il messaggero: Stefano, agonia senza soccorsi

Senigallia 30/11/-0001 - Mentre dall'autopsia emergono particolari agghiaccianti proseguono le indagini. Interrogato l'ultimo cliente di Stefano, che sembra estraneo alla vicenda.

Stefano Guazzarotti non è morto sul colpo. I tre colpi di pistola al viso, alla spalla e al torace lo hanno fatto piombare immediatamente in coma ma la fine è arrivata lentamente. Un'agonia non lunghissima, ma comunque significativa. Il responso agghiacciante è quello del medico legale Adriano Tagliabracci. a corollario dei risultati dell'autopsia. Il tassista senigalliese, 39 anni, ucciso in circostanze misteriose martedì sera, ha agonizzato davanti al night-club mentre i clienti iniziavano ad arrivare allo "Snoopy", sfiorando il suo taxi. senza accorgersi di nulla. Le lesioni al cuore e ai polmoni, probabilmente, non avrebbero risparmiato Stefano anche in caso di soccorsi tempestivi. Resta l'amarezza perché non c'è stato nemmeno un tentato di salvare quel poveraccio, esanime al suo posto di guida, nel piazzale affollato di un locale pubblico, mentre la gente lo credeva addormentato.
Sul fronte delle indagini le novità rafforzano l'ipotesi dell'esecuzione a sangue freddo ad opera di un sicario, dell'est europeo o appartenente alla malavita. I carabinieri di Senigallia (anche se la notizia non ha il sigillo dell'ufficialità) avrebbero identificato ed interrogato l'ultimo cliente del Guazzarotti, quello salito a bordo del suo taxi alle 19.30 di martedì, risultato estraneo all'omicidio. Estraneo ma testimone di qualcosa, se è vero che l'uomo è ora protetto dall'Arma ed ogni tentativo di apprendere qualcosa di più viene respinto in quanto "inopportuno e pericoloso per la sua sicurezza".
Rilevante anche l'arma (scomparsa) con cui è stato commesso il delitto. Dall'esame delle due ogive e del bossolo con scritte in cirillico ritrovati sull'abitacolo, gli esperti balistici sono convinti che a sparare sia stata una Tokarev calibro 762 parabellum di fabbricazione russa, modello 1962. Si tratta di una pistola molto potente in uso alle forze armate dell'ex Urss, poi declassificata. Trovarla nei bazar delle armi dei paesi dell'Est non è difficile, e viene usata da esponenti della malavita slava ed albanese. La sua presenza in Italia non è un aspetto eccezionale, ma sempre nel mondo della delinquenza più o meno organizzata dove prospera il mercato di rivoltelle ed affini.
Ma che c'entra il buon Stefano Guazzarotti, che il papà Mario definisce un pacioccone che la moglie Daniela ricorda come papa affettuoso e marito appassionato, con la malavita? Assolutamente nulla, e non solo in virtù dei racconti che arrivano dall'interno della sua famiglia. Come comprensibile in un caso tanto delicato ed oscuro, i carabinieri hanno scavato nelle amicizie, nelle conoscenze abituali, nelle relazioni sociali, nel passato lontano e recente del tassista. Nulla, assolutamente nulla. Solo il film di una vita irreprensibile, senza contatti equivoci, senza salti pericolosi. «Dopo la rapina, tendiamo ad escludere un movente legato in qualche modo alla sua famiglia» dicono gli investigatori.
Resta l'attività di per se esposta a mille vicende occasionali del tassista, anche nel mondo borderline della prostituzione, dei clienti legati al malaffare che è un male storico del senigalliese. Molto i carabinieri ed il Pm Irene Bilotta si aspettano dall'esame dei tabulati telefonici del cellulare di Guazzarotti. L'assassino ha guadagnato tempo portando via il telefonino, ma il numero consentirà ugualmente di ricostruire il traffico delle chiamate in partenza ed in uscita.
Ieri è stato anche un lungo pomeriggio di interrogatori. I militari dell'Arma hanno nuovamente sentito Cristian Tantucci, il titolare dello Snoopy, e ne che ha confermato di non aver visto nessuna persona sospetta nel parcheggio e all'interno del suo night. Torchiato per bene anche l'ultimo cliente del tassista, che non si sarebbe mai contraddetto o confuso.
Si va avanti notte e giorno, senza tregua, per non concedere all'assassino altro tempo prezioso. Forse decisivo per farla franca.
di Giovanni Sgardi





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 12 dicembre 2003 - 2720 letture

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