Misa: fiume o canale artificiale?

6' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Sezione trapezoidale, ovvero: come ridurre un fiume (considerato da più parti "corridoio biologico") a canale artificiale (... un vero e proprio "deserto ecologico").

da David Fiacchini
Coordinatore del Gruppo tecnico di progettazione “PercorriMisa”



A distanza di alcuni mesi dai lavori di manutenzione ordinaria del fiume Misa nel tratto compreso tra i comuni di Ostra ed Ostra Vetere, desidero esporre alcune considerazioni circa gli ultimi interventi effettuati nei giorni scorsi lungo il fiume Misa ed il fosso “il Vallato”, in particolare nella zona di contrada Pioli (al confine tra i Comuni di Ostra e Ostra Vetere).

La gestione della vegetazione ripariale e degli ecosistemi fluviali da parte degli Enti locali sta andando verso una maggiore attenzione della componente naturalistica dei corsi d’acqua, in virtù dei molteplici ruoli e delle diversificate funzioni che essa svolge (e, in particolare, per quanto riguarda la pianificazione dei cosiddetti “corridoi bio-ecologici”).

Alcune Amministrazioni locali da parecchi anni si sono attivate per inserire il concetto di “biodiversità” anche e soprattutto nella gestione della vegetazione di fiumi e torrenti, superando i vecchi concetti di “pulizia” e di fiume da considerare come semplice “canale” (per fare qualche esempio concreto basta leggere il progetto “Recupero e gestione ambientale della pianura persicetana” della Provincia di Bologna, le “Esperienze pratiche di miglioramenti ambientali” della Provincia del Verbano-Cusio-Ossola, le iniziative di “Rete ecologica” della Amministrazioni provinciali di Ravenna, Roma, Venezia, ecc.). Per restare nell'hinterland senigalliese, il progetto “PercorriMisa” è un chiaro esempio locale di gestione naturalistica del "nostro" fiume Misa.

Il fiume è un ecosistema dinamico, sempre alla ricerca di nuovi equilibri: la vegetazione ripariale (salici, pioppi, ontani, ecc.) è selezionata dalle particolari condizioni edafiche e geomorfologiche, mentre la fauna tipica dell’ecosistema fluviale si insedia laddove vi sono nicchie, rifugi, cavità, posatoi formati dall’incontro tra vegetazione, substrato e acqua.

Da un lato i fiumi, unici ambienti "naturaliformi" presenti nella medie e basse valli marchigiane, sono sempre più pressati dalle attività antropiche (inquinamento civile ed industriale, aratura dei campi spinta fino alla sommità degli argini, restringimento degli alvei, ecc.), dall’altro l’ecosistema ripariale, che dovrebbe fungere da filtro per le sostanze inquinanti e rafforzare l’effetto-spugna per rallentare lo sgrondo delle acque meteoriche di dilavamento verso il fiume, è ridotto ad un’esile fila di piante scampate all’ennesima operazione di “manutenzione” del corso d’acqua.

Nonostante, dunque, l’accertato anacronismo e la dimostrata inutilità degli interventi generalizzati di taglio della vegetazione ripariale e di riprofilatura geometrica degli argini, nel tratto di fiume Misa poc'anzi citato (ma anche lungo i fiumi Aspio e Musone e, forse entro il 2006, anche in altri tratti del Misa e dell'Esino) si continua ad intervenire considerando il corso d’acqua come un canale artificiale dove l’unico obiettivo da raggiungere è quello di eliminare la residua vegetazione spondale, sagomando nel contempo fragili e nude arginature di forma trapezoidale prive di piante in grado di trattenere la terra con le radici: oggi, grazie al cielo, sempre più raramente si assiste ad interventi stile “tabula rasa”, ma l’utilizzo dei mezzi meccanici influisce sempre pesantemente su quello che resta dei nostri già disastrati ambienti ripariali (nel corso dei lavori, tra l'altro, alcune delle piante "scampate" al taglio sono state danneggiate dai mezzi meccanici, come si vede in una delle foto allegate).

Tutto questo si ripercuote sul ruolo ecologico, sulle funzioni e sui servizi ambientali non più svolti dal fiume, che si trasforma in una sorta di “deserto biologico” punteggiato qua e la da qualche isolata pianta e che sarà colonizzato, nei prossimi mesi, da specie vegetali che nulla hanno a che vedere con l’ecosistema-fiume (come, ad esempio, Ailanthus altissima, Robinia pseudoacacia, Rubus sp. pl., ecc.), e la cui gestione richiederà sempre più interventi di manutenzione ed altre risorse pubbliche.

Ciò premesso, faccio un paio di considerazioni:

1) come da più parti evidenziato (cfr., a titolo di esempio, anche i seguenti documenti: Regione Marche, Circolare n.1 del 23.01.1997; Regione Marche, P.A.I.; Provincia di Terni, N.T.A. del P.T.C. – Art. 90 “Criteri generali di manutenzione della vegetazione”; ecc.), il taglio della vegetazione ripariale deve essere limitato alle sole specie arboree che ostacolano il deflusso delle acque nel solo alveo attivo (letto di morbida). Sia le specie arbustive che quelle erbacee (aggruppamenti a Phragmites australis compresi) possono essere lasciate crescere poiché si tratta di essenze vegetali selezionate per il tipo di ambiente da loro colonizzato grazie a millenni di evoluzione, in grado di assolvere ad un duplice, importante ruolo: contribuire alla stabilità delle sponde e creare piccole nicchie, fasce riproduttive e zone-rifugio per l’ittiofauna, l’avifauna acquatica, gli anfibi ed i macroinvertebrati (biodiversità ripariale).

