corriere adriatico: Navalmeccanico abusivo

Senigallia 30/11/-0001 - Il cantiere è senza concessione, da tre anni non è stata rinnovata.
Ma rimane il problema dei pescherecci fermi da vent'anni che non è facile spostare.

E sul Navalmeccanico incombe l'assenza della concessione per continuare a rimanere sul porto di Senigallia. Autorizzazione che sarebbe divisa in tre più particolari: la prima, la più importante, è per il cantiere stesso, la seconda per piccole strutture a servizio del sito e la terza per lo scalo di alaggio. La storia dunque si complica anche alla luce della ventennale vicenda della flotta fantasma. Il comune, non avrebbe rinnovato la concessione all'attività. Insomma un chiaro messaggio del pubblico che vuole destinare l'area a tutt'altro uso. Il piano di un porto è uno strumento urbanistico che segue l'iter dì tutte le documentazioni che fanno capo a questo tipo di legislazione e che per essere modificato necessita di una variante.
L'attuale piano prevede per l'area del Navalmeccanico un parcheggio contornato dal verde. Destinazione più che piacevole e certamente utile, ma l'orientamento del comune sembra essere un altro: utilizzare quell'area per nuovi posti barca. Ancora nessuna decisione sarebbe stata presa ma, considerato anche il pieno appoggio da parte degli operatori turistici, non vi dovrebbero essere forti ostacoli. Questo sarebbe uno dei primi passi per arrivare ad allargare la darsena turistica. Paradossalmente il Pubblico ha il ruolo più facile: predisporre una variante ad hoc e reperire i fondi. Il problema? Il destino della flotta di 5 pescherecci che da venti anni attendono di prendere il mare per il Senegal.
Da oltre due mesi il dossier sugli "sprechi senza frontiere" (redatto dall'ex ministro Raffaele Costa, oggi nelle fila di Forza Italia) è in mano alla Corte dei Conti del Lazio. Tra i 110 casi elencati c'è Senigallia e sarebbe anche uno degli sciupi più esosi (circa 12 milioni di euro che alla fine sarebbe costato 8 milioni in più tra interessi e spese arbitrali). L'onorevole Costa ha più volte sottolineato che la fonte degli sprechi sarebbe il ministero degli Esteri e naturalmente la Direzione generale per la Cooperazione lo sviluppo. Una volta sbloccata la questione e trovato un compratore, o quantomeno una designazione per la flotta, i pescherecci dovranno essere spostati. Pensare di alzarli con delle gru per caricarli su camion è pressoché impensabile. Non rimane altro che lo scalo di alaggio. Struttura che a oggi non godrebbe di buona salute e non va dimenticato che quelle barche hanno un pescaggio di 3 metri e 40 centimetri: ciò vuoi dire che per consentire ai natanti di entrare in acqua occorre un fondale di 5 metri.
di Marcello Pagliari





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 17 febbraio 2004 - 2002 letture

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