s2w: I rifiuti vanno ridotti e riciclati per davvero!

4' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Il Coordinamento dei Comitati per la difesa del territorio, della salute e dell’ambiente lamenta difficoltà attuative del Piano di gestione dei rifiuti della Provincia di Ancona.

da Coordinamento dei Comitati per la Difesa del Territorio


Lo scrivente Coordinamento dei Comitati per la difesa del territorio, della salute e dell’ambiente rileva come il Piano di gestione dei rifiuti della Provincia di Ancona stia incontrando forti difficoltà attuative a causa di una gestione non adeguata da parte dell’Assessorato all’Ambiente e non in linea con le disposizioni emanate dagli stessi organi legiferanti sia della Provincia che della Regione.

La protesta dei cittadini di Chiaravalle, Monte San Vito, Montemarciano, Morro D’Alba e Filottrano ha evidenziato scelte confuse che hanno lasciato ampio e immotivato margine ad eccessive discrezionalità (ad esempio l’individuazione e la localizzazione dell’impianto di selezione, compostaggio e trattamento dei RSU in località Galoppo di Chiaravalle da parte del Consorzio ConeroAmbiente in difformità da quanto stabilito dai Piani regionale e provinciale dei rifiuti).

Il Coordinamento ritiene che, in primo luogo, le scelte relative alla gestione dei rifiuti nel suo complesso non devono e non possono concentrarsi unicamente sulla fase finale dello smaltimento (discariche e/o inceneritori), come sta avvenendo nel bacino 1 in questi mesi, ma devono avere come priorità un’azione decisa per la riduzione della produzione dei rifiuti, per la massima differenziazione nella fase della raccolta e per il conseguente riciclaggio di tutti i materiali recuperabili.

Il Coordinamento denuncia che fino ad oggi:
1) non è stata avviata una concreta e reale riduzione della produzione dei rifiuti;
2) la raccolta differenziata si è risolta in una operazione di facciata (16,2% Provincia di Ancona contro il 60% di Reggio Emilia - circa 70% di Treviso –
circa l’80% di raccolta differenziata nel Monferrato!) 3) Non esiste alcuna politica di sostegno alle imprese che riciclano.

L’obiettivo minimo posto nel 1997 dal Decreto Ronchi, cioè il 35% di differenziata sul totale dei rifiuti raccolti per il nostro territorio, è ancora lontano. Il Coordinamento denuncia anni di incomprensibile ritardo nell’avvio della raccolta separata della frazione organica dei rifiuti, che rappresenta quasi il 30-40% del totale dei rifiuti solidi urbani prodotti.

Inoltre anche sulla problematica dei rifiuti i cittadini, che hanno ripetutamente espresso la necessità di vedere garantita una gestione corretta del ciclo dei rifiuti sia dal punto di vista ambientale sia dal punto di vista economico, vogliono avere la concreta possibilità di intervenire per evitare decisioni non condivise, impopolari e ambientalmente ed economicamente dannose.

Quanto all’impianto di compostaggio, selezione e trattamento dei rifiuti per il bacino n. 1 questo dovrebbe essere collocato in una zona industriale (così come indicato dall’art. 19 del Decreto Ronchi), dove l’impatto ambientale sarebbe sicuramente minore, e certamente non nei pressi di aree abitative o comunque nell’ambito di esse,– soprattutto lì dove la popolazione ha già sopportato per anni la presenza di una discarica, come nel caso del Galoppo - e tantomeno nelle aree già definite ad alto rischio ambientale, come l’A.E.R.C.A. Se è vero che l’impianto deve essere baricentrico rispetto alla geografia della produzione dei rifiuti e che la sua immediata realizzazione risponde innanzitutto alle esigenze del Comune di Ancona, come recentemente chiarito dal Vicesindaco Simonetti, allora ne consegue che la migliore soluzione sarebbe proprio collocarlo in una zona industriale del capoluogo, che oltre a presentare la migliore situazione di viabilità, avrebbe la minima distanza dai maggiori centri di produzione (Ancona, Osimo, Falconara).

Il Coordinamento invita inoltre ad aprire un confronto anche sulla tecnologia scelta per l’impianto proposto da Conero Ambiente. Quali risvolti economici, ambientali e sociali produrrà? Quali alternative esistono? Perché ConeroAmbiente ha proposto un impianto con il quale una fetta consistente di ciò che uscirà è rappresentato dal combustibile da rifiuti? Il CDR è composto da materiali che altre tipologie di impianto potrebbero ulteriormente selezionare e avviare a riciclo, con benefici anche in termini occupazionali, oltre che ambientali. Prima di adottare una soluzione impiantistica riteniamo fondamentale che i Sindaci e i cittadini sappiano dove si prevede di bruciare il CDR e quali saranno gli impatti per l’ambiente e per la popolazione. Non va dimenticato che oltre a produrre elettricità, la combustione dei rifiuti produce emissioni pericolose quali diossine, metalli pesanti e ceneri.

Le strategie da attuare per raggiungere gli obiettivi sono alla portata delle nostre comunità e devono essere attuate con la massima priorità e con volontà unanime da tutti i Comuni della Provincia, nonché dalla Provincia stessa nei suoi poteri di programmazione e dai Consorzi e dalle Aziende già costituiti per la gestione dei rifiuti, con la possibilità di fondere finalmente i due bacini nell’ambito territoriale ottimale provinciale.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 30 settembre 2003 - 1110 letture

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