s2w: 11 Settembre 2005: Marcia della Pace

4' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Si è svolta anche quest’anno la tradizionale Marcia della Perugia-Assisi: 200mila persone hanno sfilato proprio nell’anniversario degli attentati di quattro anni fa a New York e Washington.

di Giulia Torbidoni
giulietta_t@hotmail.com


11 Settembre 2001: le torri cadevano, il suolo americano e l’occidente venivano colpiti, i simboli del potere venivano presi a bersaglio.

Da allora possiamo dire che gli Stati Uniti hanno chiesto con gli interessi il prezzo del sangue delle vittime di quel giorno: tremila furono i morti, solo in Iraq se ne contano a decine di migliaia, senza contare l’Afghanistan.

Da quel giorno si è amplificato l’odio tra le parti, si è completamente persa la razionalità e le vere vittime, e cioè i popoli di entrambi gli schieramenti, ne escono lacerate, sempre più terrorizzate, annichilite e diffidenti.

Domenica 11 Settembre 2005: il popolo della pace si è riunito ancora, si è riversato nelle strade che collegano il capoluogo umbro alla cittadina di San Francesco con bandiere colorate, suoni e canti, salti, giochi ed anche pianti di bambini.

200.000 persone (proprio come nella famosa marcia dell’ottobre 2001 contro l’attacco americano in Afghanistan) per tutte le stragi e tutti i morti.

200.000 persone per ribadire che c’è un solo modo per arrivare a non dover ricordare più alcuna vittima di guerra e terrorismo: la Pace.

Il popolo della pace non fa differenze tra i morti. La sua caratteristica, forse difficile da capire per qualcuno, è il sentirsi vicino ai dolori di tutti i popoli colpiti da lutti e tragedie.

Non opera una distinzione politica, non sposa una parte rispetto ad un’altra: i morti non hanno patria, lingua, religione o colore di pelle.

Il popolo della pace è in sé il popolo americano colpito e quello afgano, iracheno, è il popolo palestinese e israeliano, inglese, egiziano, spagnolo….

Perché il popolo del mondo è unico. Sono il potere e una politica di dominio a creare tutte le basi per spezzare questa unità, per innalzare muri, per fomentare gli odi: è questo che il popolo della pace rigetta.

Tema di quest’anno è la povertà nel mondo. E’ di pochi giorni la notizia che il 2015 non sarà più il termine ultimo entro cui i potenti si erano promessi di dimezzare la povertà nel mondo.

Peccato per i bambini africani, sud-americani o dell’ est e sud-est asiatico, ma Bush (presidente della nazione più potente al mondo, impegnata in più fronti di guerra per portare democrazia e libertà ed estorcere risorse, colpita come un paese del terzo mondo da Katrina e afflitta da una delle più gravi malattie del nuovo millennio: l’obesità) ha annunciato, durante il G8 di luglio di quest’anno in Inghilterra, che il suo paese non aumenterà i fondi per la lotta alla fame nel mondo.

Questo, che è un fatto, dimostra che la nazione più potente al mondo non farà alcun ulteriore sforzo per gli ultimi: eppure il suo presidente sa quasi a memoria i Vangeli!

Questa politica è ciò che i partecipanti alla marcia rifiutano, non certo il popolo americano e i suoi drammi!

E’ facile e semplicistico ridurre tutte le forme di pensiero e politica ad un essere CON qualcuno e CONTRO qualcun altro.
La pace non è di nessuno e deve essere di tutti, proprio perché nel momento in cui diviene un bene, quasi privato, solo di qualcuno altri ne pagano il prezzo, essa perde il suo carattere di universalità e uguaglianza, ecco perché non è più pace ma dominio, egoismo e repressione.

Tacito, nella sua “Germania”, opera descrittiva dei popoli germanici del nord Europa , estremamente diversi da Roma, ha scritto “..ubi solitudinem faciunt, pacem appelant..”: “…fanno il deserto e lo chiamano pace…”.

Tale frase si riferiva al metodo adottato da Roma per creare la sua pace con i popoli che si rifiutavano di essere assoggettati al suo dominio imperiale, popoli con usi e costumi diversi, che vivevano la loro vita senza il permesso di nessuno, che avevano trovato il proprio modo di esistere insieme ad una natura spesso ostile da soli, senza alcun aiuto esterno.

La pace che Roma proponeva in questi luoghi era una guerra sanguinaria che portava un “..deserto..”. I morti altrui erano la sua pace.
Questo accadeva circa duemila anni fa. Un istante se si considera la vita del nostro pianeta, le nostre lontane e vicine origini se ripensiamo alla nostra storia.

In duemila anni il popolo della pace è sempre esistito, e Tacito lo dimostra, proprio perché sono sempre esistite la prevaricazione e la supremazia.

Quello che a noi spetta di chiederci è per quanto ancora si vuole continuare.







Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 30 settembre 2003 - 988 letture

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