s2w: Il passato ed il futuro della Liberia si incontrano in Ellen Johnson-Sirleaf

5' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Il nuovo presidente della Liberia è una donna ed il suo nome è Ellen Johnson-Sirleaf: attiva da più di trent’anni nella politica del suo paese si è sempre opposta ai dittatori che lo hanno governato negli ultimi vent’anni, pagandone spesso di persona le conseguenze. Ora indirizzerà tutto il suo impegno nella ricostruzione del paese e nell’impedire la nascita di nuovi conflitti.

di Michela Sbaffo
michela.sbaffo@vsmail.it


I media italiani hanno seguito con molto interesse le recentissime elezioni presidenziali liberiane: questo perché nella rosa dei 22 candidati all’alto titolo era presente anche George Manneh Opong Weah, l’ex-attaccante del Milan, e su di lui hanno puntato tutta l’attenzione. Ma chi è invece Ellen Johnson-Sirleaf, che, ottenendo più voti del giovane e popolare campione, è divenuta l’11 Novembre all’età di 67 anni la prima donna presidente di uno stato africano?

La Johnson-Sirleaf è attiva nella politica del suo paese da più di trent’anni. Sposatasi ad appena 17 anni e madre di quattro figli, nel 1972-73 assume il ruolo di Segretario di Stato per le Finanze sotto l’amministrazione del presidente William R. Tolbert, fino a diventare nel 1980 Ministro delle Finanze. Ma nello stesso anno la situazione politica della Liberia crolla: vari gruppi tribali appoggiano il colpo di stato militare del Sergente Maggiore Samuel Kanyon Doe e l’ex-presidente Tolbert, esponente della disprezzata élite americo-liberiana, viene giustiziato. La Johnson-Sirleaf è uno tra i soli quattro ministri che riescono a sfuggire al massacro operato dalle truppe di Doe.

Il neodittatore sopprime i partiti dell’opposizione e censura gli organi di stampa; ma nel 1985, quando vince le elezioni presidenziali da lui stesso indette per legittimare la propria posizione, la Johnson-Sirleaf si scaglia contro Doe, accusandolo di brogli elettorali e denunciando i crimini della sua dittatura autoritaria e repressiva. Arrestata, la Johnson-Sirleaf trascorre più di un anno in prigione, quindi si ritira in esilio volontario in America, dove ottiene una laurea in economia ad Harvard e fa carriera in istituzioni finanziarie di livello internazionale: la World Bank e la Citibank, di cui diverrà vice presidente.

Pur se da lontano, la Sirleaf continua a seguire le vicende del suo paese e ripone ampia fiducia in Charles Taylor, intenzionato a liberare la nazione dalla dittatura di Doe: durante la guerra civile scoppiata nel 1989 Doe viene ucciso dalle forze dell’INPFL (Indipendent National Patriotic Front of Liberia).
Ma Taylor si rivela di indole brutale e spietata e la Sirleaf decide di prendere le distanze dal suo operato fino a presentarsi candidata contro di lui alle elezioni presidenziali del 1997. Taylor ricatta l’elettorato: “Se non voterete me, sarà la guerra”, minacce che gli garantiscono una vittoria schiacciante. La storia si ripete: la Sirleaf, accusata di tradimento, viene incarcerata, quindi si rifugia in esilio.

La politica repressiva ed autoritaria di Taylor determina nel 1999 una nuova e sanguinosa sollevazione, al termine della quale (2003) il presidente, sconfitto, accetta l’asilo politico della Nigeria. Tuttavia, se tornerà in Liberia scatterà immediatamente nei suoi confronti l’arresto per crimini di guerra e contro l’umanità.

La Johnson-Sirleaf ha perciò vissuto da protagonista la scena politica liberiana nei suoi momenti più bui e per il suo instancabile opporsi ai dittatori è stata soprannominata dai suoi sostenitori la ‘Lady di ferro’. Ma ora, dopo 25 anni di disordini che hanno visto la morte di più di duecentomila persone ed hanno reso profughi centinaia di migliaia di cittadini, ora che la pace è una conquista da poco ottenuta e va preservata ad ogni costo per garantire la rinascita del popolo liberiano, Ellen Johnson-Sirleaf è diventata la ‘Grandma’, la nonna di tutti i suoi connazionali.

‘Nonna’ Ellen, da pochi giorni presidente della Liberia, ha manifestato la volontà di “utilizzare la sensibilità e le emozioni proprie di una madre” per medicare le ferite del suo paese. Ed è questo ciò che risponde ai suoi oppositori che al contrario dichiarano che “solo la forza di un uomo può scongiurare la ripresa delle ostilità”. Per Ellen, membro fondatore dell’International Institute for Women in Political Leadership, “l’Africa è pronta per avere un presidente donna e le donne sono pronte per entrare nella storia”. L’elezione di Ellen è un’ulteriore testimonianza di quanto il potere delle donne stia crescendo nel continente africano: in Nigeria il ministro delle Finanze è una donna, Ngozi Okonjo-Iweala; il primo ministro del Mozambico, Luísa Dias Diogo, forse ascenderà anche alla carica di presidente; in Kenya, Wangari Muta Maathai ha vinto il premio Nobel per la Pace.

Proprio la pace, ed il mantenimento di essa, è il primo obbiettivo del nuovo presidente. Per ottenere questo sarà necessario rivitalizzare la pubblica istruzione e creare occupazione. C’è molto lavoro, per tutti: in Liberia manca la rete elettrica, gli acquedotti non funzionano più, così come molte strade sono distrutte. Di vitale importanza è la creazione di un sistema sanitario efficiente che si premuri anche di fornire ai bambini le vaccinazioni di base. Per risanare l’economia, la neoeletta Ellen intende sfruttare al meglio le risorse del territorio, rilanciando l’agricoltura e creando una fitta rete di scambi con le regioni vicine. Il tutto rispettando le differenze sociali, religiose e culturali esistenti nel paese ed armonizzandole in modo che possano agire per il bene comune della Repubblica.

One of the reasons that Liberia is currently in turmoil is that we have permitted our differences, both ethnic and political, to divide us” (Ellen Johnson-Sirleaf)





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 30 settembre 2003 - 1576 letture

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