s2w: A Fano voteranno anche gli immigrati

12' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Presentata una mozione per la concessione del diritto di elettorato attivo e passivo ai cittadini stranieri non comunitari e apolidi nelle elezioni del Sindaco, del Consiglio Comunale e dei Consigli di Circoscrizione.

di Giovanni Maiorano
consigliere comunale Margherita - Fano


Il Consiglio Comunale:

Premesso che:

- Le caratteristiche della società in cui viviamo sono profondamente mutate e questi cambiamenti riguardano proprio la nuova composizione multietnica e multiculturale delle nostre comunità dovuta al consolidarsi della presenza di cittadini immigrati da paesi extra comunitari nella vita lavorativa, religiosa, culturale e sociale del nostro Paese;

- Gli immigrati rappresentano una presenza significativa in continuo aumento nel territorio nazionale e locale tanto che la Regione Marche ha sperimentato negli anni una dinamica di crescita della popolazione non comunitaria tra le più alte a livello nazionale con un netto incremento del numero di donne e minori;

- Proprio nella nostra Regione è stata realizzata una commistione interessante tra associazionismo degli immigrati ed esperienze istituzionali di Consulte e Consiglieri Aggiunti. L’esperienza locale vede, infatti, al centro della partecipazione degli stranieri la Federazione Regionale delle Associazioni e delle Comunità straniere degli immigrati che nasce nel 1993 con l’obiettivo di costituire un sostegno alle associazioni di immigrati e di promuovere la partecipazione degli immigrati alla vita civile e politica;

- Nel territorio di Fano la popolazione migrante di provenienza extra Ue supera ormai le 2.600 unità risultando negli anni in costante aumento e dimostrando quanto sia importante riconoscere ai cittadini stranieri diritti che superino quelli minimi di prima accoglienza garantendo la piena partecipazione alla vita democratica di questo Paese, in primo luogo, attraverso l’esercizio del diritto di voto;

- Proprio ad una simile prospettiva si ispirano le risoluzioni del Parlamento Europeo che al fine di garantire l’integrazione dei cittadini dei paesi terzi invocano l’adozione della direttiva sui residenti di lunga durata per creare una cittadinanza civica che permetta loro di beneficiare di uno status che preveda diritti e doveri di natura economica, sociale e politica, incluso il diritto di voto;

- Il diritto al voto “locale” per gli extra comunitari che lavorano con regolare contratto, pagano le tasse, e hanno contributi previdenziali esiste già da anni in Spagna, Svezia, Norvegia, Olanda, in Danimarca ed è riconosciuto in Gran Bretagna per gli immigrati dai Paesi del Commonwealth;

- Già nei primi anni del ‘900 in un suo saggio sulla democrazia, Hans Kelsen sottolineava come all’acquisizione da parte dei cittadini stranieri dei diritti civili, dovesse conseguire l’acquisizione dei diritti politici: solo in questo modo diminuisce il divario tra il numero dei titolari dei diritti politici ed il numero effettivo di persone che esercitano tali diritti, essenza questa della piena realizzazione dei principi di uno stato democratico;

Considerato che:

- L’art. 13 della “Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo” del 1948, recepito anche dall’Italia in quanto norma di diritto internazionale, colloca il diritto di immigrare tra i diritti universali;

- La “Carta europea dei diritti dell’uomo nelle città” elaborata a Saint Denis il 18 maggio 2000 e sottoscritta da 150 città, oltre a mirare alla garanzia e al rispetto della dignità umana per tutti gli abitanti senza esclusione alcuna, pone l’attribuzione del diritto di voto alle elezioni amministrative per i cittadini residenti indipendentemente dal loro Paese di provenienza;

- L’art. 9, comma 4, del D.Lgs. 286/1998 dispone che lo straniero titolare della carta di soggiorno può partecipare alla vita pubblica esercitando anche l’elettorato quando previsto dall’ordinamento;

- L’art. 6, comma 2, del D.Lgs. 267/2000 T.U.E.L. stabilisce che lo Statuto deve specificare le forme di garanzia e di partecipazione popolare delle minoranze e che nella comune accezione proprio il voto è una delle forme più rilevanti di partecipazione;

