il messaggero: Il sangue sui vestiti di Vukas non è della vittima

Senigallia 30/11/-0001 - Un punto alla difesa che invoca: «Ora cercate il Dna sul calzino che conteneva la pistola»
Si riapre il caso dell'assasinio di Stefano Guazzarotti.

II sangue rinvenuto sugli indumenti trovati in possesso del presunto killer Ivan Vukas al momento dell'arresto a Falconara, non apparterrebbe al tassista Stefano Guazzarotti, ucciso la sera del 9 dicembre scorso a Senigallia a bordo della sua auto di servizio con tre colpi esplosi da una pistola Tokarev cal.7,62 parabellum di fabbricazione russa. È quanto emergerebbe dalla perizia redatta sui reperti ematici dal medico legale Adriano Tagliabracci, incaricato dal pm Irene Bilotta. Domani (Sabato ndr) o nei primi giorni della prossima, l'esperto - che non ha confermato le indiscrezioni - dovrebbe depositare la relazione. Se fossero confermati i risultati delle analisi di laboratorio e delle comparazioni del Dna, si tratterebbe di una sorpresa che potrebbe mettere in discussione parte della ricostruzione dei fatti.
Altri pesanti indizi di colpevolezza gravano comunque sull' ex militare - difeso dagli avvocati Annalisa Marinelli e Manuel Piras - che al momento dell'arresto era stato trovato in possesso del borsone contenente gli abiti sporchi di sangue ma anche dell'arma del delitto. Ai legali non mancano frecce al loro arco, anche se la collaborazione con la magistratura sembra difficoltosa.
Riaperto il giallo dell'omicidio Guazzarotti potrebbe esistere davvero il terzo uomo di cui parla il croato arrestato.
Prima ancora che si conoscesse l'esito del Dna, l'avvocato Annalisa Marinelli aveva chiesto al gip di eseguire accertamenti biologici su un calzino. Si trattava della calza che custodiva la famosa Tokarev. Al momento dell'arresto Vukas ha sostenuto arma e custodia gli erano stati consegnati pochi istanti prima che arrivassero i poliziotti dalla persona che lo aveva accompagnato alla stazione di Falconara dove stava per prendere il treno per Milano.
La difesa del croato riteneva che l'accertamento del Dna sul calzino fosse utile in un'indagine a 360 gradi, indipendentemente dalla posizione di Vukas. Invece il gip, su parere negativo della procura, ha respinto la richiesta con una motivazione abbastanza originale. Ammesso che su quel calzino ci sia un dna diverso da quello di Vukas, questo non basterebbe a scagionare il croato mentre un eventuale estraneo non consentirebbe mai di prelevare il suo materiale biologico, frustrando le attese degli investigatori.
Eppure l'entrata in scena di una terza persona dimostrerebbe la verosimiglianza di quello che l'ex miliziano va sostenendo dal momento dell'arresto, mentre gli investigatori sostengono che sulla scena del delitto ci fosse solo lui e Guazzarotti. La decisione del gip non è appellabile, la difesa non può svolgere indagini private sul calzino perché è sotto sequestro. Nell'impasse non si esclude un contatto con la famiglia del tassista ucciso, per sapere se è interessata ad un allargamento delle indagini che vada oltre l'eventuale coinvolgimento di Vukas. Questo servirebbe, se non altro, per focalizzare un movente che sembra davvero indeterminato. La Procura aveva parlato di un'esecuzione per non pagare la corsa in taxi, ma su questo punto non c'è nessun elemento di fatto.
Sembra invece delinearsi un'altra chiave di lettura della vicenda: quella psichiatrica. L'avvocato Marinelli è riuscito a procurarsi le cartelle cliniche di Vukas, in particolare una perizia psichiatrica eseguita in Croazia che attesterebbe le gravissime problematiche mentali dell'indagato.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 09 febbraio 2004 - 2063 letture

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