la storia ritrovata: La Repubblica dell'Ossola e i partigiani che piegarono il nazi-fascismo

Senigallia 30/11/-0001 -
La Repubblica dell’Ossola fu un esperimento democratico che stupì il mondo intero, perché venne realizzato all’interno di un paese in guerra, ma durò solamente 33 giorni.

di Bel-Ami


Questa piccola “repubblica” era compresa in un territorio di quasi duemila chilometri quadrati occupato dai partigiani, che diventò un vero e proprio Stato con un governo, un esercito e una capitale: Domodossola.

Nell’agosto del 1944 i partigiani delle brigate Valdossola, Beltrami, Piave e Valtoce intimano la resa a tutti i tedeschi e fascisti stipati lungo la riva occidentale del Lago Maggiore.
I tedeschi si arrendono subito, ed uno alla volta cadono anche i piccoli presìdi fascisti.
L’8 settembre 1944 l’intera Valdossola viene liberata, tranne Domodossola, il paese più importante.
La componente monarchica del gruppo vuole attaccare la cittadina, quella comunista invece è più esitante.
La decisione finale viene presa da un sacerdote molto combattivo, don Luigi Zoppetti, che sottolinea la necessità di dare vita ad una repubblica democratica che serva da stimolo per liberare tutto il territorio nazionale.



Il 9 settembre 1944 l’arciprete di Domodossola, don Luigi Pellanda, per evitare inutili spargimenti di sangue promuove un incontro al quale partecipano i comandanti tedeschi e fascisti e i capi partigiani.
Sia i tedeschi che i fascisti si accordano per lasciare Domodossola ai partigiani, a patto di poter evacuare con armi e famigliari.
I partigiani accettano a condizione che siano da loro abbandonate tutte le armi non fabbricate in Germania.
Di tali accordi però i comunisti vengono tenuti all’oscuro.
Il 10 settembre 1944 una lunga colonna di automezzi tedeschi e fascisti con militari e civili, scortata dai partigiani, lascia Domodossola e s’incammina verso sud, ma si imbatte in una postazione di comunisti che combattono ancora: succede un massacro, muoiono 33 partigiani.



A Domodossola intanto la gente euforica si riversa per le strade sventolando il tricolore.
Vengono aperte le frontiere con la Svizzera consentendo così ai giornalisti di tutto il mondo di poter documentare l’evento.
Il comandante della brigata Valdossola riceve subito l’incarico di formare una Giunta provvisoria.
In seguito verrà formata una vera e propria Giunta di governo che proclamerà la nascita della libera Repubblica dell’Ossola.



Alcuni timbri postali della Repubblica dell'Ossola


Molti furono i progetti innovativi che vennero realizzati in un brevissimo periodo.
Nella riorganizzazione dell’attività scolastica e della giustizia furono proposte delle leggi che rimossero la precedente legislazione fascista e che affermarono i nuovi principi democratici.
In breve tempo vennero nominati i nuovi ministri, tra i quali all’Assistenza Gisella Floreanini, che fu la prima donna in Italia a ricoprire un incarico di governo.
Venne inoltre nominato un ambasciatore a Berna, Cipriano Facchinetti, dal momento che la Svizzera aveva riconosciuto il nuovo Stato.
Tali decisioni non incontrarono il favore del CLNAI (Comitato Liberazione Nazionale AltaItalia) che, il 12 settembre 1944 emise un duro comunicato col quale contestava le nomine del comandante Superti.
Il governo dell’Ossola non si piegò a nessuna imposizione e continuò a sfornare leggi su leggi.
Vennero cambiati i nomi delle strade e varata una carta della scuola alla quale collaborarono famosi docenti come Concetto Marchesi e Carlo Calcaterra.
Fu sciolta l’arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza, in sostituzione delle quali si creò una Guardia Nazionale.
Tutte queste iniziative e altre ancora furono di brevissima attuazione a causa della scarsezza delle risorse e dei contrasti all’interno dell’amministrazione del territorio.


Un gruppo di comandanti partigiani dell'Ossola. Mario Muneghina, il "capitano Mario" è al centro della fotografia (è il più piccolo del gruppo). Il primo a sinistra è Aldo Aniasi ("Iso").



Apparve subito chiaro l’insufficiente carattere popolare delle amministrazioni e l’errore di impostarle sulla rappresentanza dei partiti.
Soprattutto nei piccoli villaggi alcuni partiti erano ignorati ed i restanti mancavano di organizzazione.
Ma il vero problema era la mancanza di rifornimenti e di denaro.
L’estrema povertà dei mezzi spingeva le varie formazioni partigiane, che da poco si erano date un aspetto organico, ad occupare il territorio più ricco soprattutto di generi alimentari, entrando però in competizione con le formazioni più vicine che venivano considerate pericolose concorrenti.
La zona libera diventava così un centro di attrazione non solo per i partigiani , ma anche per le loro famiglie e per i civili i genere.
Anche i contadini con buoi e gregge al seguito seguivano questi spostamenti, e tra tutti c'era la convinzione che i paesi della Repubblica fossero stati definitivamente liberati.
Ma gli alimenti continuavano a scarseggiare.
A Domodossola, che contava 14 mila abitanti, dopo 10 giorni erano disponibili solo 500 litri di latte giornalieri.
Dalla pianura, a causa dello sbarramento dei tedeschi, non arriva neppure un sacco di farina e dalla Svizzera i treni arrivavano carichi di fuoriusciti ma non di derrate alimentari.
La Confederazione elvetica, dopo molte esitazioni, decise di assegnare 200 quintali giornalieri di patate (che non venivano pagate in denaro ma con acciai speciali fabbricati dalle industrie della zona) ad un prezzo elevatissimo.


Partigiani in azione nella zona dell'Ossola



Dopo 13 giorni di governo, Tibaldi fu costretto a procedere ad un rimpasto governativo, ma venti anni di dittatura non si potevano cancellare di colpo.
C’era chi disapprovava il carattere troppo innovativo di alcune leggi e i più conservatori volevano addirittura che si restaurasse la vecchia società pre-fascista del 1921.
Intanto si sperava sempre negli aiuti degli angloamericani che avanzavano dal sud, soprattutto in aviolanci di armi e derrate.
Ma quando quegli aiuti non arrivarono, toccò quindi alla Giunta riorganizzarsi anche in vista di una controffensiva delle camicie nere.
5000 fascisti infatti, muniti di tre cannoni, cinque carri armati e dieci autoblindo, si stavano organizzando per sferrare un violento attacco alla “Repubblica”; i partigiani erano invece 3.000.
L’attacco venne sferrato all’alba del 10 ottobre, alle 17 la prima colonna fascista già entrava in Domodossola.
Della Repubblica dell’Ossola restarono 150 partigiani che trovarono rifugio in Val Sesia dove si poterono riprendere dalla sconfitta e ricostruire le loro unità.
Tra la fine del 1944 e l’inizio del 1945 due formazioni partigiane poterono nuovamente tornare nell’Ossola e lottare fino alla fine della guerra. Ma la breve storia della Repubblica dell’Ossola era ormai giunta alla fine.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 27 novembre 2004 - 12135 letture

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Anonimo

27 novembre, 14:22
complimenti.....molto interessante....come tutti i tuoi articoli<br />
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claudio




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