- L’art. 8, comma 5, del D.Lgs. 267/2000 T.U.E.L. dispone che lo Statuto, ispirandosi ai principi di cui alla Legge 8 marzo 1994, n. 203 e al Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286, promuove forme di partecipazione alla vita pubblica locale dei cittadini dell'Unione Europea e degli stranieri regolarmente soggiornanti;

- In attuazione della Direttiva CE n. 94/80 recepita con D.Lgs. n. 197/1996 e successivamente inserita nell’art. 40 della “Carta dei Diritti”, è stato esteso il diritto di voto amministrativo locale ai cittadini europei non italiani residenti nel nostro Paese;

- In un simile contesto il riferimento dell’art. 48 della Costituzione Italiana al requisito fondamentale della cittadinanza non ha rappresentato un ostacolo insormontabile per l’attribuzione pur parziale di diritti elettorali agli stranieri immigrati comunitari ad opera di fonti di valore primario;

- Le recenti modifiche al Titolo V della Costituzione attribuiscono ruoli e competenze più forti ad Enti Locali e Regioni ed in particolare inseriscono lo Statuto Comunale nel sistema delle fonti ad un livello superiore a quello della legge ordinaria;

- Risoluzioni del Parlamento Europeo insistono per creare una “cittadinanza civica” che permetta ai cittadini dei paesi terzi di beneficiare di uno status che preveda loro diritti e doveri di natura economica, sociale e politica incluso il diritto di voto per le elezioni municipali ed europee;

- In questo contesto di valori fondamentali riconosciuti da una sempre più influente cultura giuridica ed istituzionale europea è maturata l’iniziativa di molti Comuni di prevedere nei loro Statuti il diritto degli stranieri stabilmente residenti di esercitare diritti in ambito locale;

- Il parere del Consiglio di Stato n. 8007 del 28.07.2004 reso alla Regione Emilia-Romagna ha sostanzialmente aperto la strada ai Comuni interessati all’estensione del suffragio ai cittadini di Paesi terzi stabilmente residenti nel nostro territorio riconoscendo loro il potere (nella fattispecie si trattava di Forlì) di disciplinare autonomamente la partecipazione degli extra comunitari alle elezioni degli organi circoscrizionali;

- Il Consiglio di Stato nella sua relazione offre un’interpretazione del tutto condivisibile del binomio “partecipazione popolare” e “popolazione” nel senso che della popolazione locale fanno parte tutti i residenti, cittadini italiani e non, ivi compresi gli stranieri che per ragioni di lavoro vivono stabilmente nel territorio comunale e sono quindi pienamente legittimati a far valere le proprie particolari esigenze connesse con il loro radicamento nel territorio;

- Le Circoscrizioni, tra l’altro, rientrano nell’ambito delle autonomie dei Comuni e la concessione del diritto di voto è una necessaria evoluzione dell’ordinamento giuridico che va verso l’accoglienza e l’integrazione degli stranieri;

- Il tema del riconoscimento del diritto di voto amministrativo ai cittadini extra comunitari residenti stabilmente in Italia non può essere di destra o sinistra, ma è un problema di buon senso tanto che è stato affrontato dalle diverse forze politiche:

* nell’agosto del 2001 i DS presentano un progetto di legge per la concessione del diritto di voto e di elezione in Comuni e Province agli stranieri residenti in Italia da più di cinque anni;

* nell’ottobre del 2003 Gianfranco Fini dichiara che i tempi sono maturi per discutere il diritto di voto, almeno amministrativo, per le persone immigrate e il gruppo parlamentare di An presenta una proposta di legge per concedere il voto amministrativo agli immigrati che hanno raggiunto la maggiore età, che soggiornano stabilmente e regolarmente in Italia da 6 anni, che sono titolari di un permesso di soggiorno per un indeterminato numero di rinnovi, che dimostrano di avere un reddito sufficiente per il sostentamento proprio e dei familiari e che non sono stati rinviati a giudizio per reati per i quali è obbligatorio o facoltativo l’arresto;

* nel giugno di quest’anno il Presidente della Camera dei Deputati, Pier Ferdinando Casini, dichiara che occorre più dignità per gli immigrati regolari, diritto di voto e leggi sulla libertà religiosa.

