Farian Sabahi, uno spaccato sull’Iran e sulle donne iraniane

3' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Venerdì sera si è tenuta a San Rocco la prima conferenza all’interno del corso generale della Scuola di Pace “Vincenzo Buccelletti” intitolata il ruolo delle donne nel processo di modernizzazione dell’Iran. Ad intervenire è stata la giovane giornalista e storica iraniana Farian Sabahi.

di Giulia Angeletti


Prima di dare la parola alla giornalista iraniana, la serata si è aperta con il saluto dell’assessore alla cultura Velia Papa, che si è complimentata con la scuola di Pace di Senigallia per il suo ruolo attivo nel mobilitare le coscienze dei cittadini, rendendo la nostra città aperta alle problematiche del mondo. È poi stata la volta di Pina Massi, presidente della Scuola di Pace, che ha spiegato il tema di quest’anno.

Tutti sanno che le donne hanno avuto una lunga storia di esclusione. Quello che non si sa è che molte donne sono state capaci di manifestare nelle loro pratiche quotidiane e ancor di più in pratiche concrete la loro attitudine pacifista. Donne di pace è quindi il titolo di quest’anno scolastico, e la prima donna di pace che incontriamo è Farian Sabahi.

Giornalista e storica, scrive presso il quotidiano La Stampa, e tiene un corso di Islam e democrazia presso l’università di Torino. Farian , di padre iraniano e madre italiana, è sempre vissuta in Italia, e si occupa di storia dell’Iran, e di immigrazione islamica in Europa. Di recente pubblicazione sono due suoi libri: “Storia dell’Islam” e “Islam: l’identità inquieta dell’Europa”.

Due i temi toccati nel corso della serata: il ruolo delle donne in Iran e il nucleare in Iran. L’inizio del femminismo iraniano è databile al 1892, quando le donne appoggiarono il boicottaggio del tabacco, per ritirare la sua concessione all’Europa. Nel 1906 le donne partecipano alla rivoluzione istituzionale. Negli anni ’30 poi lo scià, sulla scia della modernizzazione avviata in Turchia da Ataturk, vietò il velo alle donne per dare un’immagine diversa all’Europa.

Il 1979 però segna la svolta, è infatti l’anno della rivoluzione islamica, e alle donne viene di nuovo imposto l’uso del velo nei luoghi pubblici. Ma il velo è soltanto un simbolo di un processo di esclusione e discriminazione più ampio: la testimonianza di una donna in tribunale non valeva come quella di un uomo, il divorzio restava una prerogativa maschile, e altre ancora.

Nonostante questo oggi le donne in Iran sono quanto mai attive, basta pensare che il 63% delle matricole nelle università sono donne. Sono inoltre riunite in varie associazioni, che però il governo tende a controllare attraverso tagli mirati ai finanziamenti.

Riguardo al nucleare, Farian ricostruisce i motivi di questa scelta: innanzi tutto è una questione di orgoglio nazionale, poi è una questione di politica interna e poi di politica estera, in quanto l’Iran si sente come circondato. Ma non bisogna dimenticare che i primi ad introdurre il discorso sull’atomica in Iran furono gli americani nel 1957, con il loro progetto “Athomy for peace”, nome quanto mai ossimorico.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 02 dicembre 2006 - 3589 letture

In questo articolo si parla di scuola di pace, giulia angeletti


Smile

02 dicembre, 14:25
Ci sono andata: molto interessante. Complimenti a Farian e alla Scuola di Pace...




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