometra, l’albergatore? E poi, scusate, perché a fare i poeti non ci si campa? E neanche quelli bravi o bravissimi? I calciatori invece, anche quelli così così di serie C, ci campano, quelli di serie A sono addirittura delle stars stramiliardarie. Cosa hanno di meglio i calciatori rispetto ai poeti? Ma parliamo dei cantanti, dei cantautori, dei “parolieri”. Caspita! I parolieri appunto. Non fanno quasi l’identico mestiere dei poeti? Allora perché Mogol ha fatto un sacco di soldi e Mario Luzi no? Non sarà che i poeti sono un po’ troppo “snob”, o forse troppo imbranati? Se escono dal loro circoletto erudito sono persi. Insomma un giovane e talentuoso poeta che riempia le cronache rosa e mondane con le sue storie scandalose con qualche velina o soubrettina sarebbe un gran bel colpo per la Poesia, anzi dico di più, ragazzi se non si fa avanti proprio nessuno mi sacrifico io, non sarò talentuoso e manco giovane ormai, ma per il bene della poesia questo ed altro.

Allora, siccome io per campare di mestiere faccio l’albergatore e pur essendo poeta ho dovuto frequentare i corsi della camera di commercio per l’iscrizione al REC qualcosa ho pur imparato, per esempio il significato della parolina “sinergia”. Dunque il concetto semplice semplice è questo: a fare il poeta, anche se per miracolo diventassi bravo, non sarò mai ricco e famoso, ma nemmeno facendo l’albergatore diventerò mai ricco, perché non sono tanto bravo e mai lo sarò, ecco “Plin” la sinergia: inventiamo il Festival di Senigallia, lo copiamo pari pari da quello di Sanremo, con tutto il gossip, le gnocche, i giornalisti, le giurie, le polemiche, gli esclusi e gli inclusi, i pippibaudi e mikebongiorni, le giurie popolari e il voto da casa via sms ecc ecc solo che... he he he, solo che invece delle canzoni ci mettiamo le poesie. Non è una bella idea? Così gli alberghi di Senigallia si riempiono e gli albergatori diventano ricchi, i poeti diventano famosi e ricchi pure loro e in più imparano a scrivere anche per la famosa “casalinga di Voghera”, e poi ci guadagna anche la Poesia, le veline e le letterine potranno scegliere di flirtare anche coi poeti oltre che coi calciatori, magari c’è caso che qualcuna impari pure a parlare e, dulcis in fundo, io potrò decidere definitivamente cosa farò da grande potendo finalmente scegliere tra due valide e allettanti alternative.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 12 febbraio 2007 - 4197 letture

In questo articolo si parla di poesia, leonardo barucca


Daniele_Sole

12 febbraio, 13:01
Uhmmm, non saprei.<br />
Il fatto che ci siano tante manifestazioni (poco note) di poesia nella zona fa comunque il paio con la possibilità che molti dei "concorrenti" abbiano alla fine un riscontro, come per i vari concorsi di fotografia.<br />
Creare un "festival" è carina come idea, ma dopo sorgerebbero i possibili problemi:<br />
- chi sarebbe la giuria giudicante? Gli unici che possoon giudicare sono principalmente i poeti stessi, e conoscete tutti i rischi di essere un pò "avvantaggiati".<br />
- non è che un grande festival accaparrerebbe tutto l'interesse di fatto limitando il numenro delle manifestazioni, così che se per adesso vi sono diverse manifestazioni, e diversi vincitori, poi ce ne sarebbe una (per carità, va bene che ci saranno le categorie) con un solo vero vincitore.<br />
Bho, basterebbe trovare il giusto mix, ma gli unici che possono dare suggerimenti in questo campo, secondo me, sono proprio i poeti.

bubu7

11 febbraio, 15:20
Effettivamente ultimamente il Barucchino-Mbutino sembra azzeccarne qualcuna. Forse il neurologo che ce l'ha in cura ha imbroccato la medicina giusta, oppure l'ha convinto a fare finalmente una terapia disintossicante dal vino rosso.<br />
Sta di fatto che questa roba del festival di sanremo che si fa a senigallia con le poesie al posto delle canzoni mi piace parecchio. E' chiaro che, poverino, lui pensa di partecipare e magari addirittura di vincere, quando è evidente che l'unico che può vincere sono io. Comunque dai ragazzi! Papa, Rebecchini, Ceresoni, Luana, Albani, Nardella, facciamolo davvero questo festival!<br />
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C'è anche un giallo dietro a dire il vero. Oggi guardando il tg de "la7" alle 12,30 ho sentito che una cosa così, tale e quale con tanto di voti via sms, la fanno in non ricordo quale paese arabo, ed è la trasmissione con il più alto indice di ascolto. <br />
O gli arabi han copiato da Mbuto o Mbuto ha copiato dagli arabi. Chi chiamiamo a risolvere il giallo? Montalbano?




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