- Nonostante Governo e Parlamento non abbiano ancora legiferato su questa materia, sono molti i Comuni (Torino, Ancona, Firenze, Calenzano, Forlì, Genova, ecc.. quest’ultima tra l’altro è stata la prima ad estendere la modifica dello Statuto alle elezioni comunali) che hanno già deliberato la modifica del loro Statuto per fare in modo che gli immigrati possano eleggere Consigli Circoscrizionali ed essere eletti;

- Il Consiglio di Stato, chiamato dal Ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu ad esprimersi di fatto sulle delibere adottate da alcuni Comuni, esattamente un anno dopo, con parere del 6 luglio 2005, ribalta la sua posizione e stabilisce che il diritto di elettorato per gli stranieri non può prescindere da un riconoscimento anche nell’ordinamento statale;

- Il Consiglio dei Ministri si affianca al suddetto pronunciamento e decide in data 3 agosto 2005 di annullare la delibera adottata dal Consiglio Comunale di Genova nella quale viene esteso il diritto di voto alle elezioni comunali e circoscrizionali ai cittadini stranieri purchè in Italia da almeno 10 anni e in regola con il permesso di soggiorno;

- La posizione assunta dal Consiglio di Stato, pur sconvolgendo un quadro politico sul tema dell’immigrazione, non sta frenando i Sindaci e lo Stato maggiore dell’ANCI che non vogliono in alcun modo accettare un parere negativo avente peraltro lo stesso valore di quello espresso positivamente dalla Seconda Sezione sullo stesso tema nel luglio 2004;

- Nonostante le pressioni esercitate sul Governo dalla Lega Nord ed in particolare dal Ministro per le Riforme Roberto Calderoli, il voto è un diritto universale e non può essere negato o considerato privilegio solo di coloro che hanno la cittadinanza;

- Sarebbe una discriminazione razziale intollerabile prevedere il voto amministrativo per i cittadini europei che risiedono nel nostro paese che non hanno nazionalità italiana e negarlo agli stranieri extra comunitari;

- L’integrazione sociale e politica di tutte le persone residenti nei Comuni, in modo da assicurare loro le migliori condizioni possibili per un dignitoso sviluppo umano, non può non rientrare nei compiti degli Enti Locali e la rivendicazione dei Comuni di procedere all’attuazione del suddetto “principio - obiettivo” non può considerarsi temeraria o eversiva;

Ritenuto infine che:

- Gli immigrati regolari che pagano le tasse e godono regolarmente dei servizi dei nostri Comuni sono diventati ormai il 5% della popolazione;

- L’Italia non può permettersi di restare indietro in materia di integrazione degli stranieri nella comunità nazionale anche attraverso la loro partecipazione politica;

- La comprovata stabilità residenziale può essere considerata una “cittadinanza di fatto” sufficiente a consentire a tutti di manifestare attraverso una piena partecipazione elettorale adesione alla comunità in cui vivono (del resto sono cittadini tutti coloro che partecipano effettivamente alla vita economica, sociale e politica del Paese e soddisfano i requisiti stabiliti dalla legge);

- Risulta doveroso, al fine di essere dalla parte dei Sindaci e dei Comuni che hanno aperto questa battaglia di civiltà, intraprendere l’iter burocratico della modifica dello Statuto Comunale necessario per riconoscere agli immigrati residenti stabilmente il diritto di voto alle elezioni amministrative;

- Se i Comuni a percorrere questa strada aumenteranno, il Governo non continuerà con le impugnazioni, ma sarà costretto a discutere una legge nazionale ordinaria del tutto auspicabile per colmare il vuoto legislativo sul diritto di voto degli immigrati alle elezioni amministrative;

- L’attuale lotta al terrorismo nulla ha a che vedere con il problema del diritto di voto agli immigrati residenti legalmente nel nostro Paese;

Tutto ciò premesso, considerato ed esposto, il Consiglio Comunale,

IMPEGNA il Sindaco e la Giunta:

1) ad intraprendere l’iter di modifica dello Statuto Comunale al fine di riconoscere agli stranieri non comunitari e apolidi residenti nel nostro Comune l’iscrizione nelle liste elettorali e la partecipazione al voto amministrativo;

2) a nominare ai sensi dell’art. 23 del Regolamento di organizzazione e funzionamento del Consiglio Comunale, una Commissione Consiliare speciale comprensiva di tutti i rappresentanti delle forze politiche rappresentate in questo Consiglio per la modifica in tal senso dello Statuto Comunale.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 30 settembre 2003 - 1006 letture

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