2) il completo taglio della vegetazione ripariale e la geometrica riprofilatura (a una sezione trapezoidale) delle sponde dei due corsi d’acqua oggetto di intervento ha prodotto una situazione di grande instabilità degli argini che, in occasioni di piogge intense cui potrebbe corrispondere un regime di morbida o di piena del corso d’acqua, saranno oggetto di smottamenti, frane ed altri fenomeni erosivi.

Se almeno agli interventi di manutenzione dei nostri fiumi e al taglio sistematico delle piante si abbinasse una contestuale e massiccia ripiantumazione degli argini riprofilati con essenze autoctone e tipiche degli ambienti ripariali (Alnus glutinosa, Populus sp. pl., Salix sp. pl., ecc.), assisteremmo ad una graduale rinaturalizzazione dell’ecosistema fiume e ad un contestuale rafforzamento dell’effetto di protezione degli argini da eventuali fenomeni di erosione. Non solo, ma la copertura vegetazionale garantirebbe anche un sicuro rifugio e risorse alimentari a numerose specie animali oggi sempre più in difficoltà tra monoculture estensive, infrastrutture viarie e zone industriali in perenne espansione.

Pur evidenziando l’importante ruolo svolto dalla Provincia di Ancona nella tutela degli ambienti lotici, sono convinto – ed è una considerazione condivisa non solo dalle associazioni ambientaliste locali, ma anche da tecnici del settore – che una “diversa” gestione per i nostri fiumi è possibile, coinvolgendo figure professionali esperte in scienze naturali (come biologi, geologi e naturalisti) nella progettazione e nella realizzazione degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria dei bacini idrografici.

Il progetto di studio elaborato per l’accordo di programma “PercorriMisa”, ad esempio, è per la Regione Marche uno dei primi approcci di livello multidisciplinare per la realizzazione di interventi di gestione naturalistica dell’ecosistema fiume su scala di bacino.

Altre “aperture” in tal senso ci sono state nel corso degli ultimi convegni dedicati ai nostri fiumi organizzati dalla Provincia di Ancona, ed un’ulteriore spinta verso una gestione “multidisciplinare” del territorio, fiumi compresi, è emersa dai forum di Agenda 21, il cui scopo è proprio quello di ascoltare i cittadini e le associazioni, facendo “proprie” le proposte emerse nei vari incontri.

Manca ancora, però, il passaggio dalle parole ai fatti. Perchè quello che si vede lungo i nostri fiumi, ancora oggi, è la solita vecchia storia di sempre: sarà anche esteticamente bello, per qualcuno, vedere il fiume "pulito", ma così facendo non si risolvono i problemi di erosione ed esondazione, nè si tutela la biodiversità.








Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 08 marzo 2006 - 2948 letture

In questo articolo si parla di ambiente, fiume misa, david fiacchini


Anonimo

08 marzo, 11:22
Il fiume pulito, per chi percorrendo i ponti butta lo sguardo anche oltre il parapetto, non è necessariamente quello descritto nel dettagliatatissimo articolo, quello cioè frutto di un intervento "tabula rasa". Sono gli alberi in mezzo al letto del fiume che, nella concezione estetica dei non addetti ai lavori, disturbano lo sguardo di podisti e mamme col passeggino e forse turbano, nelle notti piovose, il sonno di chi abita in prossimità degli argini. Pochi si sognano di desertificare le sponde (pratica, questa, che anche senza denominarla "geometrica riprofilatura degli argini" era sconsigliata anche dalle pagine degli abbeccedari del ventennio prima e dai sussidiari di epoca Andreottiana poi). Ovviamente le mie sono banali osservazioni senza un fondamento di idrogeologia ma forse basterebbe sostiruire "pulire i fiumi" con "curiamo i letti dei fiumi"<br />
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--Pablo

Anonimo

08 marzo, 16:41
Sono d'accordo. E nella cura dei nostri fiumi è necessaria anche una graduale ripiantumazione delle sponde con specie vegetali igrofile che proteggono gli argini dall'erosione e garantiscono rifugio agli animali.<br />
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--D. Fiacchini

Anonimo

08 marzo, 22:40
Fa bene Fiacchini a dare testimonianza scritta di problematiche che sono sotto gli occhi di tutti, ma ignorate dai più.<br />
Da parte mia, senza raffreddare troppo l’entusiasmo del giovane biologo, mi permetto una nota di realismo che viene da po’ d’esperienza maturata in settori del tutto affini.<br />
Sono passati oltre trent’anni, anzi di più, da quando “vivevo” quanto da lui indicato come se fossero eventi di prossima, concreta realizzazione. <br />
Così non è stato a mio avviso per un paio di motivi: primo certo la cultura, ma poi anche – ed in misura maggiore – i condizionamenti economici. Condizionamenti che si pesano, si valutano su spazi di tempo breve, al massimo l’arco del mandato per un politico…il che porta la quasi totalità degli amministratori a preferire “l’uovo oggi piuttosto che la gallina domani”.<br />
E’ di pochi giorni fa una polemica sulla tutela dei suoli agrari il cui degrado progressivo ed evidente e sotto gli occhi di tutti, anche dei profani. A qualcuno risulta una severa azione di repressione in campagna, se possibile, sul tipo di quella esercitata per la sosta delle auto in divieto o per il transito dei veicoli nelle zone pedonali? <br />
Caro Fiacchini temo che per i nostri amministratori sia più importante una via del centro cittadino piuttosto che l’alveo di un qualsiasi fossato. Non me ne volere, ma un po’ dappertutto vale di più quello che – nell’immediato – rende di più.<br />
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--G. Mazzufferi