il messaggero: A scuola si lavora, niente passerelle

Senigallia 30/11/-0001 -
I presidi fanno fronte comune nella battaglia contro le maglie troppo corte che mostrano l'ombelico.
Nessuna reazione dagli studenti.


L'ombelico in vista un tabù? Dipende dalle occasioni. Al bando vecchie tradizioni figlie di una mentalità del tempo che fu ma, anche se le mode sono cambiate, ogni ambiente richiede un abbigliamento adeguato. E' così che la regola del buon costume entra in vigore nelle scuole senigalliesi, in primis al Liceo Scientifico "Medi", dove il preside Lucio Mancini ha preso carta e penna e ha firmato una circolare e alle comunicazioni per gli studenti ha aggiunto un invito a quest'ultimi a fare un corretto uso della moda nel rispetto dell'istituzione. A fare eco alle parole di Mancini sono tutti i presidi delle scuole senigalliesi che sperano nel buonsenso di studenti e famiglie.
«La scuola non deve punire, ma deve educare - dice Alfonso Benvenuto, dirigente scolastico dell'Alberghiero "Panzini" - ma va ricordato che si viene a scuola per lavorare e non per fare passerella e questo anche le mamme lo dovrebbero dire ai propri figli. Fuori dall'istituto i ragazzi possono fare ciò che credono, potrebbero portare un cambio poi indossare vestiti diversi quando escono da scuola. All'interno dell'istituto, però, sono molto severo, persone che indossano piercing, orecchini o anelli non possono stare in cucina come dice la legge 626 sulla qualità del servizio, idem per quelli con i capelli lunghi sciolti». Ombelico in vista, pantaloni strappati sulle natiche o che lasciano intravedere lo slip e piercing al bando anche al Liceo Classico "Perticari". «Ancora qui non si è sentita l'esigenza di intervenire - dice il preside Giuliano Bonvini - crediamo nel buonsenso delle persone ma, soprattutto i genitori dovrebbero rendersi conto che la scuola non è il luogo adatto per indossare certi abiti o accessori». Idem per la preside dell'istituto tecnico "Corinaldesi" Adriana Siena. «Crediamo nel buonsenso dei ragazzi, per fortuna non abbiamo riscontrato casi di abbigliamento troppo appariscente, diciamo che si segue la moda ma senza esasperazioni».
di Michela Gabelli





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 17 febbraio 2004 - 2721 letture

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