libri & cultura: Un libro sulle piante alimentari spontanee

12' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
"Le nostre erbe".
Si tratta di un interessante libro sulle piante alimentari spontanee, scritto a più mani da ricercatori del Giardino Botanico di Bergamo “Lorenzo Ruta”.

dal Custode del Goolestan


Non è un semplice e magari noioso libro di botanica. C’è una dotta introduzione, ricca di riferimenti ad altri testi, dove si citano autori come Giovanni Targioni Tozzetti, che nel 1767 scrisse un trattato sull’alimurgia, (alimenta urgentia) “ossia modo di rendere meno gravi le carestie proposto per il sollievo dei popoli”. Oppure come Oreste Mattirolo, che nel 1919, scrisse la seguente commovente introduzione a giustificazione della sua opera sulle erbe spontanee commestibili:
La guerra odierna, combattuta con metodi delittuosi escogitati dai barbari immorali, e da loro condotta con larghezza stupefacente di mezzi, inventati dalla scienza asservitasi all’opera di distruzione, ha portato incalcolabili disastri, ha sconvolto l’equilibrio che si andava delineando nel commercio degli alimenti (……….) La guerra immane ha arrestato ogni progresso, che non sia nell’arte del distruggere; essa ha ricacciato l’umanità nelle condizioni nelle quali si trovava cent’anni orsono; mi pare quindi logico che noi dobbiamo studiare come si vivesse allora, e richiamare in vigore almeno alcuni dei principali mezzi di sussistenza che si usavano (……)

C’è poi un altro contributo significativo, datato 1941, anno della pubblicazione de “La nostra flora nell’economia domestica” di Nino Arietti. Quindi ci sono gustosissime pagine ricche di informazioni sugli usi dei tempi andati, di Giampiero Volati, che fra proverbi in bergamasco e citazioni di Angelo Beolco, detto “Il Ruzante” ci porta a fare un viaggio nel tempo. Si inizia da una cruda descrizione della vita dei contadini ai tempi della rivoluzione francese. La frase finale è illuminante:”Bastava un cattivo raccolto per obbligarli a mangiare l’erba come montoni e crepare come mosche”.

Vi cito poi qualche simpatico proverbio dei passi successivi, decisamente meno drammatici: “In Avril, buta anca el manech del badìl”. In aprile ricaccia e rinverdisce anche il manico del badile, alludendo al lussureggiare della vegetazione in questo bel mese primaverile.

Del Ruzante, c’è un estratto dal “Dialogo facetissimo”, scena prima. Duozo, villano della campagna padovana diceva all’amico Menego: “Tireremo avanti anche con la crusca” riferendosi all’inverno, per poi aggiungere fiducioso “Vi dirò compare che quando sarà passato tutto gennaio, spunteranno le erbe e gli uomini si aiuteranno!

A seguire alla stupenda introduzione, ci sono le schede di decine e decine di piante. Per ognuna c’è la foto, le caratteristiche, il grado di tossicità, ove presente, un’accurata descrizione e infine delle buone ricette tradizionali. La scorsa primavera ho cucinato le “cotolette di sambuco”, fatte pastellando e friggendo i succosi corimbi di fiori, color panna e profumati, di questo arbusto spontaneo, frequentissimo qui nelle Marche. Buonissime! Anche ai bambini sono piaciute molto.

Grazie a questo libro ho imparato a riconoscere e a cucinare decine di piante spontanee che prima mi limitavo ad estirpare dal giardino e a buttare via.

Infine una chicca: ogni scheda ha a fronte una bellissima illustrazione tratta da “L’iconographia Taurinensis, 1752 – 1868”, un capolavoro composto da ben 64 volumi contenenti più di 7000 tavole realizzate copiando dal vero altrettante specie botaniche.

Una lettura piacevole ed istruttiva: le piante si trovano ovunque e fanno molto bene, oltre che ad essere molto buone.

Buona lettura e buon appetito!





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 06 dicembre 2005 - 12285 letture

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