la storia ritrovata: La Repubblica di Cospaia

Senigallia 30/11/-0001 -
L'unica norma vigente è ancora scritta sull'architrave della chiesa di questo piccolo villaggio: "Perpetua et firma libertas".
Un'altro appuntamento con "La storia ritrovata".

di Bel-Ami


La storia (vera) della “Repubblica” di Cospaia rappresenta un momento unico e originale nel panorama italiano.
La vicenda narra di un minuscolo lembo di terra in cui gli abitanti che vi risiedevano riuscirono a conquistare la libertà non attraverso violente lotte o con sanguinose battaglie, non per cruenti colpi di stato o loschi intrighi di palazzo, ma più semplicemente a causa di una banale svista topografica.
Tutto ebbe inizio nel lontano 1441 quando la Repubblica fiorentina e lo Stato della Chiesa decisero di stabilire definitivamente il loro confine tra i paesi di Sansepolcro e San Giustino.
Dopo che Papa Eugenio IV (“amico” dei Medici), cedette per 14000 ducati Borgo San Sepolcro a Firenze, si poté procedere alla definizione della zona. Come linea di demarcazione venne scelto un ruscello chiamato “Rio”. Coincidenza volle che, originati dalla stessa sorgente, c’erano due fossi chiamati “Rio”. Essi si divaricavano fino a una distanza massima di circa 500 metri l’uno dall’altro.
Certo i due stati si accorsero subito dell’errore, ma rimediarvi era troppo impegnativo e complicato (evidentemente la burocrazia non è un’invenzione dei giorni nostri…).
E così, per quasi quattro secoli, gli abitanti del triangolo di terra incluso fra i due “Rio” vissero in un minuscolo ma libero statarello.
I cospaiesi infatti ebbero la lungimiranza di proclamarsi subito indipendenti e tali rimasero per quasi quattro secoli. Senza leggi scritte, senza capi, senza soldati e senza imposte fecero ottimi affari sia con il Granducato di Toscana che con la Chiesa, distinguendosi soprattutto nella coltivazione del tabacco.
Cospaia infatti, in virtù dell’autonomia di cui godeva, fu una delle prime contrade italiane (probabilmente la primissima) ad intraprendere la coltivazione, la manipolazione e lo smercio agli stati vicini del tabacco, allora chiamato “erba tornabuona”, dal nome dell’abate Nicolò Tornabuoni della vicina San Sepolcro che ne riportò il seme una volta tornato da una missione in Spagna.
Dopo alterne vicissitudini però, il 25 maggio 1826, grazie ad una accordo stipulato tra il governo Toscano e quello Pontificio, la “piccola repubblica”, divenuta una specie di porto franco per l’esercizio del contrabbando e sicuro rifugio di malfattori di ogni risma, fu soppressa e il territorio venne quasi interamente incorporato nello Stato Pontificio (Cospaia risultò essere aggregata al Comune di San Giustino).
Per compenso gli abitanti mantennero il privilegio di coltivare mezzo milione di piante di tabacco, prodotto dal quale avevano derivato la loro ricchezza.
Il 25 maggio 1998, 172 anni dopo la scomparsa del minuscolo “Staterello”, simbolicamente, un gruppo di coraggiosi cospaiesi occupava il campanile e proclamava la restaurazione della vecchia repubblica. Ancora oggi il vessillo di Cospaia (nero e bianco su striscia diagonale) viene portato in corteo durante la festa celebrativa della “Repubblica” che si tiene in giugno, assieme ad un gonfalone che reca stampato un leone rampante.


La bandiera della Repubblica di Cospaia





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 20 settembre 2004 - 12021 letture

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